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Gennaro Gattuso e Massimiliano Mirabelli

Milan, ecco le linee del mercato: arriveranno leader esperti e pronti

In attesa delle sanzioni UEFA (e di staccare il pass per la UEL), il Milan pensa a come rinforzare la squadra sul mercato

Tecnicismi contabili per rientrare nei parametri FIGC e permettere l’iscrizione al prossimo campionato, ma anche le linee guida del prossimo mercato. L’assemblea dei soci tenutasi ieri pomeriggio a Casa Milan ha sancito lo spostamento di otto mesi (da ottobre 2018 a giugno 2019) della scadenza di uno dei due bond del Milan da 54 milioni servito a finanziare gli acquisti della scorsa estate (sottoscritto da Elliott, ndr), ma non solo: ha anche fornito indicazioni preziose su come i rossoneri si muoveranno per rafforzare la rosa a disposizione di Rino Gattuso.

Si dovrà attendere la sanzione della UEFA per il settlement agreement (e la conquista di un posto in Europa League) prima di programmare nei dettagli la campagna rafforzamenti, ma già oggi è chiara la bozza tracciata da Fassone e Mirabelli per puntellare la squadra e puntare alla Champions League: 3-4 innesti mirati, come già trapelato, ma soprattutto giocatori di esperienza e personalità. Il Diavolo farà un’infornata di leader tecnici e caratteriali da avvicinare ai pochi già presenti in rosa come Bonucci e Biglia: l’acquisto di Pepe Reina va in questa direzione ed è emblematico di come la società si muoverà in estate.

I reparti da rinforzare, invece, sono noti da tempo: il Milan necessita sicuramente di un bomber da 20 gol a campionato, ma anche di una mezzala che sappia fare bene la doppia fase (e che abbia nelle corde inserimenti senza palla e reti) e di un esterno offensivo che possa sia dare il cambio a Calhanoglu e Suso sia rappresentare un’arma a gara in corso. Le cessioni di pezzi pregiati, invece, non sono punti all’ordine del giorno: non c’è necessità di vendere ed eventuali partenze illustri (vedi Donnarumma) sarebbero figlie solo di valutazioni tecnico-sportive. Discorso diverso per Suso, il quale ha una clausola da 40 milioni: il Milan, se arrivasse un’offerta di quella cifra, sarebbe costretto a liberarlo.

Shevchenko: “Milan, troppi acquisti: meglio 3-4 titolari nuovi. Ora serve pazienza”

L’ex fuoriclasse rossonero e oggi c.t. dell’Ucraina, Andriy Shevchenko, ha rilasciato una lunga intervista sulle colonne de La Gazzetta dello Sport.

Sul rischio Ucraina-Italia ai playoff per i Mondiali: “Spero di no, e non è soltanto una questione tecnica. Amo l’Italia, mi sento italiano. E’ da quando sono bimbo che ho il vostro Paese nel cuore. Venni, undicenne, per un torneo giovanile, giocammo ad Agropoli e rimasi incantato dalla gente, dal modo di vivere, da tutto. Rientrai a casa con la convinzione che un giorno avrei vissuto a lungo in Italia. Quindi, sfida da evitare per ragioni di cuore, e non sono sentimenti di circostanza”.

Su Tassotti, suo vice nella Nazionale: “L’Italia è l’università dal punto di vista tattico. La Serie A propone novità ogni anno, ed io attingo moltissimo. Mauro per me è sempre stato un punto di riferimento, in ogni senso, anche umanamente. Ci capiamo con uno sguardo”.

Sulle possibilità dell’Ucraina di andare ai Mondiali: “Sarebbe perfetto se andassimo insieme con l’Italia in Russia, ma il cammino è ancora lungo per noi. La Croazia ha individualità eccezionali, e penso soprattutto a Luka Modrić, oltre ai vari Ivan Perišić, Mario Mandžukić e Marcelo Brozović. Nella mia testa, per ora, c’è solo il Kosovo: se non si vince in Kosovo, e parecchio bene, di fatto non c’è un domani. Percentuali? Abbiamo concrete speranze, siamo in costante crescita e sapremo giocarci le carte giuste”.

Sulla sua esperienza alla guida della Nazionale di Kiev: “Considero positivo questo percorso, a prescindere da come andrà il discorso qualificazione. Abbiamo preso la squadra dopo un Europeo disastroso: zero punti, zero gol fatti e giocatori moralmente a terra. Siamo ripartiti da una situazione difficile, senza contare i problemi extracalcistici. Il mio bilancio? Ora lavoriamo con tecnologie moderne, abbiamo avuto il massimo appoggio dalla Federazione e dai ragazzi. In campo siamo già una squadra vera, con idee chiare e il bene comune davanti a qualsiasi individualismo. Oggi invece siamo in grado di giocarcela con chiunque”.

