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Ancelotti

Carlo Ancelotti: “Nel calcio i maghi non esistono. Il mercato non basta, ci vuole tempo”

L’ex allenatore rossonero Carlo Ancelotti torna a parlare di Milan

Carlo Ancelotti ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Radio Anch’io Sport. Tanti gli argomenti toccati: dal recente esonero al Bayern alla nuova verve del campionato italiano fino, ovviamente, al deludente inizio stagione del Milan.

Sulla sua prossima avventura: “Vorrei avere un’opportunità per creare un progetto e lavorare con serenità anche se il nostro è un mestiere che non ti da’ serenità e tranquillità ma è normale, basta un risultato sbagliato che la pressione aumenta. Ma con serenità aspetto, non ho fretta”.

Sulle destinazioni gradite: “La Premier sotto certi aspetti e’ interessante, c’è una bella atmosfera negli stadi ma anche in Germania siamo avanti sotto questo punto di vista. Non ho idea di quale possa essere la soluzione migliore. Io mi vedo bene su ogni panchina. A me piace il calcio, mi piace allenare e finché ho questa passione, qualsiasi panchina va bene”.

Sulla Serie A: “Il campionato italiano molto competitivo e molto interessante. C’è anche l’Inter che ha il vantaggio di non giocare le coppe per cui Spalletti ha la possibilità di lavorare tutta la settimana per trasmettere le sue idee. La Lazio sta facendo un campionato straordinario, c’è la Roma, il Milan purtroppo è un po’ dietro ma è legato al fatto che ha cambiato molto”.

Impossibile non  parlare dell’attuale situazione del Milan, il cui campionato era partito con grandi aspettative e il cui rendimento sta deludendo i tifosi

Sulle difficoltà di inizio stagione dei rossoneri: “Nel calcio non ci sono maghi con la bacchetta magica, ci vuole pazienza, trovare giocatori idonei al progetto”.

Sulla delusione dopo il mercato estivo: “Il Milan ha fatto una campagna acquisti che tutti hanno definito straordinaria, ma non bastano sei mesi o una campagna acquisti per fare una squadra, occorre tempo, perseverare negli investimenti e nel lavoro”.

Sulle ambizioni del club: “Il quarto posto è molto importante, ti permette di giocare la Champions e fare investimenti, ma è ancora più importante non abbattersi quando le cose non vanno bene”.

Sul futuro del Milan senza Champions:Credo che la società abbia messo in preventivo che ci sarebbero stati dei problemi, il Milan ha preso dei giocatori buoni, che possono crescere, e sui quali innestare poi giocatori importanti”.

L'esultanza di Suso durante Chievo-Milan

Suso esalta il Milan e Montella: “Gli devo tutto. Voglio restare a lungo”

Dio salvi Suso. Ancora Deus ex Machina del Milan e fuoriclasse di Montella, dopo gli oltre 200 milioni spesi sul mercato e gli undici nuovi acquisti arrivati in estate ad alzare la cifra tecnica della squadra. Con il Chievo il Diavolo è tornato a vincere e convincere, tirandosi via dalle preoccupanti secche dell’ultimo mese, mostrando quella reazione chiesta a più riprese dopo qualche discreta prestazione e punti che faticavano ad arrivare. Tutti (più o meno) bene i ragazzi, ma la lode è senza dubbio di Suso: suo il gol che apre il match e scaccia la paura, ancora suo il cross che propizia l’autorete del raddoppio, sempre suo l’assist che apparecchia per Kalinic il 4-1 finale.

“Ne avevamo proprio bisogno di una vittoria così, ora abbiamo più fiducia” ha dichiarato proprio Suso a Milanello all’indomani del trionfo di Verona. Il Milan, d’altronde, è finalmente piaciuto dall’inizio alla fine: molto bene l’atteggiamento e la concentrazione, ottimo il recupero palla alto e il possesso manovrato dei tanti uomini di qualità presenti nell’undici di partenza, confortanti i quattro gol segnati messi a referto e la buona solidità difensiva. Tre punti d’oro anche per puntellare Montella: “È quello che mi ha dato tutto – l’outing dell’ex Genoa – siamo tutti molto contenti con lui, io per primo”. Nonostante i recenti esperimenti da seconda punta? “Cercava di fare il meglio per la squadra – lo difende Suso – sulla fascia sono più comodo, ma io sono a disposizione del mister“.

Suso è l’uomo del momento in casa Milan. E pur di segnare alla Juve è disposto a un fioretto particolare…

Bene Chievo-Milan, ma a Milanello la testa è già sabato alla Juventus: “Dovremo giocare da squadra, perlomeno per non perdere”, si è sbilanciato candidamente Suso, lucido nello spronare la squadra a dare il 100%, ma senza l’assillo dei tre punti obbligatori. “Per la Champions c’è ancora tempo, nel calcio cambia tutto velocemente”. E se senza quarto posto il Milan fosse costretto a cessioni illustri? “Ho rinnovato poco fa e Fassone non mi ha detto niente: qui sono felice e voglio rimanere a lungo al Milan, si “autoblinda” l’iberico. Che per segnare un gol a Buffon non farebbe follie: “Andare a casa a piedi da San Siro. Tanto abito a 50 metri…”, scherza l’uomo rossonero del momento. Per battere la Juve, d’altronde, servirà più una partita perfetta che non un fioretto.

Fassone: “Manca la scintilla. Montella? Ha la nostra fiducia. Ora vietato sbagliare”

L’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, ha rilasciato una lunga intervista a La Stampa.

Sulla crisi rossonera: “Nessuno aveva pensato che con una squadra così rinnovata non ci sarebbero stati problemi, ma di sicuro siamo indietro rispetto ai programmi. Quanto? Di 5-6 punti. L’obiettivo era tenere a corta gittata il quarto posto per tutto il girone di andata, assestarci e dare la scalata alla zona Champions nel ritorno. Chiaro che i margini di recupero ci sono, ma non possiamo più permetterci di sbagliare”.

Su Montella: “È stato scelto da noi e ha tutta la nostra fiducia. Panchina a rischio in caso di nuova sconfitta? Inutile ragionare sui se e sui ma, qui dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione per trovare una via di uscita. Manca la scintilla, il gol che fa invertire la rotta. Ma sono convinto che ce la faremo”.

Sulle parole di Mirabelli: “Non è questione di pressione. Il Milan è stato costruito per ottenere certi risultati: non stanno arrivando e abbiamo il dovere di essere trasparenti con i nostri tifosi. Siamo tutti a tempo. Compreso il sottoscritto. Montella-Mirabelli? Non si è strappato niente – ha assicurato l’a.d. Fassone -. Stiamo tutti dalla stessa parte”.

Su Bonucci: “Ci sono persone contente quando togli loro delle responsabilità e altre che invece sono nate per averne. Bonucci appartiene alla seconda categoria. È vero, non sta rendendo per quello che è il suo valore. Ma anche lui sta pagando la situazione generale”.

L’a.d. Fassone analizza l’inaspettata crisi rossonera a 360°

Sull’obbligo di andare in Champions: “Piano con la parola obbligo. La Champions è fondamentale per il nostro progetto: mancarla, però, non blocca i piani. Ritarderemo di un anno e troveremo il sistema di equilibrare la mancata entrata degli introiti Champions con la cessione di uno-due top player”.

Sul debito con Elliott: “Il progetto, parlo per quello che riguarda il Milan, è di farlo in anticipo, già in primavera. Abbiamo sul tavolo svariate opzioni che stiamo valutando con attenzione. Diciamo che il fascicolo Milan è su molte scrivanie, per avere un percorso di rientro meno sfidante dell’attuale”.

Su Yonghong Li: “Questo scetticismo è anche un po’ fastidioso, se fossimo in Inghilterra in pochi ci farebbero caso. Io dico solo che la proprietà quest’anno ha fatto un aumento di capitale di 49 milioni e non sono soldi prestati all’A.C. Milan. E presto ne farà un altro. L’obiettivo è triennale, far crescere i ricavi e poi mettere sul mercato azionario, alla Borsa di Hong Kong, una fetta della società”.

Sul piano commerciale della società: “Normalmente ci sono tre gambe che sostengono un club. I diritti tv, i ricavi dallo stadio e dal merchandising. Noi ne abbiamo una quarta, il lavoro sul territorio cinese. Il nostro lavoro partirà dal basso, un lavoro con gli istituti scolastici governativi compatibile con il modello didattico cinese. Noi guadagneremo con merchandising e licensing. La scelta delle scuole è appena partita, se ne sta occupando una newco con sede a Pechino, la AC Milan Beijing Sport development”.

Sul Fair Play Finanziario: “A luglio i nostri progetti erano frecce tracciate sui fogli di carta. Ora è tutto più definito – ha concluso Fassone – siamo fiduciosi”.

Derby, Mancini: “Il Milan rischia di più. Se l’Inter vince va lontano”

In vista della stracittadina di domenica, l’ex allenatore dell’Inter Roberto Mancini è stato intervistato da corriere.it. Queste le sue dichiarazioni più importanti.

Sul derby: “Non fatemi fare pronostici, ma spero che l’Inter faccia un bel match. I nerazzurri sono partiti bene, perché sono una squadra forte, che già si conosceva e ha cambiato meno del Milan. I rossoneri ora soffrono un po’ ci vuole tempo perché tutto giri nel modo giusto, però hanno lavorato bene sul mercato”.

Sulle analogie tra questa Inter e la sua e sulla partenza difficile del Milan: “Quando sono tornato, la mia era un’Inter da costruire. Partimmo bene è vero. Non so dove può arrivare, ho visto solo la partita di Roma. Il Milan ora sta pagando un dazio più alto dell’Inter, ma ha qualità. Spero centrino entrambe l’obiettivo Champions League”.

Sull’importanza del derby: “È la partita più sentita, la pressione l’avverti eccome: però alla fine vale sempre tre punti”.

Sulla classifica delle milanesi: “Se l’Inter vince stacca i rossoneri di 10 punti: inizia a diventare un bel divario. Per questo credo che il Milan rischi qualcosa in più”.

Sul suo ultimo derby, deciso da un rigore sbagliato: “Ecco appunto, dicevamo degli episodi. Il calcio è così e il derby soprattutto, più di altre partite. Puoi giocare meglio dell’avversario e perdere. In campo ci sono tanti campioni e ti possono risolvere la partita con un colpo”.

Sui giocatori determinanti: “Icardi e Perisic nell’Inter sono sempre determinanti, Brozovic poteva aiutare con la sua imprevedibilità ma non ci sarà. Il Milan ha tanti giocatori importanti, anche Kalinic, se sta bene, può fare malissimo”.

L'ex presidente del Milan Yonghong Li

Inter-Milan, derby delle ombre cinesi: i club appesi alle decisioni di Pechino

Decisive le risoluzioni che il Congresso del Partito comunista prenderà in materia finanziaria: sgradito il concentramento di investimenti orientati tutti su Milano

È la settimana del derby Inter-Milan numero due dell’era a proprietà cinese; e anche la vigilia del 19° Congresso del Partito comunista a Pechino. Tra i due eventi potrebbe esserci un collegamento. Perché il calcio è anche politica e industria e la Cina seconda economia del mondo lo ha capito benissimo.

PARTITA PER INSONNI Andiamo con ordine. Anzitutto non c’è da immaginare che domenica ci siano masse di tifosi di qui incollati alla tv per vedere la partita: le 20.45 a San Siro saranno le 2.45 del mattino di lunedì e solo gli insonni resteranno alzati. Ci si aspetta invece una parola di conforto per i tifosi dai documenti del Congresso. Fonti ben informate hanno appena detto all’agenzia Reuters che le autorità potrebbero decidere di ammorbidire la linea nei confronti degli investimenti all’estero in settori considerati non remunerativi, come il football.

FINE DEL CREDITO FACILE In estate Pechino ha fischiato la fine del credito facile per le acquisizioni “non strategiche” di aziende straniere (“spese irrazionali” nella dichiarazione di scomunica politica). Alle banche e ai finanzieri rossi è stato ordinato di sospendere i prestiti ai “rinoceronti grigi”. L’espressione si riferiva ad alcuni grandi gruppi industriali troppo indebitati nell’espansione internazionale (in particolare Wanda, Anbang, Hna e Fosun che si occupano di tutto, dall’immobiliare all’intrattenimento, dalle assicurazioni alle compagnie aeree). Ma anche il pallone può essere una bolla di debito ed è finito subito in fuorigioco. La televisione statale ha dedicato un programma al problema, nel quale ha citato anche il caso di Suning, la proprietà dell’Inter. “Perché spendere 310 milioni di dollari per un club che perde soldi?”, ha chiesto un analista. Alla Borsa di Shenzhen il titolo Suning perse 6 punti, poi recuperati quando il grande gruppo che vende elettrodomestici dimostrò di avere i conti in ordine. Rossoneri Sport Investment di Yonghong Li, neoproprietario del Milan, qui in Cina è restato fuori dalle notizie in quell’occasione, ma sono stranote le sue difficoltà nel trovare i capitali per chiudere l’operazione con Berlusconi. Tanto che l’ultima quota è arrivata quasi a tempo scaduto a marzo dal fondo americano di private equity Elliott: 180 milioni di euro per l’acquisto, più 123 da spendere per i giocatori. Ma il prestito scadrà a ottobre 2018.

