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Lapadula: "Gioco con il cuore. Tifo Juve perché…"

Lunga e interessante intervista rilasciata da Gianluca Lapadula al sito della Red Bull. Di seguito le dichiarazioni più importanti dal bomber milanista.

Sulle difficoltà a inizio carriera:Negli anni ho visto tanti compagni cambiare strada perché non riuscivano a pagarsi un affitto fuori casa o non arrivavano a fine mese. Io sono sempre stato positivo, il mio cuore ci ha sempre creduto anche quando ero rimasto l’unico. Forse era giusto passare tutto quello che ho passato per capire cosa significa arrivare in alto“.

Sul suo stile di gioco:Non è che entro in campo e rincorro tutti solo ora perché sono al Milan. Lo facevo nella Serie A slovena al Nova Gorica, lo facevo a San Marino in C1, lo facevo a Teramo, a Pescara. È l’emozione che crea il gesto tecnico. La giocata la fai o la sbagli, ma è sempre una conseguenza di quello che provo. Per esempio il gol che ho fatto l’anno scorso a Cesena è un gran gesto tecnico, ma è arrivato dal cuore“.

Sui problemi prima della popolarità: “Ho avuto momenti in cui mi sono detto: “Ma chi me lo fa fare?”. Mi ricordo una sequenza incredibile: arrivo agli Allievi nazionali del Treviso e il Treviso fallisce. Vado in C2 a Vercelli e l’anno dopo fallisce, poi vado all’Ivrea e fallisce, poi all’Atletico Roma in C1 che fallisce, l’anno dopo vado a Ravenna e fallisce anche il Ravenna. In un anno ho dovuto superare due fallimenti“.

Sulla sua fede juventina: “Non potevo tifare altre squadre se non la Juve: mi ha preso quando avevo 7-8 anni e mi ha subito dato da studiare l’inno bianconero. Mi hanno dato un senso di appartenenza. E poi il Toro mi ha fatto un provino e non mi ha nemmeno preso“.

Sull’Italia e sul no al Perù: “Quando è arrivata la proposta del Perù è stata una grandissima emozione. L’allenatore è venuto a Pescara per conoscermi, tutti mi dicevano che non avrei potuto rinunciare alla chiamata e quindi alla Coppa America che si giocava in estate. Tutti avrebbero detto di sì, ma io ho deciso di credere in quello che poteva sembrare impossibile e ho vinto la scommessa quando è arrivata la convocazione di Ventura. Ho scommesso su me stesso ed è sempre il miglior investimento che si possa fare. È incredibile come le nostre sensazioni ci portino a fare scelte che inizialmente non riusciamo a capire“.