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L'ex presidente del Milan Silvio Berlusconi

Berlusconi: “Il Milan mi fa sentire dolore. Bisogna giocare col trequartista e le due punte. E Jack…”

Le parole dell’ex patron rossonero Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi, ex presidente del Milan, ha parlato a ruota libera del suo amato Diavolo ai microfoni di Premium Sport.

Sul momento rossonero: “Vedendo i rossoneri giocare in un certo modo sento un forte dolore, a volte non riesco a vedere una partita fino alla fine”.

La soluzione di Berlusconi per rinascere: “Non sono d’accordo su certi giocatori arrivati ma soprattutto sul modulo che ci ha portato a vincere tanto in passato: servono le due punte, una delle quali sia Suso, con Bonaventura trequartista che possa anche arrivare al tiro. Jack non è di molto inferiore a Kakà. A Gattuso faccio in bocca al lupo”.

Sul gioco di Montella: “I nostri due fuoriclasse Bonaventura e Suso erano relegati sugli esterni: dopo due dribbling si trovavano sul fondo a crossare ma per una punta sempre sovrastata dai difensori, come capitava con Bacca e Lapadula. Questo atteggiamento ci ha portato alcune volte a non fare un tiro in porta in una frazione di gioco”.

Sul lavoro dei terzini con un trequartista e due punte: “Sono loro i nostri esterni, come insegnava Sacchi. Ho parlato con lui, Ancelotti e Capello e tutti concordano con questa disamina: possibile che gli allenatori invece non lo capiscano? Mi auguro che questa volta questo consiglio venga preso in considerazione, è così che sono diventato il presidente più vincente della storia”.

Sul possibile ritorno di Kakà da dirigente: “Mi piacerebbe così come mi piacerebbero tante cose, per esempio vedere al Milan certi giocatori che non sono all’altezza di quelli che c’erano prima”.

L'a.d. del Milan Marco Fassone e Ricky Kakà

“Kakà può essere una figura di spessore per il Milan del futuro. Spetta a lui decidere”

Nel consueto punto del mattino sui quotidiani sportivi del giorno, il sito ufficiale del Milan ha commentato così il possibile ritorno in rossonero di Kakà:

Dopo la visita di Kaká a Casa Milan e l’incontro di lavoro con Marco Fassone nello scorso mese di novembre, la dirigenza rossonera non era più tornata su questo argomento che sta molto a cuore a tutti i tifosi. A ridosso di Milan-Austria Vienna, Ricky non aveva ancora annunciato il suo addio al calcio, cosa che è avvenuta proprio in questi giorni. Kaká può essere molto importante non tanto e non solo come bandiera, ma soprattutto come figura di spessore per il progetto e per la struttura del Milan dei prossimi anni. Proprio a lui spetta una decisione di grande rilievo”.

Kakà-Milan, atto terzo? Oggi è ancora presto per dirlo, ma la decisione definitiva di Riccardino di appendere gli scarpini al chiodo ha aumentato le chance di vederlo tornare ancora in quella che sarà per sempre casa sua. Tutti i milanisti sono pronti ad accoglierlo a braccia aperte. Certi amori non finiscono…

Kakà esulta dopo un gol con il Milan battendosi la mano sul cuore

Kakà torna a Casa Milan: “Ho solo bei ricordi, vi porto sempre nel cuore”

Giornata speciale a Casa Milan. Nel quartier generale della società al Portello è venuto a fare visita Kakà. L’ex fuoriclasse milanista, accolto da tanti tifosi giunti per l’occasione nella sede rossonera, ha visitato la sala coppe e ha incontrato per la prima volta Fassone e Mirabelli, facendo la conoscenza della nuova dirigenza. Nel corso della visita a Casa Milan, Kakà ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Milan TV, di cui di seguito è riportato qualche stralcio:

Kakà con il Pallone d'oro. Sullo sfondo Casa Milan

“È un momento molto speciale essere qui e tornare a vedere tutto questo dopo tre anni. Mi sono rimasti solo bei ricordi. Sono sempre “rimasto” al Milan e lo rimarrò per sempre. Da lontano ho sempre seguito e guardato le partite, anche perché avendo ad Orlando Nocerino parlavamo spesso delle partite e di come andava. Il Milan è rimasto e mi rimarrà sempre nel cuore.