LI CERCA INVESTITORI Yonghong Li, sempre secondo la Reuters, ora è partito alla ricerca di investitori con i quali condividere il peso dell’operazione; spera che si facciano avanti quei gruppi cinesi che a suo tempo si sarebbero ritirati. Occhi puntati sul Congresso che si apre il 18 ottobre, dunque.
Senza farsi troppe illusioni però. Perché, come ha spiegato al Corriere della Sera un’autorevole fonte bancaria cinese, ai politici di Pechino non è piaciuto che per giustificare il ritardo nel closing il signor Li abbia “messo in piazza i controlli sui capitali, dimostrando scarsa sensibilità”. In più: “A Pechino non piace neanche che le due squadre di Milano siano cinesi, troppa esposizione su una sola piazza così famosa per il calcio”. A questo punto c’è da domandarsi chi, tra Inter e Milan, sia piazzato meglio (o meno peggio) sul fronte politico cinese.

INTER DAVANTI AL MILAN Come nella classifica attuale del campionato, sembrano in vantaggio i nerazzurri. Zhang Jindong, proprietario del Suning Commerce Group Co. Ltd è decisamente più solido, con un fatturato vicino ai 50 miliardi di dollari, anche se l’indebitamento è elevato, circa 2 mila punti di vendita e 13 mila dipendenti. Il patron Zhang ha un piano di internazionalizzazione del suo business, vuole far conoscere il marchio all’estero e se l’Inter centrerà la qualificazione in Champions l’anno prossimo vedremo la scritta Suning in eurovisione. Nel progetto calcistico dell’azienda di Nanchino c’è la costruzione di un polo dell’intrattenimento sportivo: Zhang vuole essere proprietario di squadre di calcio, diritti per la trasmissione di partite via web, agenzie che controllano i giocatori, centri di addestramento e allenamento e vuole fare anche e-commerce di prodotti calcistici. Il Jiangsu Suning, dopo essere arrivato secondo l’anno scorso in Super League, ora si sta salvando grazie a Fabio Capello (che si è portato anche Cristian Brocchi come assistente).

CONGRESSO DECISIVO Mister Spalletti è rimasto impressionato dal quartier generale Suning a Nanchino. Un po’ meno dalla campagna acquisti, forse. Si può sperare ora nel Congresso del Partito per uno sblocco degli investimenti? Il signor Zhang Jindong ha buoni contatti: la stampa cinese ha elogiato Suning per la sua sezione di 8 mila dipendenti membri del Partito che, guidati dal presidente, si riuniscono per sedute di studio e salutano con il pugno chiuso in occasione delle grandi ricorrenze comuniste.

Fonte: Corriere della Sera

Ronaldinho: “Milan? Difficile vada in Champions, il prossimo anno sarà più forte”

Durante una visita delle vigne e delle cantine Cordella, l’ex rossonero Ronaldinho ha parlato in esclusiva a gianlucadimarzio.com: “Il Milan? Penso che il prossimo anno sarà ancora più forte. Difficile vada in Champions, ma per una squadra con la storia del Milan tutto è possibile. Quando ero al Milan non pensavo che Berlusconi e Moratti avrebbero venduto i loro club. Quando ero a Milano mi sono trovato bene, vediamo come andrà”.

Fassone: “Voluntary agreement, sono fiducioso”

L’Amministratore Delegato rossonero, Marco Fassone, ha partecipato all’evento “Il calcio globale” organizzato da Wired Italia. Argomento principale di discussione: l’analisi dello scenario economico dello sport più popolare del mondo, un business dove entrano in gioco tantissime figure professionali e molteplici interessi. Il nostro a.d., in collegamento, è intervenuto su diversi temi.

SUI TIFOSI
Dal nostro punto di vista i tifosi ricoprono un’importanza notevolissima. Ritengo che tutti noi del Milan, specialmente per il momento storico che stiamo vivendo, del tutto particolare che viene dopo 31 anni di proprietà straordinaria che per 27 anni ha vinto veramente tutto portando il club in cima al mondo, dobbiamo essere assolutamente trasparenti“.

VOLUNTARY AGREEMENT
Avremo un appuntamento con la commissione nel mese di novembre, dove mostreremo i piani dei prossimi anni per confermare la nostra volontà di avere fatto investimenti importanti per riportarci ad un ottimo livello e rispettare i paletti del Fair Play Finanziario, che prevedono una perdita massima di 30 milioni. Spero che la UEFA condivida le scelte strategiche che abbiamo fatto e ci porti a sottoscrivere questo accordo entro la fine del 2017“.

CHAMPIONS LEAGUE
Sono molto fiducioso di raggiungere, o attraverso l’Europa League o attraverso il campionato, un obiettivo dichiarato. Se non dovessimo farcela adotteremo dei piani alternativi. Non sarà la fine del mondo, anche se è un obiettivo concreto e desiderato da tutti noi“.

Fonte: A.C. Milan

Ufficiale: Ancelotti-Bayern Monaco, è finita

Clamoroso a Monaco: Carlo Ancelotti non è più l’allenatore del Bayern. Fatale la sconfitta di ieri con il PSG nella seconda partita di Champions League.

L’annuncio ufficiale arriva tramite il sito del club bavarese.

Ranking UEFA, l’Italia ritorna davanti alla Germania: è 3^ posto

L’Italia mette la freccia e sorpassa la Germania nel ranking UEFA. Le recenti stagioni positive delle squadre italiane in Champions ed Europa League, e in particolare l’ultima due giorni da incorniciare con le vittorie di Juve, Roma e Napoli – e le cadute di Bayern, Lipsia e BVB – hanno permesso alla Serie A di rimettere le ruote davanti alla Bundesliga a sette anni di distanza dal sorpasso tedesco.

Ora l’Italia è al 3^ posto del ranking UEFA, a poco meno di 2 punti dall’Inghilterra e sideralmente distante dalla Spagna (a +28). In attesa della giornata di Europa League con gli impegni di Milan, Lazio e Atalanta, è un’ottima notizia per il nostro campionato, anche se non decisiva: il numero di squadre che verranno qualificate alle prossime edizioni della Champions League saranno quattro sia per la 3^ sia per la 4^ posizionata nel ranking.

Cafu vota Juve: “Se torna in finale, stavolta vince la Champions”

Ambasciatori UEFA per la Champions League, Marcos Cafu e Cristian Chivu hanno parlato della coppa e in particolare delle italiane: “Juventus, Roma e Napoli possono arrivare in finale. Bianconeri un passo avanti – hanno dichiarato i due ex difensori a Premium Sport HD -, ma Sarri e Di Francesco hanno tante frecce al loro arco”.

Cafu, poi, si è sbilanciato a favore della Juve: “Se i bianconeri torneranno in finale, questa volta non si lasceranno scappare la vittoria. I giallorossi possono contendere lo scudetto ad Allegri – ha proseguito il brasiliano -, ma la strada è ancora lunga. Cosa ricordo di Atene 2007? Il momento in cui alzammo la Champions, indimenticabile”.

Fassone: “Il Milan avrà un futuro d’oro”

L’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, è stato ospite di un forum nella redazione del Corriere dello Sport, in cui ha parlato a 360° del momento rossonero. Di seguito le sue dichiarazioni più importanti.

Sulla debacle contro la Lazio: “Questa è la prima giornata di down dall’inizio della stagione, ma giocare subito ci aiuterà: non avremo tempo per rimuginare e per fare tanti discorsi. Se questa sconfitta ha minato le nostre certezze? Qualche dubbio ci è venuto, ma Montella è stato bravo nel post partita a sottolineare che le scon­fitte fanno parte di un progetto di crescita. Magari non di queste dimensioni… Ecco perché quando mi hanno inquadrato in tribuna dopo il 4-0 avevo quell’espressione terribile (sorride, ndr). Contro il Cagliari non avevamo giocato bene, ma erano arrivati i tre punti. Contro la Lazio invece…”.

Sugli attacchi di Raiola: “Mi è dispiaciuto che abbia detto certe cose. Raiola è l’agente di Donnarumma, ma anche di Bonaventura, Abate e altri giovani. Ammetto però che Mino è coerente e questa sua s­fiducia l’ha espressa ­fin da aprile perché vede come oscuro e nebuloso il futuro del club. Gli ho spiegato il nostro progetto che si svilupperà in 4-5 anni. Dalle sue ultime frasi deduco che, nonostante gli investimenti, nutre ancora perplessità, ma sono felice che Gigio abbia scelto di rimanere: vuol dire che lui ci crede”.

Sulle “vedove” di Berlusconi: “Pensavo che questo scetticismo fosse ancora più pesante perché Berlusconi è stato al Milan 31 anni, 27 dei quali caratterizzati da grandi successi. Con Galliani ci sentiamo e tra noi il rapporto è buono. In una situazione del genere essere nel mirino della gente è normale e anche per questo abbiamo adottato una tipologia di comunicazione molto diretta: spieghiamo tutto ai tifosi con grande trasparenza sui social. Ho notato che la gente apprezza. Il numero di abbonamenti rispetto allo scorso anno è quasi raddoppiato e intorno al Milan sento tanto calore anche in trasferta”.

Sul debito col fondo Elliott: “Ho detto che al 99% la società rimarrà all’attuale proprietà lasciando però un minimo dubbio? Avrei potuto anche dire al 99,9%, ma come manager, in presenza di un ri­finanziamento non ancora certo, un minimo margine di dubbio va lasciato. Spero di poter dire che saremo a posto al 100% nella primavera del 2018, forse addirittura a febbraio-marzo, con 6 mesi di anticipo sulla scadenza del debito con Elliott. La mia frase voleva dare una rassicurazione ai tifosi, far capire loro che il Milan non porterà comunque i libri in tribunale e continuerà ad avere una proprietà solida anche nella più sciagurata e remota delle ipotesi. Stanco di sentire insinuazioni sulla proprietà? A volte sì. Nel mondo del calcio spesso le proprietà orientali vengono viste come poco trasparenti e poco comunicative. Noi, dove possibile, abbiamo deciso di rispondere con i fatti e con i numeri”.

Sui ricavi dalla Cina: “I top club lì fatturano poche decina di milioni di euro, 20-25, anche il Manchester United che è il leader assoluto in quel mercato. La nostra scommessa è arrivare nei prossimi anni a 60-70-100 milioni. Come? In Cina abbiamo una società locale, non un semplice ufficio, e manager cinesi che possono sviluppare il nostro business conoscendo la cultura e sapendo come muoversi”.

Sugli obiettivi della stagione: “C’è un piano economico che va di pari passo con quello sportivo. L’obiettivo è la zona Champions League: vogliamo conquistarla per poi crescere ancora e vincere. Non riuscirci, però, non sarebbe un dramma. Alla UEFA ho presentato anche dei piani che non prevedono la partecipazione alla Champions e quindi 40 milioni in meno di ricavi. Se arriveremo ‘solo’ in Europa League non chiuderemo la baracca, ma non nascondiamo che gli azionisti ci hanno chiesto di tornare subito a giocare la coppa più prestigiosa”.

Sulla corsa alla Champions League: “Juventus e Napoli hanno qualcosa in più delle altre perché sono solide e collaudate. La corsa va fatta su Inter, Roma e Lazio che mi sembrano più alla nostra portata come rose. Se cresciamo come squadra, possiamo dar fastidio a tutti”.

Sull’Europa League: “Per noi è una competizione importante, anzi prioritaria. Non la faremo schierando le riserve perché vogliamo arrivare il più lontano possibile e migliorare il nostro ranking. Se da febbraio avremo un po’ di fortuna nei sorteggi…”.

Sull’Inter: “Loro lo scorso anno in classi­fica sono ­finiti dietro di noi, ma il Milan ha cambiato molto. Ce la giocheremo senza paura, con loro e con le altre. Al derby e, ancora prima, allo scontro con la Roma arriveremo più rodati rispetto a ora.

Il mio derby con l’Inter? Ho buoni ricordi degli anni all’Inter. Il più grande rammarico è quello dell’ultima stagione con Mancini: eravamo primi, stavamo volando, poi qualcosa si è rotto (tra lui e Bolingbroke, allora CEO nerazzurro, e Fassone se n’è andato, ndr). Peccato perché avremmo potuto vincere il campionato. Roberto (Mancini, ndr) è un fuoriclasse e gli auguro ogni successo perché lo merita.

Mercato estivo? L’Inter era soggetta al Fair Play dell’UEFA, noi lo saremo il prossimo anno, ma non mi permetto di entrare nei loro affari. Tra la nostra proprietà e la loro c’è grande rispetto”.

Sul Fair Play Finanziario: “A maggio abbiamo ottenuto lo slittamento della sottoscrizione del Voluntary Agreement. Siamo stati convocati in un momento in cui i nostri piani erano ancora super­ficiali. Ci rivedremo a novembre e speriamo che tutto vada a posto”.

Sul mercato: “Trovare l’accordo per il Voluntary Agreement potrebbe darci dei vantaggi, ma dei vincoli con l’UEFA li avremo. Quest’anno la proprietà ha accettato perdite forti che nel prossimo bilancio saranno coperte da aumenti di capitale e abbiamo inserito in rosa 11 nuovi giocatori. Nel 2018 niente rifondazioni: l’idea è quella di aggiungere 2-3 elementi e migliorarci dove ne abbiamo bisogno. Faremo mercati importanti anche senza cessioni di spessore”.

Sul parco attaccanti: “Siamo felici di Kalinic. Montella lo voleva ­fin dall’inizio e puntavamo su di lui. Ci siamo tenute aperte delle altre piste perché non sapevamo cosa avrebbe fatto la Fiorentina”.

