News

Generazione Donnarumma già pronta per l'Italia

Il portiere garanzia per il futuro, ma pure Romagnoli, Gagliardini e Verdi in rampa di lancio

E adesso testa alla Spagna. Perché dalla sfida del 2 settembre può dipendere tutto o quasi del viaggio in Russia fissato nell’estate del 2018. Abbiamo innanzitutto un portiere. Anzi per meglio dire: un progetto di fuoriclasse di portiere, così giovane da tenere tutti tranquilli per i prossimi 15 anni almeno. Si tratta di Gigio Donnarumma capace di debuttare dal primo minuto senza accusare ansia da prestazione o emozione particolare. Continua a giocare a San Siro e ad Amsterdam, nel derby o col Sassuolo, come se giocasse nel cortile di casa sua con i compagni d’infanzia. Stessa allegria, stessa serenità, stessa sicurezza. Sarà divertente, con questa graduatoria, Buffon numero uno e lui numero due, scoprire chi giocherà al mondiale, se mai Ventura dovesse centrarlo. Perché uno come Donnarumma è complicato da tenere in panchina. Della generazione futura la coppia dei gendarmi azzurri, la doppia R, Rugani e Romagnoli, sembra evidente la differenza: uno, lo juventino, è ancora acerbo, deve maturare facendo il tappabuchi tra Barzagli e Chiellini; l’altro, il milanista, è più maturo, se firma un autogol non si deprime, e avere avuto alla sua età la difesa rossonera sulle spalle con una super-valutazione, l’ha aiutato a crescere in fretta.

Il tema più discusso della serata di Amsterdam resta legato alla prova e al futuro utilizzo di Marco Verratti. Forse è il caso di decidere cosa deve e può fare l’abruzzese per il gioco azzurro, se il play alla Pirlo, per intendersi (dove lo piazzò Zeman nel Pescara) oppure l’interno (opinione più diffusa da Prandelli in avanti). È molto più improbabile che diventi un tre-quartista, un 9,5 per ripetere il famoso giudizio di Platini, perché non ne ha le caratteristiche fisiche (sedere basso, piantato bene, passo corto) e perché non c’è in circolazione un altro talento del suo spessore da utilizzare per la costruzione del gioco, tutto da inventare ancora. Qui Parolo può fare da scorta. Gagliardini, un altro dei debuttanti di martedì sera, sembra invece avere davanti un’autostrada specie se al fianco dovesse giocare uno come Kondogbia, che si occupa dei contrasti e delle rincorse. Per Spinazzola e Petagna (non dimentichiamo che quel posto era stato riservato a Gabbiadini) meglio rivedersi in altre occasioni mentre Verdi è da seguire perché alla scuola di Donadoni sta affinando qualità che a Carpi avevano sottovalutato.

Alla fine dei due appuntamenti di fine marzo possiamo coltivare qualche speranza in più sul viaggio in Spagna, che si realizzi o meno l’anticipo del campionato. Perché, debuttanti a parte, un attaccante come Belotti non ce l’ha nessuno in questo momento. Certo bisogna innescarlo, procurargli occasioni, lanci precisi e collaudare intese geometriche. E qui tocca a Gian Piero Ventura apparso più sereno all’Arena e non solo perché a vederlo c’erano un bel numero di santoni (Capello, Van Gaal, Seedorf). Vincere, sia pure in amichevole con l’Olanda (settembre del ’92, 2-3), fu il trampolino di Arrigo Sacchi prima del mondiale ’94. Con la piccola differenza che allora dall’altra parte c’erano Van Basten e soci.

Fonte: di Franco Ordine per “il Giornale“.