La MLS è stata un’esperienza molto bella a livello personale. Giocare lì e iniziare questo progetto, è stata un’esperienza molto bella. L’ultimo giorno, coi miei figli lì in campo, anche perché potrebbe esser la mia ultima partita da professionista, è stata speciale, delicata ed emozionante. Bello, sono contento. Non ho ancora dato l’addio al calcio perché volevo prendermi tempo su cosa fare dopo“. Chissà che per Ricky non possa profilarsi un secondo ritorno al Milan: un’ipotesi già emersa di recente.

Kakà-Milan, per ora è no. Ma il tormentone è pronto a ripartire

Kakà-Milan, atto terzo. Uno spiffero arrivato dal Brasile qualche giorno fa, in concomitanza con la sua decisione di lasciare gli Orlando City (e presto di appendere gli scarpini al chiodo), rilanciato anche in Italia da siti internet e importanti media nazionali. La notizia rimbalzata dall’altra parte dell’Oceano è di quelle che fanno battere il cuore: il Diavolo avrebbe riabbracciato Ricky per la seconda volta, dopo il primo ritorno dell’estate 2013, facendogli chiudere in rossonero la carriera da calciatore e riservandogli subito dopo un ruolo da dirigente.

Prima la passerella in campo, poi una scrivania a Casa Milan al fianco di Fassone e Mirabelli. Uno scenario suggestivo e romantico, che però non trova alcun riscontro nei fatti: ad oggi 19 ottobre 2017 non ci sono i prodromi per il tris di Kakà. Né da calciatore, ovviamente, né da dirigente: il Milan – assicurano gli autorevoli Corriere della Sera e Premium Sport – ha negato ogni tipo di contatto con il brasiliano, per il quale non è previsto alcun ruolo né in campo né negli uffici in via Aldo Rossi 8. L’ipotesi più emozionante immaginava un possibile ritorno da vicepresidente, con un ruolo più di rappresentanza che operativo, simile a quello ricoperto da Zanetti nell’Inter. Ma al momento non c’è nulla in questo senso.

Bomba dal Brasile: Kakà può tornare ancora in rossonero. Il Milan smentisce. Per ora…

Insomma: non sono ancora maturi i tempi per il secondo ritorno a casa di Riccardino. E bene ha fatto la società a spegnere ogni voce che possa distrarre la squadra e l’ambiente in questo momento delicato. Ma siamo convinti che il tormentone Kakà, presto o tardi, tornerà di moda: troppo forte e intenso l’amore tra Ricky e il Milan, mai offuscatosi nonostante il tempo e la distanza, così come il suo desiderio di tornare rossonero. E anche l’attuale dirigenza potrebbe cogliere al volo l’occasione: la ricerca di una bandiera (Paolo Maldini, ndr) da inserire nell’organigramma non ha dato sinora alcun esito. Kakà, in questo senso, rappresentare una scelta ideale: un fuoriclasse legato a doppio filo ai nostri colori, icona di classe e sportività anche fuori dal campo. Ormai noi milanisti lo sappiamo perfettamente: certi amori non finiscono…

Calhanoglu e il suo stile di gioco: “Il mio modello è Kakà”

Hakan Calhanoglu ha rilasciato un’intervista alla Bild in cui ha parlato del proprio stile di gioco in riferimento a un super campione del passato: “Il mio modello è Kakà – le parole del turco al quotidiano tedesco – gli piaceva come me andare in profondità e dirigere il gioco, ho visto tanti suoi video su YouTube. A me piace prendermi responsabilità in campo e dare ritmo alla manovra della squadra”.

L'ex presidente del Milan, Silvio Berlusconi

Berlusconi: “Montella sbaglia, la squadra non va. Bonucci capitano? Era meglio Montolivo”

Il leader di Forza Italia (come Salvini) boccia l’allenatore rossonero. E poi dà un consiglio: “Bisogna prendere un top player”

“Sono a vostra disposizione per qualsiasi cosa”, aveva detto Silvio Berlusconi al momento del commiato. Ma da allora, dal passaggio di testimone, c’è stata come una cesura tra i nuovi proprietari del Milan e quello che Arrigo Sacchi definisce “l’artefice del rinascimento del calcio italiano”. Trent’anni di storia rossonera sembrano siano stati dimenticati in pochi mesi, insieme alla simbologia di un’era che non ha avuto eguali nel mondo del pallone. Il Cavaliere conosce le regole del mercato, anche la loro efferatezza, tuttavia non è riuscito a nascondere il proprio dolore quando in estate ha raccontato agli amici che “il mio club” aveva deciso di cancellare il trofeo Berlusconi, da lui dedicato al padre Luigi: immaginava venisse confermato, sperava di venir chiamato per la premiazione.