Su Bonucci: “Eravamo partiti per costruire una squadra di un certo tipo e nella nostra idea base Leo non c’era. A inizio luglio Montella e Mirabelli mi hanno prospettato l’acquisto Bonucci, spiegandomi che era il giocatore che avrebbe completato la nostra rosa. Su di lui siamo andati dritti per dritti anche se a me sembrava impossibile prenderlo. E invece al primo incontro con Marotta abbiamo trovato l’accordo in mezzora. Leo è un leader, ma anche lui deve ambientarsi”.

Su Raiola e la promessa della fascia di capitano a Gigio: “Non voglio fare polemiche. Dico solo che da quando ha sposato il nostro progetto, immaginiamo che Gigio diventerà capitano del Milan. Dargli la fascia adesso sarebbe stata una cosa prematura, ma se rimarrà a lungo con noi come speriamo…”.

Su Montella: “Non lo abbiamo mai messo in discussione e sarebbe rimasto anche senza la quali­ficazione all’Europa League. Mi è piaciuto tantissimo come ha lavorato la scorsa stagione, caratterizzata dalle difficoltà del cambio di proprietà. Ha grandi doti gestionali del gruppo”.

Massimiliano Mirabelli

Mirabelli: “Sogno la Champions. Raiola? Un uomo piccolo”

Massimiliano Mirabelli ha rilasciato una lunga intervista al Quotidiano del Sud. Di seguito i passi relativi al Milan.

Sulla prima estate di lavoro al Milan: “Posso essere sincero? Non sono riuscito a fermarmi un attimo. La mole di lavoro in questi mesi è stata enorme. E poi le ore di lavoro per me non sono cambiate. Come lavoravo qui in Calabria, lavoro adesso a Milano. Il tempo che dedico al calcio è infinito. Sono stato catapultato d’un tratto in una situazione nuova, è vero, tutto molto bello, ma tutto è avvenuto in apnea”.

Sul rapporto con Marco Fassone: “L’ho conosciuto all’Inter. Lì sono arrivato e avuto la fiducia di Piero Ausilio. Il mio ruolo era di capo osservatore, ma, da subito, ho avuto uno splendido rapporto anche umano con Fassone che all’Inter ricopriva il ruolo di direttore generale. Mi consultavo quotidianamente con lui: lunghe telefonate tra segnalazioni di giocatori promettenti e tanto altro. Poi quando è stato allontanato dall’Inter subito mi ha detto una cosa: dove vado ti porto con me. Così è stato. Posso aggiungere che lavorare con lui è un piacere perché per me non è umano, ma un vero e proprio extraterrestre”.

Sui giorni passati in attesa del closing: “Ricordo a tutti che avevo un contratto con l’Inter, quindi se non si chiudeva l’affare… Poi il mio tempo l’ho passato negli stadi di Europa. Ho visto partite, partite e ancora partite. Concentrato sempre e unicamente a vedere giocatori che potevano far parte di un progetto che per fortuna è partito”.

Sulla proprietà cinese: “Hanno le idee chiare. Vanno sempre diritti per la loro strada e non rispondono a nessun tipo di provocazioni o note stonate sulla stampa. Preferiscono, insomma, arrivare diritti al risultato. La loro ambizione è quella di riportare il Milan sul tetto del mondo entro cinque anni. Noi subito gli abbiamo detto che non sarà facile, ma siamo il Milan calcio e abbiamo il dovere di provarci”.

Sullo scontro di quest’estate con Mino Raiola: “Da gigante del calcio mercato, con quella frase Raiola, è diventato un uomo piccolo nei miei confronti. Esordire con l’affare Donnarumma non è stato facilissimo, ma ne siamo venuti fuori alla grande”.

Sulla frase che ha convinto la famiglia Donnarumma a rinnovare: “Possiamo andare avanti con le domande? Ne vorrei un’altra…”.

Sul rapporto con la vecchia guardia del Milan e con l’ex presidente, Silvio Berlusconi: “Ancora non ho avuto il piacere di incontrarlo. Ci sarà sicuramente occasione. Se per vecchia guardia si intende Maldini, Costacurta, Baresi… sì, abbiamo parlato, la storia del Milan non si cancella, resta la grande storia. Galliani, invece, viene ancora allo stadio ed è sempre un grande tifoso del Milan”.

Sul prima club per cui ha lavorato, il Rende: “Società seria ed organizzata. Ho fatto avere al Rende già due ragazzi del Milan. Sono i fratelli Modic e non è escluso che a gennaio possano arrivare nella squadra biancorossa altri giovani interessanti di casa Milan. Nel calcio tutto è possibile. La società biancorossa è partita con il piede giusto. Bisogna restare con i piedi per terra, ma sognare non costa nulla”.

Su Cutrone: “Lui faceva parte del settore giovanile del Milan, ma è un ‘98 in scadenza, poi lo abbiamo visto negli allenamenti e sinceramente il ragazzo ha grandi doti e può fare veramente bene. Crediamo in lui, come crediamo nei tanti giovani che sono in prima squadra. Poi Montella con loro ha un rapporto splendido. Siamo sulla buona strada, ma c’è tanto lavoro ancora da fare”.

Sul suo livello di inglese: “Sto studiando”.

Sul sogno che spera di realizzare in rossonero: “Regalare presto ai tifosi del Milan quella musichetta della Champion’s. Questo adesso è il mio più grande sogno”.

Mirabelli: “Tifosi del Milan, potete sognare. Cessioni di top player? Niente paura”

Intervista esclusiva di Premium Sport a Massimiliano Mirabelli nell’ambito del premio ricevuto dal sindaco del paese di Rende per meriti sportivi. Il ds del Milan ha parlato del positivo inizio di stagione: “I tifosi possono sognare ma non dobbiamo creare false illusioni. Noi giocheremo al massimo tutte e tre le competizioni in cui siamo, Europa League compresa, anche perché può riportarci in Champions. L’importante è avere la pazienza di aspettare la creazione di un gruppo, possiamo aprire un ciclo”.

Mirabelli è poi tornato a parlare di mercato: “Siamo una squadra importante, abbiamo raggiunto il 95% degli obiettivi che ci eravamo prefissati e nei prossimi anni puntelleremo. Rafinha a gennaio? Non ci è mai interessato, forse è il gioco dei procuratori o delle altre squadre per dare visibilità ai giocatori. Sosa? Siamo d’accordo col Trabzonspor, decide il giocatore”.

Su Reina eventuale sostituto se partisse Donnarumma, visto che il mercato insegna che gli “scippi” top sono all’ordine del giorno (vedi Neymar): “Noi siamo tranquilli, non abbiamo paura di nulla. Questo club affascina tanti giocatori che vogliono venire e tanti che sono qui e non vogliono andarsene”.

Il ds rossonero precisa le parole di Fassone sull’eventualità di cedere un top player senza qualificazione in Champions: “Non ridimensioneremo mai, magari avremo nuove entrate da sponsor in Italia o Cina. Stiamo programmando per obiettivi importanti, c’è da stare tranquilli”. Infine, sul possibile scarso minutaggio di Cutrone in un attacco che conta su Kalinic e André Silva: “Giocano ogni tre giorni non ci sarà una formazione tipo, ci sarà spazio per tutti”.

Fonte: Premium Sport HD

Dida: “Milan, bel mercato: ora bisogna tornare in Champions. Gigio…”

Fiducia nel Milan. Nelson Dida, pilota improvvisato alla Heineken champions of the grid sul circuito di Monza, è convinto che il club rossonero abbia tutte le carte in regola per tornare in Champions. “Si sono mossi bene sul mercato – l’analisi del brasiliano -, ora devono rispondere sul campo e arrivare tra le prime quattro. Il mondo guarda al Milan, lo vuole nell’Europa che conta davvero”.

Ma Dida applaude alla scelta di Donnarumma di rinnovare il contratto con il Milan: “Per la nuova società è fondamentale essere riusciti a trovare un accordo. Lo dico da tifoso, non posso parlare per Donnarumma. Lui è abituato a San Siro, un idolo dei tifosi. Cambiare portiere per il Milan sarebbe stato un problema, invece così è una certezza in più“.

Fonte: ANSA

Champions League, sorteggiati gli otto gironi

Si è concluso da pochi minuti il sorteggio dei gironi della UEFA Champions League 2017/18, il cui inizio è previsto a partire dal prossimo mese di settembre. Ecco il verdetto dell’urna di Montecarlo:

Gruppo A: Benfica, Manchester United, Basilea, CSKA Mosca.
Gruppo B: Bayern Monaco, PSG, Anderlecht, Celtic.
Gruppo C: Chelsea, Atletico Madrid, Roma, Qarabag.
Gruppo D: Juventus, Barcellona, Olympiacos, Sporting Lisbona.
Gruppo E: Spartak Mosca, Siviglia, Liverpool, Maribor.
Gruppo F: Shakhtar Donetsk, Manchester City, Napoli, Feyenoord.
Gruppo G: Monaco, Porto, Besiktas, Lipsia.
Gruppo H: Real Madrid, Borussia Dortmund, Tottenham, APOEL Nicosia.

Bonucci: “Io come Pirlo alla Juve. Milan, in quattro anni voglio la Champions”

Il nuovo capitano del Milan, Leonardo Bonucci, ha rilasciato una lunga intervista ai taccuini de La Gazzetta dello Sport.

Sul ko della Juve in Supercoppa Italiana: “Mi ha fatto un po’ strano vedere la Juve davanti la tv, ma ormai quello è il passato. Il presente ed il futuro si chiama Milan”.

Sul futuro debutto a San Siro da capitano: “Credevo ci sarebbe stato un po’ più di scetticismo nei miei confronti. Questo entusiasmo mi spinge a dare ancora di più. Non vedo l’ora di debuttare in questo stadio. Confesso che ho addosso un po’ di agitazione: San Siro è la storia ed il giorno del preliminare, anche se non giocavo, è stata una delle poche volte che mi sono emozionato entrando in uno stadio. Mi piacerebbe tanto rivedere la stessa cornice di pubblico”.

Sulle responsabilità di avere la fascia: “È una responsabilità importante: darò tutto me stesso per difendere questa maglia dal primo all’ultimo minuto di ogni partita. L’importante, però, è che ci sia un gruppo trainante ed il Milan è un club fortunato perché qui c’è gente che sa fare gruppo. Sono rimasto piacevolmente sorpreso anche dallo spirito di sacrificio dei sudamericani. Sono molto contento dello spogliatoio: ci sono belle persone”.

Su Montolivo e la cessione a lui della sua fascia: “È stata una scelta condivisa da club, allenatore e squadra. Con Riccardo ho parlato sin dal primo giorno di quanto sarebbe potuto succedere. Lui è una grande persona ed un grande giocatore, nessuno vuole passare sopra nessuno, l’intenzione è quella di fare squadra. Conta il bene comune, quello è davvero importante. Non il capitano”.

Sull’essere leader: “Io posso mettere a disposizione carisma ed esperienza, ma è la squadra che ti fa diventare tale. Ho avuto la fortuna di aver imparato da grandi leader come Gianluigi Buffon, Alessandro Del Piero e Giorgio Chiellini. Per il resto, il segreto è fare gruppo nelle piccole cose, nei dettagli. Il Milan merita di tornare in alto ed è questo che la società ci ha chiesto”.

Sugli anni alla Juve e sul rapporto con Allegri: “Per me conta solo il Milan ora e la Juve è il passato. La ringrazio per quello che mi ha dato, con loro sono diventato uno dei più migliori difensori al mondo, ma quando fai certe scelte poi ti prendi la responsabilità e hai le tue conseguenze. La Juve ed Allegri durante l’ultima stagione hanno fatto scelte ben precise ed io le ho fatte di conseguenza. Di certo le mie valutazioni non erano più quelle del passato, ma la scelta è stata condivisa con il club, quindi non è solo farina del mio sacco. Tutto parte da Oporto, ma c’erano stati alcuni episodi già prima, magari meno eclatanti. Ritrovarmi Allegri in Nazionale? Se così dev’essere, sarà. Siamo tutti professionisti, nessun problema. Rapporti con gli ex compagni? Certo, ho fatto ieri gli auguri a Chiellini e poi con alcuni di loro c’è un percorso comune in Nazionale”.

Sul trasferimento dalla Juve al Milan: “Spero di fare nel Milan quello ciò che Andrea Pirlo ha fatto alla Juventus con il percorso inverso”.

Sul perché abbia scelto il Milan: “Perché aveva il progetto più ambizioso. Ed io vivo di sfide. Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli mi hanno fatto sentire importante e mi volevano fortemente, altrimenti la trattativa non sarebbe durata solo 48 ore. D’altra parte, gli amori o nascono subito o non nascono mai. E non è certo una questione di soldi: a chi mi dà del mercenario rispondo che avevo richieste anche dall’estero dove avrei guadagnato di più”.

Sulle similitudini tra la Juve del 2010 e il Milan di oggi: “Ne trovo molte. Infatti ho scelto il Milan anche perché nella mia testa c’è l’idea di ripetere il percorso vissuto in bianconero, dove eravamo partiti da una rifondazione come in questo caso e siamo arrivati in alto. Ecco, qui voglio arrivare ancora più in alto. Nell’arco di quattro anni spero di arrivare a vincere la Champions. Voglio portare a casa tutto”.

Sulle impressioni sui rossoneri e sul ritorno a Milano: “Questa è la mia nuova casa e già mi piace. Fin da subito ho avuto l’impressione di sentirmi a casa. Per ora sono ancora in hotel, a settembre saremo dentro casa. Conduco una vita normale, qualche sera fa in Versilia sono andato alle giostre con mio cognato. E voglio che anche i miei figli vivano nella normalità. L’altro giorno ho preso la metro: Milano è cambiata, evoluta. Molto bella”.