Su Yarmolenko e Konoplyanka: “Loro le stelle? Hanno qualità ed esperienza, ma le mie squadre non dipenderanno mai dai singoli. Non si va lontano così, l’ho imparato in Italia. O hai Lionel Messi, oppure prima di tutto devi essere solido, organizzato e con un’identità ben precisa. Stiamo gettando basi importanti, il lavoro va completato e mi piace questa esperienza”.

Sui modelli da allenatore: “Tutti e nessuno. Voglio essere Shevchenko e basta, vorrei essere riconosciuto per la serietà del mio lavoro. Amo comunque osservare e raccogliere le cose migliori di chi ha più esperienza di me. Valery Lobanovski, per esempio, era la scienza applicata al calcio quando nessuno nemmeno immaginava certe metodologie. Carlo Ancelotti è perfetto nei rapporti umani, Fabio Capello è per me la stabilità a 360°, mentre José Mourinho è il manager per eccellenza. Ho imparato anche da Alberto Zaccheroni, che aveva idee nuove, diverse, e, da esterno, ho apprezzato molto Marcello Lippi, unico nel creare un gruppo organizzato, compatto ed affamato”.

Su un possibile ritorno in Serie A da tecnico: “Sono orgoglioso di aver scritto pagine storiche del calcio italiano da giocatore, ed un domani vorrei farlo altrettanto da allenatore”.

Sull’Italia di Ventura e sul calcio italiano: “Un Mondiale senza l’Italia perderebbe il suo sapore. Io sono convinto che ce la farete. E comunque in generale non vedo una crisi italiana, secondo me il vostro calcio è tornato a crescere negli ultimi anni, merito di una scuola eccezionale di allenatori. Avete sempre talenti di livello, ma soprattutto producete idee nuove, tecnici con caratteristiche differenti fra loro ma comunque rivoluzionari. Penso ad Antonio Conte, Massimiliano Allegri, Maurizio Sarri. Quest’ultimo è una specie di Sacchi 2.0: il Napoli è davvero una piccola rivoluzione a livello mondiale. Non è un caso che l’Italia abbia vinto in ogni occasione al di là dei singoli, è sempre arrivata come collettivo, organizzazione, filosofia e strategia. Quest’anno in corsa per il titolo di miglior tecnico FIFA c’erano Conte ed Allegri oltre Zinedine Zidane: due italiani ed uno che, come calciatore, è diventato grande in Serie A. Vi garantisco che tutti eviterebbero volentieri l’Italia durante un Mondiale o un Europeo: puoi anche batterla, ma ne esci a pezzi mentalmente. Avete visto che fatica ha fatto la Germania all’ultimo Europeo contro Conte ed i suoi ragazzi? Ed i valori puramente tecnici erano sbilanciati in favore dei tedeschi …”.

Sul campionato in corso: “La Juventus è la più forte per struttura societaria, rosa ed esperienza. Subito dietro vedo il Napoli, che non smette di crescere. L’Inter ha Luciano Spalletti, tecnico preparato, meticoloso, che non molla mai e ci mette il cuore nel suo lavoro. E’ una garanzia per l’Inter ed i nerazzurri saranno lì fino in fondo”.

Sul Milan e sui suoi dubbi espressi sul mercato di recente: “Vorrei chiarire: ho semplicemente detto cosa avrei fatto personalmente in fase di mercato, ovvero inserire al massimo 3-4 titolari nuovi, di grande valore. Sono già tanti, per come la penso io. La strada scelta dalla nuova dirigenza è stata legittima, ma secondo me presuppone un programma a lunga scadenza. Quindi ora serve pazienza da parte di tutti: si riparte da zero, per ora è stato comprato il futuro, i fuoriclasse veri arriveranno invece probabilmente tra uno-due anni, se il Milan avrà nel frattempo riguadagnato il suo posto nel calcio che conta. E’ giusto alzare al massimo l’asticella anche nelle dichiarazioni. Il Milan deve porsi sempre l’obiettivo massimo, poi però c’è la realtà del campo e cambiare 10-15 giocatori in un colpo solo non è uno scherzo, occorre tempo per trovare gli equilibri”.

Sul derby: “Non so come finirà, ma di sicuro è già di fatto un primo dentro o fuori per il Milan. Il derby che ho nel cuore è il ritorno della semifinale di Champions League nel 2003: in città c’era una tensione pazzesca, ma io avevo una grande qualità. Quando entravo in campo intorno a me facevo mentalmente il vuoto, sparivano pubblico, bandiere, cori, avevo solo campo ed avversari in testa e negli occhi. I simboli dei miei derby? Javier Zanetti, l’avversario più duro, e Paolo Maldini, che ancora oggi è il mio capitano”.