Invece niente. La scorsa settimana, ricevendo gli auguri di compleanno, gli è stata fatta notare la cura con cui i Suning coltivano mediaticamente i rapporti con Massimo Moratti, che resta il testimonial dell’Inter, una sorta di garante della linea di continuità per i tifosi nerazzurri. “Il Milan è un pezzo del mio cuore e della mia vita”, è la risposta data da Berlusconi: “Vorrei almeno che la squadra andasse bene. È questo il mio rammarico, il mio dispiacere”. C’è un motivo se vuole evitare che nulla trapeli del suo stato d’animo: la cortina di silenzio è insieme un gesto d’amore verso i suoi colori e un atto di correttezza verso i nuovi vertici.

Però nelle conversazioni riservate emerge la preoccupazione del Cavaliere per l’esposizione finanziaria della società che impone fin da questa stagione di fare risultato: “E la squadra non va…”. Ha dato ragione a Sacchi, quando il tecnico gli ha spiegato che “ci vuole pazienza” all’inizio di ogni progetto. Ma ci sono cose che Berlusconi non capisce: “Non ho capito la campagna acquisti. Non si era mai visto in una squadra il cambio di undici giocatori. Con tutti quei soldi, non si poteva acquistare un top player?”. Perché è vero che l’ex premier oggi è concentrato solo sulle sue aziende e sul suo partito, ma il Milan è un pensiero ricorrente, un fiume carsico che scompare per poi ricomparire. E in quei momenti torna presidente-allenatore. E non si ferma.

D’altronde nessuno si sente di fermare uno che ha imbottito di coppe la bacheca, che ha scommesso prima su Sacchi e poi su Capello tra lo scetticismo generale, che ha comprato i Van Basten, i Gullit, i Kakà, i Nesta e gli Shevchenko, che andava in tv a vantarsi di disegnare gli schemi ad Ancelotti, che si dannava se un allenatore non gli schierava il trequartista dietro le due punte. E se, parlando di politica, non manca di ricordare a ogni interlocutore i colpi di Stato che ha subìto, appena inizia a parlare del Milan fa lo stesso. Parte dai tempi del closing, quando la trattativa coi cinesi stava per fallire e lui — “con tutti i miei figli contro” — stava per ripensarci. Poi torna alla scelta dell’allenatore: “Volevo che sulla panchina restasse Brocchi. Ma ero in un letto d’ospedale, tra la vita e la morte. E mi dissero Montella”.

Se c’è una cosa, forse l’unica, che unisce il Cavaliere a Matteo Salvini è il giudizio sul tecnico. “Non mi piace come sta facendo giocare la squadra, non c’è un’idea”, ha detto l’altro giorno in pubblico il segretario della Lega, tifoso rossonero piegato da “tre sconfitte clamorose e imbarazzanti”. Non è dato sapere se ne abbia discusso con Berlusconi l’ultima volta che l’ha sentito, ma è certo che in privato l’ex presidente del Milan si è addentrato fin nei dettagli tattici della crisi: “Spiegatemi come possono finire spesso in panchina Suso e Bonaventura, che sono poi i due calciatori tecnicamente più dotati. E come si può fare sempre il solito gioco sulle fasce, per il solito cross in area. Mah… Per andare in rete andrebbero invece sfruttate le qualità dei due, cercando le linee di passaggio interne”.

Un tempo la vittima designata di queste intemerate era Adriano Galliani, che domenica scorsa si è trovato allo stadio — come Barbara Berlusconi — a vedere il Milan battuto dalla Roma. Ah, nostalgia canaglia. Ci fosse stato ancora lui, sarebbe entrato negli spogliatoi per risolvere il problema. Anche se aveva sperimentato quanto — a suo dire — fosse limitato il dialogo con Montella: “Gli davo consigli e lui mi rispondeva ‘Sì presidente, ma la formazione la faccio io’“. Una cosa che lo faceva imbestialire più delle battute di Salvini, quando solidarizzava con quei tifosi rossoneri, indignati davanti ad Arcore per la crisi di risultati della squadra.

Erano gli anni dell’austerity, degli acquisti a parametro zero, della giostra di vecchie glorie che avevano fatto grande il Milan in campo ma che in panchina non potevano far grande un Milan senza più campioni. Perché così era giunta alla fine l’epopea berlusconiana, quella degli scudetti che valevano un punto percentuale nei sondaggi di Forza Italia. Tale era ormai il malcontento che alle Amministrative di Milano migliaia di elettori rossoneri avevano scritto Kakà sulla scheda, in segno di protesta dopo la cessione dell’asso brasiliano. La vendita del Milan fu per Berlusconi “un modo per farlo ritornare grande”, e in virtù di quell’ultima promessa la Curva gli riconobbe i meriti per il passato e l’intuizione per il futuro.

