Questione di valori, non di valore

Prendete questo pezzo come uno sfogo personale dato che lo è. L’argomento di riferimento ovviamente riguarda Donnarumma.

Sono due settimane che non si parla d’altro che del suo rinnovo, del suo procuratore e della trattativa trasformatasi in braccio di ferro tra Gigio e la società Milan. Le due parti sembravano aver trovato un accordo e c’erano i presupposti perchè si verificasse la tanto sperata fumata bianca. Invece nei giorni scorsi abbiamo letto che le due parti non sarebbero così d’accordo tra loro e il Milan ha di fatto dato un ultimatum al ragazzo e a Raiola: o accetta il rinnovo proposto, oppure il giovane portiere rossonero potrebbe trovarsi un’altra destinazione.

Online ovviamente, si è scatenato il putiferio legato a questa situazione, i social sono esplosi di commenti, analisi e lettere dirette a Gigio in cui gli si chiede di metterci la faccia e accantonare l’attuale procuratore per comunicare le sue intenzioni ai tifosi e chiarire una volta per tutte la situazione. Finora, gli appelli non hanno dato i frutti sperati e la situazione resta in stallo.

I motivi di tanta attesa e incertezza riguardo il futuro del giovane portiere rossonero sono legati al vil denaro.  È una questione di valore, non di valori umani. Peccato che per i tifosi e chi ha a cuore il Milan nel vero senso della parola, i discorsi legati alle cifre non contino più di tanto, ma si consideri molto più importante il valore umano e morale del giocatore.

Nel calcio italiano ci sono diversi esempi di grandi giocatori che hanno legato le loro prestazioni sportive sempre alla stessa maglia e squadra: Francesco Totti ha annunciato il suo ritiro davanti ad uno stadio Olimpico tutto esaurito e pieno di gente commossa che lo tributava dopo una carriera con la maglia giallorossa. Antonio Di Natale ha rifiutato grandi squadre che l’hanno sempre cercato in favore della piccola Udinese in cui si è sempre trovato benissimo anche dal punto di vista ambientale e di vita per la sua famiglia. Franco Baresi, beh era Franco Baresi, non serve spiegare la sua fedeltà ai colori rossoneri.

Insomma, ci sono esempi in cui anche di fronte a cifre faraoniche, alla possibilità di fare una carriera sicuramente vincente, alcuni uomini abbiano preferito elevarsi a leggende, legandosi ad una maglia, senza lasciarla fino al termine della carriera.

Detto questo, un po’ capisco i tormenti del giovane Gigio: da un lato la tentazione di cambiare squadra, guadagnare molto e diventare “uno dei tanti” seppur vincente, dall’altro entrare nella leggenda di una squadra, di una città ed essere idolatrato dai propri tifosi come pochissimi altri dèi del calcio hanno saputo fare.

Non dev’essere certo una scelta facile per un ragazzo così giovane, capisco bene. Pensaci bene Gigio, io tra le due opzioni proprio non avrei dubbi.

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