Sugli obiettivi della squadra: “Sono carico ed affamato più che mai, darò sempre più dei miei limiti. Il mio obiettivo è far sì che il Milan torni nell’Olimpo del calcio mondiale. Ho scelto questo club per ripartire, sono qui per vincere. Scudetto? La Juve resta la favorita, il Napoli ha ottime chance di giocarsi il titolo. Ora come ora siamo un gradino sotto entrambe, ma non dobbiamo porci limiti. Dopo di loro, vedo a pari merito Roma, Inter e Milan”.

Sul possibile arrivo di Belotti o Aubameyang: “Belotti è uno che trascina, che lavora tanto. Non so se arriverà lui, ma chi dovesse arrivare si deve mettere a disposizione nelle due fasi. Una punta di alto livello ti facilita in tante cose, sarebbe la chiusura perfetta di un mercato stimolante ed entusiasmante”.

Sulla reazione dei tifosi della Juve sui social al suo addio: “In questo club mi ci vedo a lungo e questo mi stimola ad essere ancora più ‘cattivo’. Se mi facessi condizionare dai commenti sui social, nel 2011 avrei lasciato la Juve ed oggi non sarei qui al Milan. Mi hanno insultato perché ho cambiato maglia, ma sui social la gente è libera di dire la propria e non provo rancore”.

Su Montella: “In lui vedo tanta voglia di migliorarsi e di trasmettere voglia di vincere. È un tecnico molto intelligente, ha un futuro da grande allenatore. Spero di poter vincere con lui. La sua idea di calcio è molto buona, non avevo mai visto nessuno impostare così il gioco con una difesa a quattro”.

Sulla difesa a tre: “Sono sincero: per me a tre o a quattro è uguale. Anzi, a tre c’è molto più campo da difendere. Sapete quante volte mi sono ritrovato uno contro uno?”.

Sul futuro dopo il calcio giocato: “Mi vedo assolutamente allenatore. Sono già 4-5 anni che ci penso. Gioco ancora 6-7 anni, poi alleno. È qualcosa che mi ha trasmesso Antonio Conte, mi vedo un po’ come lui. E poi voglio alzare un trofeo anche da tecnico”.

Giovanni Galli: “Mercato eccellente, il Milan andrà in Champions. Ma sulla proprietà resta qualche dubbio”

L’ex portiere del Milan e oggi opinionista sportivo, Giovanni Galli, ha parlato dei temi più importanti di attualità rossonera nel corso di un’intervista al Corriere dello Sport.

Sul nuovo corso in generale: “Certamente si è ricreato entusiasmo attorno alla squadra e c’è grande euforia tra i tifosi. Inoltre, anche all’esterno noto interesse e curiosità. Sono tutti segnali positivi. Dal mio punto di vista, credo che la dirigenza stia facendo un lavoro eccellente. La campagna acquisti è di alto profilo. Sono arrivati elementi giovani, ma anche di esperienza, e soprattutto gente di carattere. Champions? Intanto è meglio partire con un obiettivo alla portata. Poi, nel caso, l’asticella si può alzare strada facendo. E’ sempre un male doversi ridimensionare in corsa. La vera incognita sono i molti giocatori nuovi nella squadra titolare. Ci vorrà pazienza da parte della dirigenza, dei tifosi, ma anche degli stessi calciatori”.

Sulla qualificazione alla Champions League: “È logico che debba andare tutto bene. Ma i primi a saperlo sono i proprietari e i dirigenti. Dietro c’è un progetto, con innesti che non sono azzardi, ma certezze, tenuto contro che avranno anche 22-23-24 anni, tutti però con esperienza sia in Serie A sia in Champions. Guardando a tavolino i valori delle squadre, mi sento di dire che, a meno di terremoti, il Milan finirà nelle prime 4”.

Sull’entusiasmo che c’è: “La gente ha due punti di riferimento importanti come Fassone e Mirabelli, mentre sulla proprietà permane qualche dubbio. In ogni caso, sarà il campo ad alimentare i sogni dei tifosi, che avevano bisogno di tutto questo, dopo 3 anni di anonimato”.

Sui nuovi acquisti: “Io sono molto curioso di vedere Çalhanoglu. Forse non tutti lo conoscono bene, ma a mio giudizio ha potenzialità straordinarie. Bonucci? Premesso che è il miglior difensore italiano, al Milan deve innanzitutto trasmettere determinazione, grinta e carattere. Alla Juve, da questo punto di vista, forse era andato oltre. Al Milan, da vincente, dovrà dare certezze al gruppo”.

Sulla fascia di capitano: “Sono tutti nuovi… Per Donnarumma sarebbe troppo presto. Il suo turno arriverà tra 3-4 anni”.

Sull’attaccante che arriverà: “Credo che Kalinic sarebbe l’ideale per il gioco di Montella. Ma è chiaro che, se l’idea è un grande bomber, Belotti dovrebbe essere in cima alla lista. Aggiungo, però, che volendo fare una follia, allora prenderei Ibrahimovic. Una volta sano, sarebbe devastante”.

Montella: “Il capitano? Sto pensando a Bonucci o Biglia. Sogno CR7”

L’allenatore del Milan, Vincenzo Montella, ha rilasciato un’intervista sulle colonne del Corriere dello Sport. Di seguito le sue dichiarazioni più importanti.

Sulla pressione di avere ora a disposizione una grande squadra: “Chi fa questo mestiere non può sottrarsi dalle responsabilità. Quindi io sono contento della squadra che è stata allestita, sento una grande responsabilità, ma sono anche molto molto motivato. È stata costruita una squadra per raggiungere alcuni obiettivi.

Arrivando dieci calciatori c’è bisogno di un po’ di tempo, di un po’ di adattamento, per chi proviene dal campionato straniero ancora di più. Se poi aggiungiamo che sono anche giovani, ovviamente c’è bisogno di più tempo. Questo in teoria, perché conosco il calcio italiano e so benissimo che di tempo non ce n’è mai tanto. Ma sono pronto ad accogliere questa sfida molto stimolante”.

Sull’obbligo di andare in Champions: “Sicuramente sarebbe un grave danno economico non arrivarci, anche di immagine. Però in Italia la competitività è molto alta e ci sono squadre ad oggi che, anche se hanno fatto meno mercato di noi, sono leggermente avanti. Squadre che nella programmazione sono più avanti”.

Su chi preferirebbe in attacco tra Belotti, Kalinic e Aubameyang: “Stiamo ragionando, sono diversi tra loro, ma sono tutti giocatori che potrebbero benissimo sposare la nostra idea di calcio”.

Su Donnarumma: “Sinceramente non so se abbia sbagliato qualcosa nella gestione della sua vicenda, credo che la società sia stata molto brava a trattenerlo. Credo che lui abbia deciso di rimanere perché questo è l’ambiente ideale a questo punto della sua carriera e credo che nel Milan possa crescere ulteriormente”.

Un sogno: “Ronaldo. In passato mi piaceva tanto anche Zidane però”.

Su un “nuovo” possibile capitano: “Ci sto pensando. Avrò un’indicazione precisa dalla società. Si vuole sancire l’avvio di un nuovo corso, perciò sicuramente tra capitano e vice ci sarà un nuovo acquisto tra i due. Bonucci è l’indiziato, insieme a Biglia. Sto prendendo tempo perché credo che la scelta sia da condividere tra la società che darà indicazioni precise, l’allenatore e la squadra. Anche i tifosi si devono rispecchiare in questa decisione”.

Su Bonucci: “Diciamo che è stata un’opportunità di mercato. All’inizio sembrava irrealistica ma la società ha lavorato in maniera egregia. Lui ci darà molto sia in termini tecnici di esperienza, ma anche di predisposizione al lavoro e sarà un grande esempio. E se lo darà al Milan non lo darà ad altri. Sicuramente ci siamo rinforzati noi. È arrivato molto competitivo. Estremamente professionale, è arrivato in punta di piedi e con me ha avuto un approccio ottimale”.

Borja Valero punge: “Voglio la Champions: il Milan me la soffiò nel 2013 in modo strano…”

Borja Valero accende subito il derby di Milano. Lo spagnolo, neo acquisto dell’Inter, ha fissato gli obiettivi nerazzurri, tirando una stoccata ai cugini milanisti:

La Champions? Ci sono andato molto vicino nel mio primo anno a Firenze, nel 2013, ma il Milan ci soffiò il terzo posto in un modo strano… È la più bella competizione del mondo – ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport – vorrei tanto tornare a giocarla. Credo che in campionato sarà una lotta a cinque, con Juve, Roma e Napoli che negli ultimi anni hanno dimostrato di essere le migliori”.

L'allenatore del Milan Vincenzo Montella

Montella: “Milan squadra in costruzione. Serve tempo, ma dovremo andare in Champions”

Vincenzo Montella ha parlato nella conferenza stampa di presentazione della gara con il Bayern Monaco in programma sabato alle ore 11.35 allo stadio Shenzhen Universiade Center.

ASPETTATIVE SULLA SFIDA CON IL BAYERN
“Sicuramente dobbiamo migliorare dal punto di vista della tenuta. Al momento siamo un po’ indietro a livello di condizione. Cercherò di dare più minuti nelle gambe ai giocatori che nella mia testa potrebbero essere titolari nel Preliminare di Europa League. Domani affronteremo un avversario di grandissimo valore, è una sfida stimolante, ma sono sicuro che daremo il massimo per cercare di fare risultato”.

SULLA GARA CONTRO IL DORTMUND
“Quando devo valutare la squadra non lo faccio per reparti, lo faccio guardando il collettivo. Rispetto alla partita contro il Dortmund abbiamo fatto cose positive e altre meno: ad esempio, siamo ancora troppo lunghi sul campo, dovremo cercare di tenere la squadra più corta. I nuovi? Non lo so, vedremo. Hanno fatto un viaggio lungo e si sono allenati, di fatto, solo ieri”.

TRA MERCATO E CAMPO
“Siamo una squadra in costruzione, ma non ancora completa. Parlo tutti giorni con la società al riguardo. Hanno fatto già un grandissimo mercato. Va detto che molti ragazzi arrivano da campionati stranieri, per di più sono anche molto giovani. Come ha detto il d.s. Massimiliano Mirabelli, stiamo cercando i profili giusti che possano fare il caso nostro.

OBIETTIVI
“Dobbiamo puntare alla zona Champions. Sarà un lavoro lungo, ma sarà necessario correre veloce verso l’obiettivo di creare una squadra conscia di tutti i principi di gioco che ho nella mia testa. Penso che ci vorrà il giusto tempo per arrivare a livelli importanti. Quanto? In genere a tutti si danno 100 giorni (ride, ndr)”.

Fonte: AC Milan

Conti: “Milan, creare un gruppo solido farà la differenza. Un sogno? La Champions. Bonucci…”

Al termine dell’allenamento ha parlato Andrea Conti a Milan TV, raccontando le sue prime sensazioni dal suo arrivo in Cina: “Sono contento, trovare tutti questi tifosi e i miei compagni è molto bello. Dovremo cercare fin da questi primi giorni di creare un gruppo solido, questa cosa farà la differenza. Il mio sogno? Raggiungere la Champions con questa maglia”.

La testa di Andrea, però, è rivolta al Preliminare di Europa League: “Affronteremo una squadra poco conosciuta, ma partiamo già con la consapevolezza che ogni avversario in campo europeo può essere insidioso. Sono sicuro che scenderemo in campo con lo spirito giusto e con l’obiettivo di vincere”.

In chiusura un commento su Leonardo Bonucci: “Lo conosco per via dell’esperienza con la Nazionale maggiore. È un giocatore di grande personalità, simpatico e disponibile. Sono sicuro che sarà un leader di questa squadra”.

Fonte: AC Milan

Conti: “Finalmente il Milan. Obiettivo? Minimo la Champions. Sul mio ruolo…”

Dopo la firma e l’ufficialità, Andrea Conti ha rilasciato le prime dichiarazioni da giocatore rossonero.

Sull’arrivo: “Finalmente sono un giocatore del Milan. Sono molto emozionato dell’accoglienza, spero di ripagare questa fiducia al meglio”.

Sugli obiettivi di squadra e personali: “Una squadra come il Milan deve ambire minimo alla Champions League, lo merita per la sua storia e per quello che sta facendo quest’anno.

Il mio obiettivo è quello di giocare il più possibile e di fare bene. La Nazionale? Sicuramente ci penso – ha dichiarato Conti a Sky Sport 24 – ed è un obiettivo anche quello”.

Sull’eredità di Cafu e Tassotti: “Mi fa strano come cosa, spero di fare solo la metà di quello che hanno fatto loro. Spero di togliermi delle soddisfazioni lavorando duramente”.

Sul proprio ruolo: “Sono un terzino a cui piace fare anche la fase offensiva, facendo il quinto di centrocampo ho dato il meglio di me, ma va ricordato che in carriera ho sempre giocato in difesa a quattro”.

Borini: “La storia del Milan è grande, mi sento onorato e orgoglioso di essere qui”

Il nuovo acquisto rossonero, Fabio Borini, ha rilasciato la sua prima intervista a Milan TV:

Sull’arrivo al Milan: “Vedendo il museo, lo store, si capisce veramente che la storia è grande e il club è importantissimo. Far parte di questa grande squadra non può che farmi onore ed essere un orgoglio. Visitando il museo, fa sempre una certa sensazione vedere le Champions da così vicino, è il traguardo più ambito di tutti i giocatori insieme alla Coppia del mondo. È un torneo così difficile e averne vinte sette non è una cosa semplice”.

Su Milanello: “Sicuramente è un bel centro, i campi sono ottimi, le strutture sono consone a quello che è la società, vanno sfruttate per migliorarci e così farò”.