Ora quella promessa il Cavaliere vorrebbe fosse mantenuta. Da tifoso spera che la squadra inverta la tendenza. Perché sta per arrivare il derby, e c’è una storia da difendere, sebbene nel cambio di gestione una antica tradizione sia andata smarrita. Cosa che Berlusconi ha preso male quanto i risultati e l’assenza di gioco: “È stata data la fascia da capitano a un calciatore che è stato per anni la bandiera della Juventus”. Nel solco dei Rivera, dei Baresi e dei Maldini, è una scelta che gli appare insopportabile e non certo per le indiscutibili qualità umane e calcistiche di Bonucci: “C’è Montolivo. La fascia andava affidata a lui”. Quanti errori, insomma. Non che lui non ne abbia commessi. “Quando gli consigliai Sarri per la panchina — ha raccontato di recente Sacchi — lui scelse Mihajlovic. E se ne pentì”. Forse l’era di Berlusconi al Milan avrebbe avuto un altro epilogo. O forse non avrebbe avuto epilogo, chissà.

Fonte: Corriere della Sera

Biglia: “Giocare nel Milan è un sogno. Il mio idolo? Redondo”

Il nuovo centrocampista rossonero, Lucas Biglia, ha parlato ai microfoni di Milan TV, raccontando del suo idolo, delle caratteristiche del suo ruolo, e del Milan:

Sul suo giocatore preferito: “Il mio idolo è sempre stato Fernando Redondo. Mi è sempre piaciuto tanto, ha giocato in una grandissima squadra come il Milan. Ho sempre mirato ad essere come lui, e ovviamente poi guardavo anche altri giocatori nel mio ruolo, come Pirlo a Xavi. Fernando ha veramente grandi qualità. Non ha avuto l’opportunità di giocare tanto nella Nazionale, ma come giocatore è sempre stato il mio idolo, soprattutto nel mio ruolo.”

Sulla partita di Champions Milan-Anderlecht del 2007: “Mi ricordo Kakà, a me era toccata la marcatura ma lui è veramente un fenomeno, un vero campione. Conservo ancora la maglie delle partite come quella. Quando ero in Belgio, credo che sia stata proprio questa partita di Champions League una delle più difficili che abbia mai affrontato, soprattutto per il livello. Dopo ho cominciato a giocare in un campionato molto competitivo, come la Serie A dove ogni partita è difficile, in ogni partita può succedere di tutto, quindi ho imparato molto poco a poco”.

Sul ruolo del regista: “La cosa più importante è riuscire a dare equilibrio alla squadra, dare una mano nella fase offensiva e anche in quella di costruzione.”

Sul Milan: “Appena penso al Milan mi viene in mente la sua storia, avendo una grandissima storia molti grandi campioni hanno giocato qui. Mi sembra veramente un sogno essere qui oggi.”

 

Kakà: “2007 apice della carriera, sono grato al Milan. I cinesi? Vedo buoni segnali”

L’ex fuoriclasse del Milan, Kakà, ha rilasciato una lunga intervista ai taccuini de La Gazzetta dello Sport.

Su Juve-Real: “Ho affetto per Buffon, ho amici nella Juve come Dani Alves e Higuain. Ma a Madrid ci sono stato quattro anni della mia vita. A Madrid ho sofferto, ho avuto risultati peggiori di quelli che mi aspettavo, ma i giocatori sono amici. C’è Cristiano, c’è Marcelo, tanti altri, e Florentino Peres al quale sono rimasto legato. È inevitabile tifare Real.

La Juve è una squadra temibile e di certo sarà una partita equilibrata, bella, divertente. Il Madrid ha un attacco fortissimo, la Juve una difesa fortissima. E poi ha battuto il Barcellona e questo ha dato forza alla squadra. Il Real Madrid però ha eliminato il Bayern, un’altra delle favorite. Tutte e due le finaliste hanno vinto il campionato: insomma, sarà una gara speciale.

Real favorito negli episodi arbitrali? Finché non ci sarà la moviola in campo accadranno queste cose, sono sempre successe. Da quando gioco a calcio è così. Però il Madrid ha battuto il Bayern a casa sua e non è poco. Qui in America stanno cercando di inserire la moviola anche nel soccer. Quando accadrà anche in Europa finiranno le polemiche, ma il calcio perderà anche un po’ del suo fascino.

