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Suso, deus ex machina del Milan e di Montella

L'esultanza di Suso durante Chievo-Milan

Il 19 novembre 1993 nasce Suso, l’uomo in più dei rossoneri

Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre. Per tutti, più semplicemente, Suso. Talento imprescindibile per il Milan guidato da Vincenzo Montella, con un sinistro telecomandato e inesorabile come pochi altri calciatori in circolazione, deus ex machina rossonero delle ultime due stagioni. Nasce nel Sud della Spagna, a Cadice, il 19 novembre 1993, muovendo i primi passi nel calcio proprio nella squadra della sua città. Poi, a 17 anni, l’occasione della vita: il Liverpool.

Suso trascorre due anni nel settore giovanile dei Reds, poi esordisce con i “grandi”. Qualche presenza tra Premier, coppe nazionali ed Europa League, ma senza impressionare. Così il ritorno in prestito nella Liga, all’Almeria, dove trova continuità: in 33 partite segna 3 reti e mette in mostra le proprie doti. Il bis al Liverpool nell’estate 2014, però, è disastroso: appena una presenza in coppa di lega, il contratto in scadenza e un allenatore (Rodgers) che non crede in lui. Andare via è l’opzione obbligata.

Chiusa una porta, come si suol dire, si apre un portone. Per il ragazzo andaluso la stazione successiva dopo Liverpool è un’altra ricca di fascino e storia: la Milano rossonera del Milan. Arriva in sordina, tra l’indifferenza dei tifosi e la freddezza degli addetti ai lavori, senza riuscire a trovare spazi. In amichevole e in allenamento mostra dei colpi, ma con Inzaghi prima e Mihajlovic poi non riesce a imporsi. Serve un altro passaggio intermedio, come ad Almeria.

Suso dunque fa un altro “scalo” in prestito, al Genoa. Arrivando alla corte dell’allenatore che gli cambierà la carriera: Gian Piero Gasperini. Fiducia, minuti e un contesto tattico favorevole fanno definitivamente esplodere il suo talento: in metà stagione gioca 19 partite e senza ben 6 gol, contribuendo in maniera decisiva all’ottimo campionato dei liguri. Ma soprattutto, sbocciando definitivamente grazie al lavoro con Gasperini: sei mesi lo trasformano da inespresso a calciatore “vero” e decisivo anche in Serie A.

Dopo Genova, nuovamente Milan. Stavolta, rispetto al flop di Liverpool, è un successo. Montella ritaglia a Suso un ruolo importante nel suo 4-3-3, lui lo ripaga immediatamente con prestazioni di altissimo livello: lo spagnolo è l’uomo in più dell’attacco milanista, il talento a cui aggrapparsi nei momenti difficili e in cui sperare per una giocata decisiva. Una seconda metà di stagione di (fisiologico) calo non mette ombra a una prima parte d’annata straordinaria, dove Suso gioca e segna con continuità: su tutti una meravigliosa doppietta nel derby contro l’Inter. La stagione 2016-2017 lo consacra definitivamente, “regalandogli” anche il primo titolo della carriera: la Supercoppa italiana di Doha.

Lo stravolgimento della rosa di Fassone e Mirabelli coinvolge tanti calciatori del primo Milan di Montella, non confermati o ceduti per fare spazio ai “nuovi”, ma non il ragazzo di Cadice. La rivoluzione post closing e un rinnovo che tarda ad arrivare sembrano poterlo mettere incredibilmente in discussione, ma dirigenza e mister lo blindano nei fatti con un contratto sino al 2022 e con un ruolo da protagonista in campo. Oggi, nonostante i milioni spesi, è ancora il giocatore più decisivo della rosa. Tanto da guadagnarsi la Nazionale spagnola: “strappare” un biglietto per i Mondiali sarà difficile, ma Suso ci proverà. Andando avanti così, nulla è impossibile.

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