Sui test medici: “Mi sono preparato bene in estate, i test hanno dato le risposte giuste”.

Su Montella: “Ho sentito il Mister per telefono una volta che il trasferimento era sicuro, mi ha dato molta fiducia, mi ha detto che era contento e io pure. Aspettiamo l’inizio”.

Sui compagni: “Non ho ancora parlato con nessuno solo famiglia e amici stretti, li vedrò solo tra due giorni e sono davvero contento”.

Sull’Europa League:  “È veramente importante, sono i campi che il MIlan deve calcare ogni singola stagione. Partendo dall’Europa League, con i preliminari, un passo alla volta e lo faremo bene”

Sul suo ruolo: “Davanti posso fare qualsiasi ruolo, sono sempre a disposizione a seconda di ciò di cui ha bisogno la squadra, ho imparato a farlo in Inghilterra”.

Sugli obbiettivi: “Non si dicono gli obbiettivi personali, non li ho mai detti per scaramanzia e per motivi personali. Quello di essere qui è un sogno che si realizza, adesso si inizia a lavorare”.

Suso: “Ho tre offerte da squadre di Champions, ma voglio restare al Milan. Il rinnovo…”

Il fantasista del Milan, Suso, ha rilasciato dichiarazioni importanti a Sky Sport sul proprio futuro.

Sulle proprie condizioni: “Sto molto bene”.

Sul mercato: “Stanno facendo una grande squadra per competere in alto con le big. Dobbiamo andare piano, ma pensando di tornare in Champions League”.

Su Donnarumma: “Ci ho parlato una settimana fa: voglio che rimanga, ma deve fare quello che sente e che è meglio per lui”.

Sul rinnovo e sull’ipotesi addio: “Volevo ringraziare i tifosi per i tanti messaggi, voglio dire che c’era un accordo da dicembre, ma stanno dando priorità ad altro. Ho tre offerte da Champions, ma voglio stare qua: qui sono felice per la società, per i tifosi e per l’allenatore. Non mi han detto niente, aspetto da dicembre. Avevo parlato con Fassone e mi aveva detto che non c’era problema, ma sono qui e aspetto quando vogliono parlare”.

Su Montella: “È il migliore allenatore che ho avuto: fa un gran lavoro, si vede in tutto quello che facciamo. Abbiamo migliorato tanto in campo. Anche Gasperini è stato importante, in sei mesi ho fatto vedere ciò che potevo fare”.

Su Borini: “Ci ho giocato un anno: quando ho giocato con lui faceva sia la punta sia l’esterno, può dare una mano perché può giocare in tante posizioni”.

Abbiati: “Milan una seconda famiglia, sono emozionato. Il sogno? Vincere subito”

Tornato al Milan nelle vesti di club manager, Christian Abbiati ha parlato così ai microfoni di Milan TV:

“Sono molto emozionato, tornare nella mia seconda famiglia è bellissimo. Ho accettato subito quando me l’hanno proposto. Se pensavo di tornare? No, anche perché con il cambio di società vedevo tutto un po’ diverso. Invece la nuova proprietà mi ha chiamato e ho accettato subito. Sono contento di essere di nuovo qui e di lavorare con la squadra. Io sarò a Milanello, per qualsiasi problema ci sarò io, poi riferirò eventuali problematiche alla società.

Partiamo da una buona base, ho parlato anche con alcuni ex compagni e mi hanno detto che in questa stagione la situazione nello spogliatoio era migliorata. Dobbiamo tornare tra le prime quattro, per la società è importante tornare subito in Champions League.

Il sogno è tornare subito a vincere. La scorsa stagione deve essere un punto di partenza per ripartire. Far fare il Museo del Milan come prima cosa è positivo. Alla prima gara a San Siro capiranno ancora di più cos’è il Milan.

Gattuso? Sono felice che sia tornato anche lui. Allenare la Primavera non è facile, quindi gli faccio il mio in bocca al lupo”.

Redondo, storia di un signore del calcio

Fernando compie oggi 48 anni e la redazione di acmilan.com ha deciso di festeggiarlo ricordando la sua avventura rossonera

Che stagione quella stagione. Siamo nel 1999-2000, il Deportivo La Coruna vince la Liga, il Valencia di Gerard e il Barcellona di Rivaldo arrivano appaiati al secondo posto e il Real Madrid di Redondo arriva quinto. Tutte squadre molto vicine fra loro, racchiuse sotto il traguardo finale nel breve giro di 7 punti. I tre campioni appena citati sono solo apparentemente distanti ed estranei fra loro. L’estate del 2000 infatti li accomuna tutti nei tragitti spagnoli di mercato del Milan che prepara il preliminare di Champions League in vista della stagione successiva, 2000-2001.

COSA ACCADE NELL’ESTATE DEL 2000
Il primo giocatore su cui si concentra Adriano Galliani è il talentuoso centrocampista del Valencia allenato da Hector Cuper, ovvero Gerard Lopez. In quella squadra erano molto seguiti e sognati all’estero anche Mendieta e Farinos, oltre a Claudio “il Piojo” Lopez, ma era proprio Gerard il principale oggetto dei desideri del mercato internazionale. A quei livelli di prezzo, però, 48 miliardi di lire, il Milan non riuscì a battere la concorrenza del Barcellona che si aggiudicò il giocatore. Due settimane dopo rispetto al primo viaggio per Gerard, il Milan riesce a concludere un’altra trattativa a quota 35 miliardi di lire. Veste il rossonero Fernando Redondo, 31 anni, reduce dai fasti del dribbling di taconazo ai danni di Berg. Era un Manchester United-Real Madrid 2-3 all’Old Trafford a favore delle merengues, proprio grazie al gol decisivo di Raul su assist di Redondo successivo alla sua spettacolare giocata sulla fascia. Qualche giorno dopo, Adriano Galliani, lo ha confessato lo stesso dirigente rossonero nello scorso novembre su Milan TV, saltò una amichevole di agosto a San Siro fra Milan e Real Madrid, proprio per cercare anche il colpo Rivaldo. Ma il brasiliano non potè muoversi da Barcellona: sarebbe arrivato al Milan due anni dopo, ancora in tempo per disputare alcune gare in rossonero proprio con Redondo. Le fasi decisive della trattativa dell’estate 2000 per il Redondo nuovo colpo rossonero, furono condotte da Adriano Galliani e Ariedo Braida a margine del Lago Lemano, in Svizzera, nei pressi di Ginevra.

REDONDO E IL “TAPIS ROULANT” FATALE
Quante leggende metropolitane. Quanti soprannomi, fra cui l’argentino di cristallo. Secondo alcuni era già arrivato con qualche problema, secondo altri si trattò di una vera e propria, sfortunata, fatalità. Insomma, al primo allenamento dopo la firma del contratto con il Club rossonero, il buon Fernando si infortuna al ginocchio. Sembra su un tapis roulant della palestra di Milanello. Si valuta inizialmente che possa guarire con le dovute terapie, in forma assolutamente conservativa. E invece nell’ottobre 2000 viene operato. I sei mesi di assenza previsti inizialmente, dopo il primo intervento chirurgico, non bastano. Un anno dopo, rispetto a quell’agosto 2000, Redondo è ancora ai box e, da gran signore, si autosospende lo stipendio. Quando tutti lo danno ormai per finito, invece, Fernando ritorna e lo fa in grande stile, passando dalla Champions League vinta nel 2000 con il Real Madrid a quella del 2003 nella Finale di Manchester con il Milan.

2 FEBBRAIO 2003: REDONDO È DAVVERO TORNATO
Il 2 febbraio 2003, Redondo ha disputato la sua prima gara dal primo minuto in Campionato con la maglia del Milan. Era una domenica pomeriggio e furono i gol di Pirlo e Inzaghi a battere Ballotta e a dare la vittoria, 2-1 il risultato finale, al Milan sul Modena. Il 2 febbraio 2003 è stata una delle date del gran ritorno di Redondo. Il campione argentino aveva esordito in maglia rossonera in gare ufficiali due mesi prima, in Coppa Italia, in un Milan-Ancona 5-1 a San Siro. Ma il grande applauso per lui scattò da tutto lo stadio, che aveva preso a cuore le sue sorti, al suo ingresso in campo nei minuti finali, in sostituzione di Shevchenko, di un combattuto Milan-Roma 1-0 del 7 dicembre 2002. Anche alcuni recuperi di palla di Fernando aiutarono il Milan ad arrivare a fine partita con i tre punti in più in classifica. Redondo, dopo quel Milan-Modena 2-1 dal primo minuto, avrebbe poi giocato più volte anche in Champions League: dal primo minuto nel gelo di Mosca contro la Lokomotiv, al Bernabeu contro il “suo” Real Madrid e a San Siro contro il Borussia Dortmund nel marzo 2003. Ma anche a gara in corso, contro l’Ajax a San Siro e contro l’Inter nella semifinale di andata. L’addio di Redondo ai colori rossoneri e ai campi di gioco si consuma proprio a San Siro, fra gli applausi, al termine di un Milan-Brescia 4-2 del 16 maggio 2004, la gara della festa del 17′ scudetto rossonero, l’ultima recita anche di un certo Roberto Baggio.

Fonte: AC Milan

Così parlò Modric: “Via dal Real se rivinco la Champions”. E il Milan sogna…

“Se vinciamo la dodicesima me ne vado”. Parole e musica di Luka Modric, carpite poche ore prima della finale di Cardiff, che avrebbe visto ancora una volta il Real Madrid salire sul tetto più alto d’Europa. E ora, sul talentuoso croato, si scatenano le voci di mercato più disparate.

Non è un mistero che Modric piaccia a molti, nonostante l’età non più verde (32 anni a settembre) e un contratto ancora lungo coi blancos (scadenza 2020). Il Bayern Monaco, ad esempio, a caccia dell’erede di Xabi Alonso, ma anche in Italia, con Sarri che si è detto più volte “innamorato” del centrocampista di Zara. Per il Milan, invece, sono più i tifosi a sognare di vedere arrivare uno dei migliori giocatori d’Europa.

I segnali mandati da Modric, d’altronde, sono stati più che sibillini. La sua passione giovanile (e non solo) per il Milan è nota, così come qualche like galeotto su Instagram a coreografie e foto che ritraggono la curva rossonera. Ancora poco per immaginare una trattativa di mercato, ma sognare non costa nulla…

Morata: “Io via dal Real? Difficile. E in Italia la mia squadra è la Juve”

Seconda Champions League con le Merengues, ma chiacchierato in ottica mercato verso il Milan, Alvaro Morata ha parlato così del proprio futuro:

Il Real Madrid è la mia casa e la mia intenzione è quella di restare. Le voci? Leggo sui giornali, ma è davvero difficile che vada via dal Real, comunque vedremo. L’Italia mi piace – riporta SportMediaset – ma sapete che la mia squadra in Italia è la Juventus“.

Fassone: “Gigio? La situazione è chiara. Morata calciatore splendido: settimana prossima…”

L’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, ha parlato di attualità rossonera ai microfoni di Sky Sport.

Sulla finale di Champions e sulla sua presenza a Cardiff: “Sono giornate bellissime quelle che stiamo vivendo qui, anche per chi ha la fortuna di partecipare alla finale da protagonista. Abbiamo avuto altri esempi di squadre che ce l’hanno fatta in tempi ragionevoli, se non sbaglio i calcoli ci son voluti 5 anni: non diamoci un obiettivo temporale, ma sarebbe bello regalare ai nostri tifosi al più presto un momento così. Intanto torniamo in Champions, poi vediamo. Chi vincerà stasera? Non so, ma mi sembra una Juve più matura e pronta rispetto ad anni fa e non so dire chi è più forte delle due, ci divertiremo e vinca il migliore”.

Sul mercato: “Abbiamo avuto questi famosi 8-9 mesi tra agosto e aprile per poter andare in giro per l’Europa per incontrare club e agenti, Mirabelli ha fatto un grandissimo lavoro, e quando abbiamo potuto incontrare Montella eravamo già in posizione avanzata e abbiamo potuto condividerla con lui. Un paio di acquisti li abbiamo ufficializzati: avevo promesso che mi sarebbe piaciuto, per il 3 luglio, dare più o meno il 60-70% della rosa a disposizione dell’allenatore e stiamo continuando a lavorare su questa strada. Incontro con Jorge Mendes? In questi due giorni siamo venuti a Cardiff per vedere la partita ma anche perchè il mondo del pallone è qui in questo momento, ci sono tutti i club più importanti e le federazioni, quindi siamo rimbalzati da un incontro all’altro, vedendo anche Mendes che gestisce alcuni giocatori molto importanti e vediamo insomma, stiamo lavorando nella direzione in cui anche il direttore e Montella vogliono, quindi vediamo cosa riusciamo a concretizzare. Giocatori di Jorge Mendes? Ha una lista di giocatori che gestisce davanti alla quale potremmo bendarci e pescare abbastanza bene, si sa quali siano le posizioni alle quali ambiamo per rinforzare un’ottima squadra ma lasciamo che i tifosi giochino e si divertano sui nomi…”.

Su Morata: “Il Real come si può immaginare è stata l’unica società con la quale abbiamo non avuto approcci tra ieri e oggi, siamo stati abbastanza al largo dal loro tavola al di là dei saluti e dell’in bocca al lupo: Morata è un nome che avete fatto e piace tanto, ma ci è sembrato corretto aspettare l’esito e la prossima settimana vediamo, è uno splendido giocatore”.