Mirabelli: “Le cessioni le fa il mercato. E da qui a fine agosto può succede di tutto”

Il direttore sportivo del Milan, Massimiliano Mirabelli, è intervenuto nella conferenza stampa d’esordio della stagione rossonera 2017-2018. Qui vengono riportate le parole più importanti del nostro dirigente.

La partenza di Mirabelli: “Stiamo cercando di seguire una logica a quanto stiamo facendo. Dall’età dei giocatori che stanno arrivando si capisce che cerchiamo di aprire un ciclo, anche se ci aspetta ancora tanto lavoro e sarà il campo a dire se questo lavoro è stato fatto in modo positivo o no, ma siamo fiduciosi. Il Milan è un cantiere aperto, cercheremo di finirlo perché il mister possa completare il proprio lavoro e la squadra inizi a essere tra quelli che già avevamo, gli innesti e chi arriverà. Anche il mister è atteso da un gran lavoro”.

Sulla quantità della rosa: “Il mercato è lungo, ma sicuro non potremo stare in 35. Avremo una rosa adeguata per competere su tre competizioni. Non si può dire ancora quanti possano arrivare perché è appena iniziato al mercato: da qui al 31/8 faremo valutazioni e ciò che ci riserverà sulle uscite, abbiamo tanti richiesti come Lapadula e tanti altri. Valuteremo di volta in volta per step, ma oggi è difficile dire quanti saremo, quanti partiranno e quanti arriveranno. Tutto può succedere”.

Sull’attacco: “Faremo qualcos’altro, valutiamo tante cose. Abbiamo tanti giocatori, dobbiamo avere l’equilibrio ma sappiamo che qualcosa faremo”.

Sulle uscite: “Le fanno il mercato. Stiamo avendo delle richieste e le valutiamo man mano con l’allenatore. Non è facile pensare di prevedere chi va, ci sono contratti e dipende tantissimo da quello che ci viene chiesto, ma siamo contenti oltre ai tanti che vogliono venire, anche i nostri che sono apprezzati altrove. Da quello dipenderà tantissimo poi il mercato in entrata”.

Sul regista e sulla punta che mancano: “Stiamo cercando giocatori in quelle posizioni, ma ne abbiamo già di importanti come Montolivo”.

Sull’impegno che sta avendo: “Siamo totalmente immersi in questa avventura che ci prende giorno e notte. Di sensazioni non c’è spazio, spero che ci possano essere sensazioni belle e positive: per noi è una grande responsabilità. Vorremmo goderci di essere al Milan, ma siamo impegnati”.

Di nuovo sulle cessioni: “Non regaleremo i nostri giocatori. Le società vengono e ce le chiedono, ma poi dovremo essere d’accordo se venderli o meno”.

Sul peso dei calciatori pagati troppo in passato: “Un po’ pesa, non possiamo fare minusvalenze, ma cerchiamo di portarlo avanti e siamo sicuri che otterremo il risultato”.

Sugli slot liberi per gli extracomunitari: “Se penseremo di prenderne qualcuno lo faremo, ma non c’è dietro una strategia. Di sicuro non prenderemo giocatori per esempio da Brasile o Argentina, per quelle che sono le nostre idee: facciamo scelte che accorcino i tempi al mister, anche se non abbiamo particolari problemi in futuro a prenderne magari da Germania o Francia”.

Su De Sciglio: “Abbiamo parlato più volte con l’agente, il ragazzo ha la volontà di cambiare aria. Ma sempre che ci sia una squadra, non ci ha chiamato nessuno: se chiamasse la Juve o altri club, qualora soddisfino le richieste, può partire o restare con noi sino a giugno 2018”.

Calhanoglu, carta vincente per il nuovo Milan

Sfumata la pista per Keita, è sempre più vivo l’interesse per il 23 enne turco del Bayer Leverkusen, Hakan Calhanoglu.

Il giovane, potrebbe essere la carta vincente per il nuovo Milan e inserirsi perfettamente nel 4-3-3 di Montella. Il suo ruolo naturale è quello di trequartista, ma è stato schierato anche più volte sulla mediana. Ottimo anche come mezz’ala sinistra o attaccante esterno. Tende a partire da sinistra per poi accentrarsi e tirare con il destro, suo piede forte. Letale nelle punizioni che rappresentano, insieme agli assist, le sue specialità. 

Il giovane turco, in scadenza di contratto con il Bayer nel 2019, in 111 gare di Bundesliga ha realizzato 28 reti e 22 assist. Non scende in campo dal 28 gennaio scorso, dopo essere stato squalificato dalla FIFA per aver firmato nel 2011 un contratto con il Trabzonspor, dove poi non andò. Dal 2014, dopo il trasferimento all’Amburgo, gioca nel Bayer Leverkusen. Nell’ultima mezza stagione ha segnato 6 reti in 15 partite, e una in 6 partite di Champions League.