La difesa della Juve è fuori dal normale, il livello è altissimo. Però hanno segnato anche gol bellissimi. Alla Juve c’è Dybala, c’è Dani Alves che non si stanca mai di sorprendere. È una squadra equilibrata”.

Su Allegri: “Ho lavorato con lui sei mesi. Allegri è un osso, come si usa dire. Organizza bene la squadra, è preparatissimo sulla parte tattica, conosce bene gli avversari. È un allenatore intelligente”.

Su Zidane: “Non ho avuto molti contatti con lui al Real perché allora allenava la squadra B. Poi ha fatto un po’ il secondo di Mourinho, ma abbiamo lavorato poco insieme. Però sorprende: una Champions League, una Liga, un’altra finale in poco tempo. È stato un super calciatore ed è super anche adesso. Non è facile, perché vincere da giocatore è completamente diverso. Zidane è un esempio per tutti. Era un campione ma ha cominciato un nuovo lavoro allenando i ragazzini, mettendosi in gioco, con umiltà. Non è semplice. I risultati che ha ottenuto sorprendono, eppure credo che il suo successo non arrivi per caso”.

Sul futuro: “Non penso di fare l’allenatore, ma non si sa mai. Uno dei corsi che vorrei seguire è quello di Coverciano. In Italia ho imparato tanto sul calcio e potrò imparare di più. Magari non per fare l’allenatore ma per capire. Da giocatore si pensa a tagliare solo una testa, quella dell’allenatore, da allenatore ne devi tagliare tante. È un lavoro difficile anche per chi è stato calciatore. Io vorrei giocare ancora un paio d’anni, poi vorrei restare in America”.

Su Totti: “Immagini fantastiche quelle dell’addio, emozioni forti. Un addio bellissimo, una festa che si meritava”.

Sul Pallone d’oro: “Per i risultati lo darei a Cristiano. I gol, i numeri incredibili di questa stagione parlano da soli, non c’è bisogno di aggiungere nulla alle statistiche. Ma per la carriera lo darei a Gigi. Sarebbe una specie di regalo a tutti questi anni, un modo di arricchire il suo bilancio complessivo, perché ha vinto tanto e se vince anche la Champions League penso sarebbe giusto premiare lui. Non soltanto per i risultati, ma per le motivazioni che ancora ha. Però i numeri di Cristiano sono impressionanti. Sarà una scelta difficile e logicamente peserà il risultato della finale”.

Su Marcelo e Dani Alves: “Sono due ragazzi felici, con idee e caratteristiche particolari. A Madrid Marcelo è andato avanti con i suoi capelli strani e il suo modo di giocare molto brasiliano, senza cambiare mai la sua personalità anche quando veniva criticato. E Dani è uguale: gioca leggero. Dani canta, si mette gli occhialoni, non si stanca di stupire con gli atteggiamenti, ma è un professionista come pochi. È un brasiliano con mentalità europea, un martello sul lavoro. Dani e Marcelo fanno la differenza anche in nazionale.

Stupito dalle iniziali difficoltà in Italia di Alves? No, perché doveva capire. Veniva dalla Spagna e in Italia il calcio è molto tattico. Quando capisci il calcio in Italia, poi è più facile giocare dappertutto. In Italia si organizza la squadra, in Spagna, come in Brasile, si gioca. Ma Dani è intelligente: ha capito in fretta, e ora si vede”.

Sulla Champions e sul 2007: “Ho ricordi bellissimi, perché è stato l’anno migliore della mia carriera. Mi dispiace non essere stato a Milano quando i miei ex compagni si sono riuniti per i dieci anni, ma ho chiesto di rifare la cena ogni anno, per rivederci, non solo per celebrare la Champions. È stato un anno speciale per me e sono grato al Milan e ai compagni: senza il gruppo non avrei raggiunto i successi individuali”.

Sul nuovo Milan: “Penso che si ricomincia. I segnali sono buoni. Mi sembra che ci siano idee e voglia di riportare il Milan in alto, e lo stesso vale per l’Inter. La Juve è un esempio: dopo la crisi si è tirata su. Poteva trovare giustificazioni ma si è rimessa a lavorare e ora si gioca la seconda finale di Champions League in tre stagioni, per non parlare di tutti i campionati che ha vinto. Nella rinascita della Juve c’è un messaggio per Milan e Inter. Il messaggio è: c’è sempre una soluzione”.