Su Donnarumma: “La situazione è abbastanza trasparente e chiara, meno complicata di quanto si possa immaginare: Gigio è il perno sul quale avremmo il desiderio di costruire il Milan del domani. Lo sa, gliel’abbiamo detto tante volte e abbiamo dimostrato la concretezza di fare un’offerta molto importante: ho sempre parlato di ragionevole sacrificio, non so se ragionevole sia ancora giusto, ma comunque un sacrificio importante perchè il giocatore lo merita. Ora la palla è a lui: spero col cuore che a 18 anni sappia quale sia la decisione giusta da prendere. Gli abbiamo chiesto un po’ di velocità, non posso immaginare di iniziare la stagione con un giocatore in scadenza, abbiamo bisogno di saperlo velocemente e confido la risposta possa arrivare nelle prossime ore: siamo fiduciosi. Abbiamo cercato di perdere tempo e lavorare, non con fretta ma con razionalità, abbiamo avuto i mesi precedenti per impostare: nelle prime chiacchierate con l’agente di Donnarumma gli avevamo testimoniato i piani e credo ora ci siano tutte le condizioni per vedere il Milan fare passi in avanti l’anno prossimo. Giochiamo l’Europa League, vogliamo essere una delle prime 4 e sappiamo che il gap non si possa colmare in 5 minuti, mi auguro che possa essere una delle 11 colonne dell’anno prossimo”.

Cardiff, altri incontri di mercato per Fassone e Mirabelli

Tra l’attesa per la finale di domani e l’eccitazione per una giornata così importante, a Cardiff c’è spazio anche per parlare di mercato. In questo caso di quello del Milan. Nella capitale gallese, infatti, sono presenti Mirabelli e Fassone, che domani hanno in programma diversi incontri di mercato: uno anche con Jorge Mendes.

Il mercato del Milan è più vivo che mai: la società rossonera aspetta risposte da Donnarumma e attende di vedere se Lotito abbasserà le pretese per Biglia. Nel frattempo c’è fiducia per l’operazione Morata nonostante la concorrenza induca alla prudenza.

Fonte: Gianluca Di Marzio

Kakà: “2007 apice della carriera, sono grato al Milan. I cinesi? Vedo buoni segnali”

L’ex fuoriclasse del Milan, Kakà, ha rilasciato una lunga intervista ai taccuini de La Gazzetta dello Sport.

Su Juve-Real: “Ho affetto per Buffon, ho amici nella Juve come Dani Alves e Higuain. Ma a Madrid ci sono stato quattro anni della mia vita. A Madrid ho sofferto, ho avuto risultati peggiori di quelli che mi aspettavo, ma i giocatori sono amici. C’è Cristiano, c’è Marcelo, tanti altri, e Florentino Peres al quale sono rimasto legato. È inevitabile tifare Real.

La Juve è una squadra temibile e di certo sarà una partita equilibrata, bella, divertente. Il Madrid ha un attacco fortissimo, la Juve una difesa fortissima. E poi ha battuto il Barcellona e questo ha dato forza alla squadra. Il Real Madrid però ha eliminato il Bayern, un’altra delle favorite. Tutte e due le finaliste hanno vinto il campionato: insomma, sarà una gara speciale.

Real favorito negli episodi arbitrali? Finché non ci sarà la moviola in campo accadranno queste cose, sono sempre successe. Da quando gioco a calcio è così. Però il Madrid ha battuto il Bayern a casa sua e non è poco. Qui in America stanno cercando di inserire la moviola anche nel soccer. Quando accadrà anche in Europa finiranno le polemiche, ma il calcio perderà anche un po’ del suo fascino.

La difesa della Juve è fuori dal normale, il livello è altissimo. Però hanno segnato anche gol bellissimi. Alla Juve c’è Dybala, c’è Dani Alves che non si stanca mai di sorprendere. È una squadra equilibrata”.

Su Allegri: “Ho lavorato con lui sei mesi. Allegri è un osso, come si usa dire. Organizza bene la squadra, è preparatissimo sulla parte tattica, conosce bene gli avversari. È un allenatore intelligente”.

Su Zidane: “Non ho avuto molti contatti con lui al Real perché allora allenava la squadra B. Poi ha fatto un po’ il secondo di Mourinho, ma abbiamo lavorato poco insieme. Però sorprende: una Champions League, una Liga, un’altra finale in poco tempo. È stato un super calciatore ed è super anche adesso. Non è facile, perché vincere da giocatore è completamente diverso. Zidane è un esempio per tutti. Era un campione ma ha cominciato un nuovo lavoro allenando i ragazzini, mettendosi in gioco, con umiltà. Non è semplice. I risultati che ha ottenuto sorprendono, eppure credo che il suo successo non arrivi per caso”.

Sul futuro: “Non penso di fare l’allenatore, ma non si sa mai. Uno dei corsi che vorrei seguire è quello di Coverciano. In Italia ho imparato tanto sul calcio e potrò imparare di più. Magari non per fare l’allenatore ma per capire. Da giocatore si pensa a tagliare solo una testa, quella dell’allenatore, da allenatore ne devi tagliare tante. È un lavoro difficile anche per chi è stato calciatore. Io vorrei giocare ancora un paio d’anni, poi vorrei restare in America”.

Su Totti: “Immagini fantastiche quelle dell’addio, emozioni forti. Un addio bellissimo, una festa che si meritava”.

Sul Pallone d’oro: “Per i risultati lo darei a Cristiano. I gol, i numeri incredibili di questa stagione parlano da soli, non c’è bisogno di aggiungere nulla alle statistiche. Ma per la carriera lo darei a Gigi. Sarebbe una specie di regalo a tutti questi anni, un modo di arricchire il suo bilancio complessivo, perché ha vinto tanto e se vince anche la Champions League penso sarebbe giusto premiare lui. Non soltanto per i risultati, ma per le motivazioni che ancora ha. Però i numeri di Cristiano sono impressionanti. Sarà una scelta difficile e logicamente peserà il risultato della finale”.

Su Marcelo e Dani Alves: “Sono due ragazzi felici, con idee e caratteristiche particolari. A Madrid Marcelo è andato avanti con i suoi capelli strani e il suo modo di giocare molto brasiliano, senza cambiare mai la sua personalità anche quando veniva criticato. E Dani è uguale: gioca leggero. Dani canta, si mette gli occhialoni, non si stanca di stupire con gli atteggiamenti, ma è un professionista come pochi. È un brasiliano con mentalità europea, un martello sul lavoro. Dani e Marcelo fanno la differenza anche in nazionale.

Stupito dalle iniziali difficoltà in Italia di Alves? No, perché doveva capire. Veniva dalla Spagna e in Italia il calcio è molto tattico. Quando capisci il calcio in Italia, poi è più facile giocare dappertutto. In Italia si organizza la squadra, in Spagna, come in Brasile, si gioca. Ma Dani è intelligente: ha capito in fretta, e ora si vede”.

Sulla Champions e sul 2007: “Ho ricordi bellissimi, perché è stato l’anno migliore della mia carriera. Mi dispiace non essere stato a Milano quando i miei ex compagni si sono riuniti per i dieci anni, ma ho chiesto di rifare la cena ogni anno, per rivederci, non solo per celebrare la Champions. È stato un anno speciale per me e sono grato al Milan e ai compagni: senza il gruppo non avrei raggiunto i successi individuali”.

Sul nuovo Milan: “Penso che si ricomincia. I segnali sono buoni. Mi sembra che ci siano idee e voglia di riportare il Milan in alto, e lo stesso vale per l’Inter. La Juve è un esempio: dopo la crisi si è tirata su. Poteva trovare giustificazioni ma si è rimessa a lavorare e ora si gioca la seconda finale di Champions League in tre stagioni, per non parlare di tutti i campionati che ha vinto. Nella rinascita della Juve c’è un messaggio per Milan e Inter. Il messaggio è: c’è sempre una soluzione”.

Fassone-Mirabelli volano a Cardiff: in programma alcuni incontri di mercato

Juventus-Real Madrid, ci sarà un po’ di rossonero a Cardiff. Questa mattina in partenza per il Galles dall’aeroporto di Caselle-Torino c’erano anche il ds del Milan, Mirabelli e l’amministratore delegato Fassone.

I due dirigenti milanesi hanno anche incrociato Beppe Marotta e Pavel Nedved: solo un saluto, nessun colloquio su eventuali trattative. Poco dopo è arrivato anche Fabio Paratici con la squadra. Non sarà solo un viaggio di piacere per Mirabelli e Fassone: in programma ci sono alcuni incontri di mercato e di rappresentanza.

Fonte: Gianluca Di Marzio

Tolisso, due di picche a Milan e Inter: “Voglio la Champions”

«È importante giocare i match più importanti d’Europa per essere pronti a disputare il Mondiale, voglio giocare la Champions League», ha dichiarato Corentin Tolisso, spegnendo subito gli interessamenti di Inter e Milan emersi negli ultimi giorni.

Il classe ’94 del Lione ha parlato anche del “no” al Napoli: «È stato complicato, ma ero giovane e avevo ancora voglia di giocare nel Lione. C’era la prospettiva della Champions e la squadra era buona», ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Le Dauphine.

Tolisso, ad ogni modo, è pronto a cambiare arua: «Oggi sono pronto, se ci saranno offerte le studierò coi miei rappresentanti e i miei genitori, poi vedrò se andare dal presidente per dirgli che voglio andare via».

Birindelli: “Manchester? Juve più forte del Milan, in finale con due pareggi…”

L’ex calciatore della Juventus, Alessandro Birindelli, ha ricordato la sconfitta nella finale di Champions del 2003 contro il Milan:

“Mi rivedo sul charter, bloccato per due ore e mezza ad aspettare che partano i voli dei tifosi milanisti, noi in coda e loro a festeggiare. L’avevo già persa una volta questa maledetta Coppa, però la seconda fa più male perché sai che è l’ultima e intanto ripeti a te stesso ma bravo, grandissimo, sei riuscito a buttare via due volte la Coppa dei Campioni in finale.

Il Milan era meno forte di noi che avevamo eliminato il Barcellona e i galacticos, loro invece andarono in finale dopo due pareggi contro l’Inter – ha dichiarato Birindelli a la RepubblicaCi sentivamo favoriti. Entrai al posto di Tudor al 42’ e niente, non succedeva niente. Si arrivò ai supplementari quasi per inerzia. A un certo punto si fece male Roque Junior e il Milan aveva esaurito i cambi. Allora dicemmo a Zalayeta di provare a sfondare da quella parte, gli gridavamo ‘puntalo!’, il brasiliano in pratica camminava però niente, eravamo stanchi, poco lucidi e non ne approfittammo.

Dopo i supplementari senza gol, Lippi aveva chiesto chi se la sentisse. Chi diceva di stare male, chi si nascondeva. L’allenatore mi guardò e io gli risposi okay, non c’è problema. Gli andavo incontro e Dida mi pareva più alto della traversa. Sto camminando verso una montagna di portiere e penso dove tirerò, mi vengono mille idee in una manciata di metri, so che Dida è uno specialista nel parare i rigori. Infine calcio, finalmente, incrociando il destro a mezza altezza: gol”.

Berlusconi: “Milan, provo ancora dolore. Champions? Forza Juve!”

E’ iniziata la settimana già importante della stagione per la Juventus, i bianconeri preparano la partita in programma sabato sera a Cardiff contro il Real Madrid. La squadra di Massimiliano Allegri vuole tornare a vincere un trofeo che manca dal 1996 e sull’argomento si è pronunciato anche l’ex numero uno del Milan Silvio Berlusconi. Così l’ex presidente del club rossonero – prima di ricevere il premio Rosa Camuna insieme a Massimo Moratti da parte del presidente della Lombardia, Roberto Maroni – ha parlato dei bianconeri e della sua preferenza per quanto riguarda la squadra vincitrice.

“Io per antica educazione voluta da mio padre ho sempre tifato Inter quando era impegnata con altre squadre o in match internazionali – ha confessato Berlusconi – e la stessa cosa farò sabato sera per quello che riguarda la finale di Champions, anche se so di suscitare dispiacere a qualcuno, con la Juventus che incontrerà il Real Madrid. Quindi dico ‘Forza Juventus’, anche se non possiamo sotterrare asce perché non ce ne sono mai state tra noi. I miei – al Milan – sono stati anni fantastici, nei giorni scorsi volevo andare a Milanello per salutare tutti ma non ci sono riuscito perché in me è ancora forte il dolore per aver lasciato il club. Presto comunque ci andrò per ringraziarli tutti. Devo anche ringraziare Moratti per tutti i sacrifici che ha fatto nel sostenere l’Inter, a volte lo guardavo stupito. Lo ha fatto solo ed esclusivamente per l’Inter”.

Il dolore di aver lasciato il Milan è ancora molto forte. Sono stati anni fantastici: sabato volevo andare a Milanello per salutare ma non ci sono riuscito perché il dolore di aver lasciato il Milan è ancora molto forte – spiega l’ex Cavaliere -. Dico grazie ai tifosi rossoneri: senza il loro entusiasmo in questi 30 anni, questi successi non sarebbero stati possibili. Ho cercato a Milano e in Italia imprenditori capaci di rilevare il Milan, ma non c’è stata una sola risposta – fa sapere -. Abbiamo dovuto lasciare perché con l’arrivo degli sceicchi i valori sono diventati da Monopoli. Oggi in Italia non c’è nessuno che può competere, quindi con molto sacrificio ho dovuto rinunciare”.

Fonte: Sky Sport

Milan, proposta a Donnarumma: rinnovo con clausola rescissoria in caso di mancata Champions

Rinnovo, ma con clausola rescissoria. La Repubblica in edicola questa mattina ha esposto nel dettaglio la proposta contrattuale fatta dal Milan a Gigio Donnarumma: un quadriennale da 4 milioni netti all’anno, ma soprattutto la possibilità che si attivi una clausola rescissoria alla fine della prossima stagione in caso di mancato ingresso in Champions League.

“Morata vola a Milano”: pronti 60 milioni

Marca, importante quotidiano sportivo spagnolo, si sbilancia sul futuro di Alvaro Morata. Il titolo del giornale sull’attaccante del Real Madrid e della Nazionale, obiettivo numero uno del mercato del Milan, è estremamente chiaro: “Morata vola a Milano”, con riferimento a una trattativa il cui esito potrebbe davvero premiare i rossoneri.

I dettagli dell’operazione Morata-Milan sono i seguenti: il Diavolo offre al Real 60 milioni per il cartellino del giocatore – le Merengues vorrebbero arrivare a strapparne 70-75, ndr – mentre per il giocatore è pronto un super contratto da 7,5 milioni netti a stagione. Oltre – prosegue l’edizione odierna di Marca al ruolo di stella della squadra: l’elemento che potrebbe dar definitivamente breccia in Morata, che non ha alcuna intenzione nell’anno che porta al Mondiale di sedere un’altra stagione in panchina. Tutto, in ogni caso, è rimandato a dopo la finale di Champions del prossimo 3 giugno.

Attenzione però alla concorrenza del Man United, fresco vincitore dell’Europa League. Mourinho vorrebbe Morata con sé in Premier League, tanto da aver avanzato al Real una suggestiva proposta di scambio: De Gea andrebbe alla corte di Zidane in cambio dell’ex Juve e di 25 milioni di euro. Occhio anche al Chelsea, che però sembra più orientato su Lukaku.

Istanbul 12 anni dopo, senza rancore

Dopo quella serata niente ha fatto più male al Milan. E 12 anni dopo, qualcosa abbiamo capito…

Sono due i luoghi della sconfitta rossoneri. Di Verona si sa tutto, è fatale e ciclica. Istanbul no, è sfuggente e misteriosa. Nessuno, 12 anni dopo, tutt’altro che un’eternità, si capacita di come sia potuta accadere. Proprio in quel modo. Una analisi impossibile, soprattutto perchè per andare in profondità bisogna ricordare uno ad uno i dettagli, le sfumature di quella notte e ben presto si raggiunge il limite. Però a Istanbul non possiamo sfuggire, c’è, esiste, fa parte della storia del Milan. Tutti i tifosi rossoneri fanno i conti, saltabeccando col pensiero fra un ricordo e l’altro, con quello che hanno provato quella sera, come l’hanno provato, con chi l’hanno provato. È una data, un giorno della nostra vita che anche la storiografia ufficiale deve metabolizzare. Per essere vera e credibile, la storia di un grande Club non può essere immune dalle sconfitte. Se così fosse sarebbe plastica e il calcio invece è vita all’ennesima potenza.

IL MILAN È TORNATO DA ISTANBUL
Quella notte sembrava tutto impossibile. Persino il ritorno a casa. La bolla, l’apnea negativa sembrava avesse fermato il tempo. Tornare? Dove? E soprattutto perchè, dopo tutto questo? Cosa ci sarà mai ancora da aggiungere, dopo che il calcio è stato così calcio… scavandoci dentro, proprio a noi, come non mai. E invece bisognava farlo, si doveva tornare a guardare avanti. Un pensiero ha ispirato il Milan: saper risalire da questo strapiombo, può essere la vera vittoria. Quella che non si scorda mai. Nessuna vergogna, nessun senso di colpa, così bello e potente come nel primo tempo di Istanbul, il Milan lo era stato poche volte nella sua esistenza. Dopo la fatal Verona del 1973, un altro Milan ci aveva messo sei anni per riprendersi. Più di trent’anni dopo, bisognava metterci maledettamente meno. Gli occhi gonfi di Villiam Vecchi ed Hernan Crespo, in aeroporto il giorno dopo la “Finale”, però non promettevano niente bene.

IL MILAN HA IMPARATO DA ISTANBUL
Dopo l’incubo del 3-0 diventato 3-3, il Milan non sarà mai più sicuro e padrone della situazione in campo. Era la sentenza degli avversari, Milan choccato, Milan sotto ipnosi. All’inizio era proprio così. La squadra di fine estate 2005 giocava, andava ad Ascoli, a Genova, ma sembrava stranita, ancora pervasa da brividi di rimpianto e di paura. Non è stata immediata, poi però è arrivata. La scorza. La pelle dura. Quell’anelito salvavita che ti fa vacillare, ma mai più cadere. Dopo Istanbul, niente ha fatto più male al Milan. Non ha fatto male il gol annullato a Sheva a Barcellona in semifinale, e poi tutto il resto. Calciopoli? Non fa male. L’anatema dell’UEFA dell’agosto 2006? Non fa male. Il 13° posto in classifica del novembre 2006? Non fa male. Nemmeno Van Buyten e Rooney fanno male. Grazie a Istanbul, il Milan sarebbe diventato un granitico, giubbotto anti-proiettile. Come il Liverpool di Atene ben sa. Istanbul sei stata devastante, crudele, ma 12 anni dopo, qualcosa abbiamo capito. Il nostro non è un grazie, ma un qua la mano. Senza rancore.

Fonte: AC Milan

Galliani: “Milan, esulto esattamente come prima. L’Europa? Sono contento. Berlusconi…”

Presente alla cena organizzata dagli ex milanisti per celebrare i 10 anni dalla vittoria della Champions League 2007, l’ex a.d. rossonero Adriano Galliani ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Sto bene, mi sto occupando di altre cose. Quando vedo le partite del Milan, la mia emotività è la stessa ed esulto esattamente come prima a ogni gol. Sono contento che il Milan sia tornato in Europa League. Oggi – ha svelato Galliani – ho pranzato con Berlusconi: stasera aveva altri impegni, altrimenti sarebbe venuto anche lui. Mi ha chiesto di salutare tutti perché ha un grande ricordo di quella serata di 10 anni fa”.

Gattuso: “Champions? Tifo Juve tutta la vita”

Dieci anni fa, il 23 maggio 2007, Rino Gattuso alzava al cielo la Champions League nella finale vinta dal suo Milan 2-1 sul Liverpool, in quella che era una rivincita di Istanbul. A dieci anni di distanza (con in mezzo l’Inter nel 2010), un’altra italiana può vincere di nuovo la coppa.

“Da italiano, sono tutta la vita dalla parte della Juventus nella finale contro il Real Madrid – dice Ringhio, ormai ex allenatore del Pisa, a Sky Sport24 -. Abbiamo bisogno di tornare sul tetto d’Europa e speriamo che una squadra italiana possa riportare la Champions in Italia. Fino a due, tre anni fa sembrava qualcosa di impensabile, invece adesso questa Juve, con lo stadio nuovo e con la società ha costruito una squadra importante. Non sembra un club italiano, è un qualcosa che fa bene al nostro calcio“.

Quanto al suo Milan, passato in mani cinesi, Gattuso dice: “adesso arriva il momento del mercato e la tifoseria si aspetta acquisti importanti e lo faranno. È chiaro che dopo il passaggio di mano della società, vedremo il campo che risposte darà. Il Milan ha una storia importante che dovrà essere onorata e mai dimenticata.

Fonte: Tuttosport

Ancelotti ricorda Atene: “La vittoria di un gruppo di uomini. Inzaghi…”

L’ex allenatore del Milan, Carlo Ancelotti, ha ricordato così il trionfo in Champions League di Atene, avvenuto esattamente dieci anni fa:

“Volevo il Liverpool in finale, lo volevo io e lo volevano i ragazzi. Troppo bello potersi prendere la rivincita due anni dopo Istanbul. E troppo bello arrivare in fondo alla Champions dopo che nessuno, a inizio stagione, avrebbe scommesso un euro su di noi. La verità è che quella fu la vittoria di un gruppo di uomini. Uomini veri, gente che si aiuta in campo e fuori, che lotta per un obiettivo comune. Non eravamo favoriti, forse non eravamo nemmeno i più forti, però abbiamo alzato la coppa e questo significa che eravamo una squadra.

Ad Atene eravamo andati nel girone, contro l’Aek, io mi ero lasciato andare a una dichiarazione che poteva apparire da presuntuoso: ‘Siamo venuti qui per misurare il campo in vista della finale’. E lo pensavo. Perché l’obiettivo di tutti, dal presidente al magazziniere, era quello: un’altra Champions – ha raccontato Ancelotti a La Gazzetta dello Sport.

Il 3-0 al Manchester United, in semifinale, fu magnifico. La partita perfetta. Sapevo che quella vittoria ci avrebbe dato ancora più sicurezze in vista di Atene. La formazione ce l’avevo in testa da molto, ma proprio alla vigilia mi venne un dubbio. Inzaghi era a pezzi, non faceva gol neanche nelle partitelle d’allenamento. Gilardino, invece, era su di giri e aveva segnato allo United. Ci pensai un po’ e poi decisi: Inzaghi. Perché? Semplice, ho puntato sul fiuto di Pippo e sulla sua capacità di essere decisivo in una partita così. Per fortuna non mi sono sbagliato…”.

23 maggio 2007. Per la settima volta sul tetto d’Europa

Esattamente 10 anni fa il Milan diventava campione d’Europa per la settima volta nella sua storia battendo il Liverpool in quella che è stata definita “la rivincita di Istanbul”.

Abbiamo ancora negli occhi quella partita, la tensione, la paura dell’avversario che appena due anni prima ci aveva sfilato dalle mani una coppa che sembrava già nostra, gli sguardi dei nostri campioni, i vari Ambrosini, Maldini, Oddo, Kakà, Pirlo, Seedorf, Inzaghi, Gattuso, Dida, Nesta, Jankulovski, senza ovviamente dimenticare il sapiente manovratore Ancelotti in panchina.

La formazione del Milan che ha battuto il Liverpool il 23 maggio 2007.

Abbiamo visto e rivisto gli highlights di quel giorno: l’attimo in cui Inzaghi tocca con la spalla il pallone calciato da Pirlo sul finire del primo tempo e lo manda in rete per il vantaggio rossonero, il passaggio filtrante di Kakà ancora per Inzaghi che accarezza il pallone con una dolcezza incredibile e lo fa rotolare lentamente, quasi troppo lentamente oltre la linea della porta difesa da Reina, il gol del Liverpool segnato da Kuyt che fa riapparire per più di qualche istante, vecchi fantasmi che credevamo estinti, ma soprattutto ricordiamo la festa, la totale gioia che ci ha pervaso alla fine dei 90 minuti di partita.

Non voglio ripercorrere la cronaca della partita o le statistiche varie della competizione, dato che tutti ricordiamo bene quella partita e le precedenti con Manchester United, Bayern Monaco e il difficilissimo ottavo di finale contro il Celtic. Ci tengo però a condividere un ricordo che è legato a quella serata fantastica e che mi fa sorridere quando lo rievoco.

All’epoca avevo 17 anni e il periodo di maggio, come ogni liceale disperato sa bene, è caratterizzato dalle ultime interrogazioni e verifiche prima della fine del quadrimestre, soprattutto in materie in cui si è un po’ deboli e in cui si tenta il recupero in extremis.

Una delle mie bestie nere al liceo è sempre stata latino (l’altra è da sempre matematica), il caso ha voluto che il giorno dopo la finale di Champions fosse in programma l’ultima versione di latino del quadrimestre e, ironia della sorte, ricordo che ero teso molto di più per quella che per la finale di Champions. Il piano prevedeva di ripassare con un amico prima della partita, goderci la finale e tutto quello che sarebbe successo dopo, per poi usare come giustifica eventuale ad un insuccesso scolastico: “Ma prof. c’è stata la finale di Champions!”.

Non ricordo la versione di latino, ricordo molto bene i caroselli per la strada, bandiere rossonere ovunque, Piazza Duomo vestita con l’abito da sera, quello più bello, a tinte rossonere. Ricordo gioia infinita, urla, esaltazione mistica e un rientro più che tardivo a casa.

E la versione?

Non so ancora come a 10 anni di distanza, ma presi 7, stesso numero della coppa alzata al cielo da Paolo Maldini la sera del 23 maggio 2007. Il caso non esiste.

Piccola o grande, l’Europa del Milan è sempre festa

Domenica centrato il ritorno nelle coppe, oggi gli eroi di Atene si radunano dieci anni dopo (via “il Giornale”)

È perfetta la sintesi di Arrigo Sacchi, uno che ha legato la propria carriera di rivoluzionario del calcio al lancio del Milan di Silvio Berlusconi.

Ha detto: «Auguro al Milan un nuovo inizio ma i ricordi berlusconiani sono ingombranti». Perciò ha fatto un certo effetto, presso il popolo rossonero, quella festa dopo l’accesso all’Europa league, sotto la curva amica, con Montella lanciato in aria, rito che a San Siro era di solito riservato alle grandi conquiste internazionali o all’arrivo dello scudetto.

Il sapore è stato diverso: ha rappresentato più uno sberleffo rivolto al flop interista che un’autentica conquista degna della storia milanista. E la conferma di questo doppio standard è arrivata grazie a una curiosa coincidenza. Oggi infatti i reduci di Atene 2007, l’ultima Champions della magica collezione, con in testa Carlo Ancelotti e Adriano Galliani, sono pronti a radunarsi in un ristorante per ricordare l’ultima impresa di quel Milan che fu capace dalle ceneri di calciopoli di risorgere in tempo utile per guadagnarsi col play-off vinto contro la Stella Rossa di Belgrado, l’accesso all’autostrada che lo portò ad Atene, alla rivincita col Liverpool.