Kakà: “Strano il Milan cinese. Non posso che ringraziare Berlusconi e Galliani”

L’ex fuoriclasse del Milan, Kakà, ha parlato del passaggio di consegne al Milan tra Silvio Berlusconi e i cinesi:

“Un po è strano. Io non posso che ringraziare Berlusconi e Galliani per avere fatto diventare il Milan un top club a livello mondiale, per quello che hanno fatto negli anni per la squadra, che resta sempre nel mio cuore”, ha dichiarato il brasiliano a La Gazzetta dello Sport.

2 Maggio 2007. Dieci anni fa il Milan giocava la partita perfetta

Il 2 Maggio 2007 è una data indimenticabile per tutti i tifosi rossoneri. Esattamente dieci anni fa il Milan giocava una delle partite più belle della sua storia recente.

Dieci anni dopo, il Milan è completamente diverso rispetto a quella sera e la strada da fare per avvicinarsi a quei  livelli è ancora lunghissima. Nel giorno dell’anniversario di questa partita, proviamo a far rivivere quelle emozioni ricordando come il 2 Maggio 2007 il Milan annientò i red devils del Manchester United.

A San Siro si affrontano Milan e Manchester United, per la Semifinale di ritorno di Champions League. Il Milan è reduce da una sconfitta nella gara d’andata, nonostante l’ottima partita giocata dai giocatori di Ancelotti, su tutti Kakà. La squadra rossonera si è dovuta arrendere alla legge dell’Old Trafford, ed è uscita dallo stadio con un’immeritata sconfitta per 3-2.

Al ritorno Ancelotti spera di segnare almeno un gol e di tenere il risultato. La preoccupazione numero 1 per tutti è un certo ragazzo portoghese, che sta facendo ammattire le difese avversarie, e che di lì a pochi anni diventerà uno dei giocatori più forti di sempre, un giovanissimo Cristiano Ronaldo.

Oltre a Ronaldo in quel Manchester militavano: Vidic, Evra, Giggs, Rooney, Carrick, le eterne bandiere dei Diavoli Rossi.

Il Milan è sfavorito dai pronostici, visto il vantaggio del risultato ottenuto all’andata dallo United, nessuno ha però fatto i conti con il Diavolo.

Anche le condizioni meteo sono da inferno, su Milano si abbatte un temporale memorabile e fuori stagione, San Siro è un vero e proprio catino, in tutti i sensi.

La partita comincia con il Milan che parte fortissimo, pressando e manovrando palla molto bene, fino ad arrivare al primo gol di Kakà. Oddo crossa dal limite dell’area, Seedorf gira di testa il pallone verso Kakà, che con un tiro al volo fulmina il portiere del Manchester United Van Der Saar. 1-0 Milan.

La reazione del Manchester United non c’è, soprattutto per merito dei giocatori di Ancelotti, che fermano ogni iniziativa di Cristiano Ronaldo e compagni.

Poco dopo il primo gol, Kakà ricambia il favore a Seedorf e gli fornisce il passaggio giusto. Clarence non si fa pregare, salta un difensore al limite dell’area e insacca con un destro micidiale il 2-0 per il Milan.

Nel secondo tempo ancora Milan, soprattutto in contropiede, mentre il Manchester cerca disperatamente il gol sbilanciandosi in avanti. E infatti viene punito ancora, questa volta da Gilardino, entrato al posto di Inzaghi. Ambrosini recupera palla a centrocampo e lancia il compagno che ha tanto campo libero di fronte a sè e conclude l’azione battendo Van Der Saar, segnando il 3-0.

Il Milan dunque stravolge il pronostico e si qualifica per la finale di Atene che giocherà contro il Liverpool a distanza di due anni dalla tragedia sportiva di Istanbul. 

Quello che resta impresso nella memoria di tutti i tifosi rossoneri è una prestazione incredibile da parte dei ragazzi di Ancelotti, che sono stati in grado di annientare lo United, forti anche di un Kakà straordinario il quale, grazie alle prestazioni di quella stagione, vincerà il Pallone d’Oro 2007.

La speranza dei tifosi più romantici, come il sottoscritto, è che si torni presto a disputare gare del genere, perché il Milan che ricordiamo tutti è quello del 2 maggio 2007, quello che sotto il diluvio, ha annientato i super campioni di Sir. Alex Ferguson.