Sarà una cerimonia intima, location tenuta segreta dagli organizzatori, senza il sigillo del Milan cinese che avrebbe voluto in un primo tempo accogliere la rimpatriata a casa Milan. Una sola concessione è stata fatta: Ambrosini potrà passare oggi da via Aldo Rossi per ritirare la coppa delle grandi orecchie che sarà esposta al centro della tavolata.

Alla nostalgia canaglia del vecchio Milan pieno di allori, ha fatto quasi da contrapposizione l’attivismo di Fassone e Mirabelli impegnati sul mercato per rimodellare la squadra arrivata sesta e perciò ai preliminari di Europa league (confermata la cancellazione del derby nella tournèe asiatica). Ieri mattina a Milano si è presentato Mateo Musacchio, 27 anni ad agosto, difensore centrale di Villarreal e nazionale argentino, passaporto italiano: è ufficialmente il primo acquisto del Milan di mister Li. Per chi è amante dei corsi e ricorsi storici vale una rievocazione: anche il Milan di Berlusconi debuttò sul mercato con l’acquisto di Dario Bonetti, un difensore centrale. Non solo.

Mentre Musacchio svolgeva le visite mediche regalando la solita banale frase («sono molto contento») la nuova coppia di dirigenti ha compiuto un blitz a Roma per allacciare la trattativa con la Lazio riferita a Keita (Marotta nel frattempo si è defilato) e a Biglia, attaccante veloce e regista di centrocampo. Già definiti, solo da perfezionare, gli altri due arrivi: Rodriguez e Kessiè. Più che una campagna di rafforzamento è un’autentica rifondazione.

Fonte: di Franco Ordine per “il Giornale

Crespo: “Il mio Milan squadra incredibile, ma Istanbul fu terribile…”

L’ex attaccante del Milan, Hernan Crespo, ha ricordato così i propri trascorsi in rossonero: 

“Era una squadra incredibile, ovunque ti giravi c’era un Pallone d’Oro. Ricordo Istanbul, fu terribile. Era tutto troppo perfetto per essere vero: la doppietta, il gol di Maldini… alla fine uscii dallo spogliatoio per vedere con i miei occhi la premiazione del Liverpool e solo lì realizzai“, ha dichiarato il Valdanito a Premium Sport.

Paolo Maldini, Dejan Savicevic, Fabio Capello e Daniele Massaro in posa con la Champions League vinta dal Milan nel 1994

18 maggio 1994, Milan-Barcellona: la “Partita del Secolo”

La camera sul Partenone, le critiche di Cruyff, la tensione. Riviviamo Milan-Barcellona attraverso i ricordi di uno dei grandi protagonisti in campo: Filippo Galli

Due partite con l’Aarau e un solo gol all’attivo, due partite con il Copenaghen e la meraviglia della sestina rossonera allo stadio Parken, un girone teso, tosto, equilibrato ma positivo contro Porto, Anderlecht e Werder Brema, fino alla semifinale in gara secca, unico precedente nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League a San Siro contro il Monaco. È così che il Milan era arrivato alla Finale di 23 anni fa, ad Atene, contro il Barcellona di Koeman, di Stoitchkov e di Romario, per non parlare di Guardiola e di Laudrup. Insomma, il grande Barça del Profeta del Gol, Johan Cruyff.

FILIPPO GALLI RACCONTA: 8 GIORNI PRIMA…
“Era il 10 maggio, la Finale si giocava il 18. Il Campionato l’avevamo vinto da 15 giorni e Fabio Capello sapeva di non poter schierare Baresi e Costacurta contro il Barça. Aveva bisogno di risposte ai suoi dubbi. Aveva già deciso di spostare Maldini al centro e di proporre Panucci a sinistra. Ma chi con Paolo al centro della difesa? Desailly oppure io…? Quella sera del 10 maggio, a Firenze, si giocava la Robert’s Noir Cup. Ranieri ci teneva, la sua squadra stava per tornare in Serie A. Perdemmo 2-0, con gol se non sbaglio di Effenberg e di Luppi. Penso che proprio quella sera Capello decise di schierare me dall’inizio ad Atene visto che anche Desailly, in cuor suo, preferiva forse giocare a centrocampo…”.

FILIPPO GALLI RACCONTA: I NOSTRI STIMOLI
“Sì qualcuno ci diceva delle critiche di Johan Cruyff e dei suoi pronostici sulla vittoria del Barcellona, ma di Johan avevamo comunque grande rispetto. No, i nostri stimoli erano altri. Volevamo rifarci della sconfitta dell’anno prima a Monaco contro il Marsiglia sempre in Finale, io volevo dimostrare di poter giocare dall’inizio una Finale come i miei grandi compagni di squadra. Il Barcellona restava favorito al di là delle dichiarazioni del grande Cruyff e sapevamo anche che alcuni nostri tifosi avevano avuto difficoltà a raggiungere Atene, eravamo consapevoli che il tifo sarebbe stato più dalla loro parte. Ecco perché in allenamento raggiungemmo una concentrazione che ci sfigurava. Ero in camera con Roberto Donadoni e ricordo che fissavamo il Partenone di continuo, speravamo che ci desse la giusta ispirazione per la partita…”.

FILIPPO GALLI RACCONTA: DA VAN BASTEN A ROMARIO
“Prima della grande sfida di quel 18 maggio, ad Atene era in ritiro con noi Marco Van Basten. Sapevamo che non poteva evidentemente giocare, eppure speravamo che dall’inizio della stagione successiva potesse tornare in campo. Anche se due mesi prima di Atene, io, Marco e il dottor Tavana eravamo stati prima ad Anversa dal professor Martens per me e poi ad Amsterdam dal professor Marti per lui. Mi impressionai molto a vedere quella caviglia, era davvero ancora messa male… Poi una volta in campo, ho e abbiamo pensato solo a giocare. A partita ancora aperta, deviai in angolo un tiro di Romario destinato al gol. Chissà cosa sarebbe successo senza quella deviazione…”.

FILIPPO GALLI: CAMPIONI ANCHE PER FRANCO E BILLY
“A bordo campo c’erano due nostri grandi squalificati, Franco Baresi e Billy Costacurta. Sapevamo che avrebbero lasciato il ritiro azzurro per starci vicini, li aspettavamo, in quel gruppo c’erano un orgoglio di appartenenza e una cultura del lavoro assolutamente inimitabili. Il loro arrivo non era stato una sorpresa per noi. Un gruppo vero si vede anche da questi particolari. Poi i nostri gol, la vittoria, la dedica anche a loro, a tutti i tifosi, anche a quelli che non erano riusciti a venire ad Atene. Con Donadoni eravamo strafelici anche sull’aereo di ritorno, sul volo che era riuscito a riportarci da Atene a Milano. Abbiamo atteso un paio d’ore in più prima di ripartire con la Coppa, ma per la Partita del Secolo questo e altro…”.

Fonte: AC Milan

23 maggio 2007 – 23 maggio 2017: #wearethechampions

Il Milan celebra il decennale della Finale di Atene insieme alle altre 6 vittorie della UEFA Champions League

Tra pochi giorni ricorre il decennale della vittoria della settima Champions League, conquistata il 23 maggio 2007 contro il Liverpool. Quella sera – ad Atene – la doppietta firmata da Pippo Inzaghi regalò a tutto il popolo rossonero una serata indimenticabile. Un’emozione intensa, quasi indescrivibile, che vogliamo condividere nuovamente con tutti i tifosi.

Dal 18 al 28 maggio, infatti, la Coppa riportata a Milano dalla squadra guidata da Carlo Ancelotti e oggi conservata insieme agli altri trofei a Museo Mondo Milan, sarà esposta all’interno del Casa Milan Store per permettere ai supporter di vederla da vicino, toccarla, e scattare un selfie. L’iniziativa sarà accompagnata dall’hashtag #wearethechamp10ns, che richiama il decennale, e una serie di contenuti video commemorativi.

Nella giornata di giovedì la Coppa sarà esposta dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Nei giorni successivi sarà possibile ammirare il trofeo dalle 15 alle 18. Domenica 21 maggio (il giorno di Milan-Bologna) invece, dalle 10 alle 13 e dalle 17.00, dopo la partita.

Saranno 10 giorni in cui AC Milan e Milan TV renderanno omaggio a tutte le 7 Champions League vinte nel corso degli anni: dal primo trionfo sul Benfica del 1963, al successo per l’appunto sul Liverpool del 2007, passando per le vittorie contro Ajax (1969), Steaua Bucarest (1989), ancora Benfica (1990), Barcellona (1994) e Juventus (2003). Emozioni forti, da Milan.

Il 23 maggio, inolte, il canale tematico rossonero dedicherà una maratona TV al percorso della stagione 2006/07, avviata con i preliminari e chiusa con la finale di Atene.

Altro appuntamento da non perdere è quello del 24 maggio, quando a Casa Milan – ore 17.30 presso la Gallery – ci sarà l’inaugurazione di una esposizione delle opere in mosaico di Orodè Deoro dedicate proprio alla Champions League. A darne battesimo Franco Baresi, capitano nel giorno in cui il Milan proprio il 24 maggio del 1989 vinse la sfida contro lo Steaua Bucarest.

Fonte: AC Milan

Montolivo: “Milan, stagione positiva. Il mio rientro? Il terzo esordio della carriera”

Il capitano del Milan, Riccardo Montolivo, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di SportMediaset. Di seguito le dichiarazioni più importanti rese dal centrocampista di Caravaggio.

Sul ritorno in campo: “E’ stato il mio terzo esordio. Dopo il primo da ragazzo e quello dopo la rottura della tibia c’è stato anche il terzo. Le emozioni si assomigliano molto. Rivivere l’aria di una gara vera, respirare l’erba ed essere di nuovo protagonista in campo sono emozioni che ti mancano molto quando stai fuori: sono molto felice di averle rivissute”.

Sulla vicinanza durante i mesi di infortunio: “Ho avuto tanti attestati di stima e quelli che mi hanno fatto più piacere sono stati quelli dei miei colleghi, dei miei compagni di squadra, del mister e degli allenatori che ho avuto”.

Sul Mondiale 2018: “Non voglio che la mia ultima apparizione con la maglia azzurra sia stata quella allo Juventus Stadium quando sono uscito in barella. Il pensiero di andare in Russia lo avevo in testa allora e ce l’ho anche adesso. Un passo alla volta ma l’obiettivo è quello”.

Sulla stagione del Milan: “Credo che sia stata una stagione in cui abbiamo messo delle basi importanti. Dal punto di vista caratteriale questa squadra non è mai mancata e questo è stato apprezzato molto anche dai tifosi. In più abbiamo riportato un trofeo a Milanello dopo alcuni anni. In queste ultime partite i risultati e il gioco dovevano essere migliori però la valutazione della stagione è assolutamente positiva”.

Sulle parole di Del Piero, convinto che i titolari di oggi non avrebbero fatto panchina nel Milan di Ancelotti: “Da un certo punto di vista è un’opinione condivisibile perché la squadra di qualche anno fa era sicuramente di un altro livello rispetto al Milan di oggi. Detto questo, non sono completamente d’accordo con lui perché in questa rosa ci sono dei giovani di grande valore, ma parliamo di una squadra che 10 anni fa era una delle più forti al mondo: non dobbiamo prendere in giro nessuno”.

Su Cassano, che ha definito il Milan “squadra di scappati di casa”: “Il suo commento mi interessa poco”.

Sul 6^ posto: “Dovremo saltare addosso al Bologna. Sono già salvi ma se pensiamo che sarà facile partiamo già sconfitti. L’obiettivo europeo? Tornare a giocare in Europa è importante per il blasone del club anche se non è la Champions. Con la Fiorentina ho giocato l’Europa League, siamo stati eliminati in semifinale ai rigori e comune quando arrivi in fondo ci sono avversari di grande livello. L’obiettivo del Milan è tornare in Champions, ma non possiamo assolutamente non valorizzare l’Europa League”.

Sulla nuova proprietà: “La squadra e l’ambiente hanno percepito grande entusiasmo e grande ambizione dalla nuova proprietà. Però non dobbiamo farci distrarre perché il futuro passa dal presente e il presente dipende da noi e dalle prossime sfide”.

Milan, la punta dopo la finale di Champions: obiettivo Morata

Dopo la prima tripletta di colpi – Musacchio, Kessié e Ricardo Rodriguez, tutti a un passo dal vestirsi di rossonero – il Milan si muove per l’uomo copertina del suo mercato: il centravanti. La dirigenza di via Aldo Rossi, tuttavia, dovrà aspettare ancora qualche settimana perché darà il via alle manovre solo dopo la finale di Champions League: l’obiettivo – fa sapere Premium Sportè capire le intenzioni di Alvaro Morata, incontrato recentemente a Madrid e probabile partente dal Real.

Milan, il primo obiettivo è la Champions 2018-19

L’obiettivo principale per la nuova dirigenza del Milan è la qualificazione alla Champions League 2018-19. Come riporta il quotidiano La Repubblica, non si può sbagliare nessuna mossa nel mercato estivo per raggiungere questo traguardo importante perché nelle stagioni successive bisognerà raggiungere il pareggio di bilancio chiesto dalla UEFA.

Dalla Cina devono arrivare intanto della documentazione per i controlli sulla nuova proprietà da parte di Figc e Lega Serie A. Il Milan aspetta la certificazione di rispettabilità di Yonghong Li e la sua sostenibilità finanziaria.