Time Machine: 4 Inter-Milan da ricordare

GEORGE WEAH: L’ULTIMO GRANDE GUIZZO
Tra l’estate del 1995 e il gennaio del 2000, il momento del suo passaggio al Chelsea, tutte le volte che ha potuto Weah ha guidato e trascinato il Milan. Momenti belli o momenti brutti, per lui non faceva differenza. C’era da dare tutto in campo e lo dava. Il rapporto di Big George con i derby non è stato in linea di massima travolgente, salvo poi riscattarsi come vedremo sotto lo striscione d’arrivo dell’ultimo derby. Il primo, nell’autunno del 1995, ha rischiato di non giocarlo per un acciacco e finì 1-1 con pareggio rossonero di Savicevic. Poi Weah ha segnato altre due reti nei derby d’andata, sia nel 1997 che nel 1998, ma in entrambi i casi la gara è terminata 2-2. Il vero derby vinto e deciso dal campione liberiano è stato l’ultimo che lo ha visto protagonista. Era il 23 ottobre 1999, il Milan campione d’Italia in carica veniva da 2 pareggi e tutto sembrava deporre a favore dell’Inter. Gol di Ronaldo in apertura e la coppia Vieri-Ronaldo che imperversava. Poi l’espulsione del Fenomeno brasiliano cambia tutto. Il Milan inserisce Boban e Shevchenko nella ripresa e va a vincere. Prima con il pareggio di Sheva, poi con il colpo di testa del 2-1 finale proprio di Weah al 90′.

IL TABELLINO

INTER-MILAN 1-2

INTER: Peruzzi, Panucci, Blanc, Fresi, Moriero (37′ Domoraud), J. Zanetti, Dabo (28’st Cauet), Jugovic (12’st Zamorano), Georgatos, Ronaldo, Vieri. All.: Lippi.
MILAN: Abbiati, Sala, Ayala, P. Maldini, Guglielminpietro, Ambrosini (42′ Albertini), Gattuso, Serginho, Giunti (13’st Boban), Bierhoff (23’st Shevchenko), Weah. All.: Zaccheroni.
Arbitro: Borriello.
Gol: 20′ rig. Ronaldo (I), 27’st Shevchenko (M), 45’st Weah (M).
Espulsi: 32′ Ronaldo (I), 37’st Ayala (M).

ANDRIY SHEVCHENKO: LA PRIMA DOPPIETTA
Con 14 gol messi a segno nei derby di Milano, Sheva è e resta il primatista assoluto. Dopo essersi portato avanti con il lavoro con una doppietta nel gennaio 2000, ma era un derby di Coppa Italia e per di più un derby vinto dai nerazzurri 2-3, Andriy Shevchenko coglie l’attimo. La prima doppietta in un Inter-Milan di campionato, il fuoriclasse ucraino la realizza l’11 maggio 2001, quando il punteggio era già di 3-0 a favore del Milan allenato da Cesarone Maldini contro l’Inter guidata da Marco Tardelli. Due gol non spettacolari, ma storici, importanti, anche per la classifica dei cannonieri che avrebbe poi visto Andriy secondo con 24 gol alle spalle di Crespo a quota 26. Il 2001 fu davvero l’anno di Shevchenko nei derby, perchè dopo la doppia prodezza nella serata del derby indimenticabile, proprio lui mise a segno altri due gol nel derby d’andata, sempre in casa dell’Inter, nel campionato successivo. Si trattava di Inter-Milan 2-4 del 21 ottobre 2001, quando Sheva, prima del gol di Contra e dopo il gol di Inzaghi, riuscì a firmare la prima e l’ultima rete del Milan in quella stracittadina con i rossoneri in gol per l’appunto 4 volte nel giro di 19 minuti, dal 14′ al 33′ minuto del secondo tempo.

IL TABELLINO

INTER-MILAN 2-4

INTER: Toldo, Vivas, Cordoba, Materazzi, Georgatos (31’st Okan), J. Zanetti, Di Biagio (27’st C. Zanetti), Seedorf, Guglielminpietro, Kallon, Ventola (22’st Adriano). All.: Cuper.
MILAN: Abbiati, Costacurta, Laursen, P. Maldini, Serginho, Gattuso, Albertini (1’st Contra), Kaladze, Rui Costa (35’st Brocchi), Inzaghi (22’st Donati), Shevchenko. All.: Terim.
Arbitro: Borriello.
Gol: 13′ Ventola (I), 14’st Shevchenko (M), 17’st Contra (M), 21’st Inzaghi (M), 33’st Shevchenko (M), 45’st Kallon (I).

RICARDO KAKÁ: VAI E SEGNA
Fra Kaká e i derby c’era lo stesso feeling di Sheva. Esattamente come Andriy, anche Riccardino ha segnato nel primo derby che ha giocato. Ed entrambi hanno vissuto la grande gioia disputando un derby definito da calendario in casa dell’Inter. Come il Fenomeno del Mar Nero in Inter-Milan 1-2 dell’ottobre 1999, anche il Bambino d’Oro ha fatto centro subito, il 5 ottobre 2003, di testa, in un Inter-Milan 1-3. Un derby particolarmente emozionante per Kaká è stato però quello del 27 febbraio 2005. Il Milan era in corsa su tre fronti: Scudetto, Champions League e Coppa Italia. Servivano le energie di tutti, purtroppo però alla vigilia di quel derby di ritorno, anche in questo caso un Inter-Milan, Sheva venne operato alla mandibola dopo un colpo proibito subìto da Loria nel precedente turno di Campionato. Fu così che, appena riuscì a parlare, Andriy volle collegarsi telefonicamente, il venerdì sera, con Milan Channel dove era presente in studio, in diretta, proprio Kaká. Il brasiliano sorrideva con tenerezza e amicizia, mentre candido, e parlando lentamente per le conseguenze dell’intervento chirurgico, l’ucraino declamava: “Io non ci sono contro Inter, ma tu sì, tu sì che puoi segnare Ricky, tu sì che puoi farlo”. Risultato di quel derby? Inter-Milan 0-1, con gol di Kaká. Storie del Milan, Storie da Milan.

IL TABELLINO

INTER-MILAN 0-1

INTER: Toldo, J. Zanetti, Cordoba, Mihajlovic, Favalli, C. Zanetti (40’st Van der Meyde), Cambiasso (36’st Adriano), Stankovic, Veron (28’st Emre), Vieri, Martins. All.: Mancini.
MILAN: Dida, Cafu, Nesta, P. Maldini, Kaladze (37′ Serginho), Gattuso, Pirlo, Seedorf (36’st Ambrosini), Kaká, Rui Costa (20’st Costacurta), Crespo. All.: Ancelotti.
Arbitro: De Santis.
Gol: 29’st Kaká (M).

ZLATAN IBRAHIMOVIC: È TOCCATO ANCHE A LUI
Nei cinque campionati precedenti, l’Inter sul proprio terreno aveva sempre vinto contro il Milan. Ma il 14 novembre 2010, il Milan era in striscia positiva (6 vittorie nelle ultime 7 partite), mentre i nerazzurri arrivavano alla sfida con i rossoneri svantaggiati in classifica e con alcune polemiche interne legate alla presenza di Rafa Benitez sulla loro panchina. Proprio il tecnico spagnolo, sapendo che si stava avvicinando il primo derby con Ibrahimovic in maglia rossonera, decide di tornare a schierare il simbolo della tifoseria nerazzurra, Marco Materazzi. Il difensore era alla sua ultima stagione prima del ritiro dal calcio giocato e non aveva giocato molto fino a quel punto. Proprio il centrale nerazzurro pagò la desuetudine agonistica, prima commettendo l’intervento da rigore che avrebbe consentito a Ibra di segnare il rigore decisivo della vittoria proprio sotto la Curva interista, poi uscì dal campo dopo un fallo subìto dallo stesso Zlatan. Nonostante l’espulsione di Abate nel secondo tempo, il Milan tornò a vincere in un Inter-Milan. La ricorrenza statistica vuole che proprio come era accaduto con i cinque derby casalinghi vinti dall’Inter fra il 2005 e il 2010, anche negli ultimi cinque disputati in campionato dopo il rigore vincente di Ibra la squadra rossonera non è più riuscita a vincere (solo un pareggio, 0-0, nell’aprile 2015 con tante parate di Diego Lopez) quando il derby da calendario è Inter-Milan. Almeno uno dei giocatori rossoneri in campo sabato 15 aprile deve ricevere il testimone da Zlatan Ibrahimovic.

IL TABELLINO

INTER-MILAN 0-1

INTER: Castellazzi, Cordoba, Lucio, Materazzi (22’st Biabiany), Chivu, Zanetti, Stankovic, Obi (35′ Coutinho), Sneijder, Milito (1’st Pandev), Eto’o. All.: Benitez.
MILAN: Abbiati, Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta, Gattuso (1’st Pirlo), Ambrosini, Flamini, Seedorf (28’st Boateng), Ibrahimovic, Robinho (17’st Antonini). All.: Allegri.
Arbitro: Tagliavento.
Gol: 5′ rig. Ibrahimovic (M).
Espulso: 16’st Abate (M).

Fonte: acmilan.com