Entrato nel mirino rossonero, è già stato raggiunto l’accordo di massima con il giocatore. Sembra essere più vicino anche l’accordo con il Bayer che partendo da un’iniziale richiesta di 30 milioni, si ammorbidisce sempre più. Le impressioni sono positive, il club rossonero conta di riuscirla a chiudere per 20 milioni.

Calhanoglu è un ottimo giocatore con grandi capacità nonostante un carattere non semplice. Chissà che il giovane turco, non dimostri proprio con la maglia rossonera quel talento che ha da vendere.

5 considerazioni sul mercato

Musacchio, Kessie e RR: difesa, centrocampo e fasce. Il parere del sito ufficiale del Milan su questa prima parte del mercato rossonero.

È un Milan impegnato su tutti i fronti quello di queste prime settimane di mercato. Le prime ufficializzazioni e le prime acquisizioni vengono da lontano, dopo i molti viaggi negli stadi e i molti contatti di lavoro con osservatori e addetti ai lavori sostenuti dalla dirigenza rossonera.

1- TRE NAZIONALI
Musacchio nell’Argentina, Kessie nella Costa d’Avorio e Ricardo Rodriguez nella Svizzera. I tre nuovi giocatori approdati in rossonero vantano una esperienza internazionale non soltanto di Club, ma maturata anche con le rappresentative dei rispettivi Paesi.

2- IL MESE DI GIUGNO
Mai il Milan nella propria storia aveva investito così tanto limitatamente al mese di giugno, il primo mese di mercato che peraltro non è ancora finito. Nelle discussioni sportive si accenna spesso al costo dei giocatori, in proposito ricordiamo che i valori dei cartellini nel calcio di oggi sono in genere molto alti, come conferma Bailly, difensore centrale ivoriano compagno di squadra proprio di Musacchio nel Villarreal 2015-2016, che è stato acquistato l’estate scorsa dal Manchester United per 38 milioni di euro.

3- QUASI 100 PARTITE
Sono 97 le partite ufficiali disputate complessivamente da Musacchio, Kessie e RR nella stagione 2016-17: in particolare 31 nell’Atalanta e 12 in Nazionale per il centrocampista ivoriano, 30 nel Villarreal e 3 in Nazionale per il difensore argentino, 27 nel Wolfsburg e 4 in Nazionale per l’esterno svizzero.

4- SALUTI E RISULTATI
Tutti e tre i nuovi acquisti rossoneri hanno centrato risultati stagionali di Club nella stagione appena conclusa, in particolare Musacchio e Kessie, con Atalanta e Villarreal che hanno salutato i rispettivi tifosi dopo la qualificazione della due squadre alla fase a gruppi di Europa League. Per RR è arrivata, in chiusura di stagione tedesca, la vittoria nel playout salvezza di Bundesliga.

5- IL RESTO DELL’ESTATE
Il Milan continua a lavorare su tutti i fronti, accompagnato in questo senso dalla crescente attenzione da parte dei media e dal grande entusiasmo dei propri tifosi.

Fonte: AC Milan

Clamoroso, Galliani torna ad del Milan per un giorno: ecco il suo mercato

Fino alla mezzanotte di oggi, per 24 ore, Adriano Galliani sarà di nuovo amministratore delegato del Milan. La clamorosa notizia diffusasi nei giorni scorsi è stata appena confermata dal diretto interessato. All’uscita dal ristorante Giannino, l’amministratore delegato del Milan, orgogliosamente tornato sul trono, più pimpante che mai, ha dichiarato ai nostri microfoni:

“Io re del mercato? Pallone d’oro dei dirigenti? Richiestissimo da Barcellona e Real Madrid? Siete ben informati. Ma per ora non aggiungo altro. Bello essere di nuovo ad del Milan, anche se solo per un giorno. Sto dando una mano al Milan sul mercato, Fassone e Mirabelli mi hanno pregato di aiutarli. Ed eccomi qua. Condurrò le trattative da Ibiza, sotto l’ombrellone. L’ho già detto grazie presidente, siamo a posto così, ultracompetitivi? Bene. Aggiungo che se non se non esce nessuno, non entra nessuno.

Acquisti? Il vero acquisto sarà Montolivo, sta recuperando da un grave infortunio. Ma grazie a Milan Lab, dopo meno di 24 mesi, già si allena e può andare in panchina. Ce lo invidia tutto il mondo. La sua qualità è fondamentale per il centrocampo. Secondo i medici che lo seguono, la sua vera età non è 32 anni, ma 13. I test dicono questo.
Stiamo poi lavorando al rinnovo di Honda. Guadagna 6 milioni lordi l’anno, ma ci fa vendere 12 magliette a settimana in Giappone. Vuoi mettere? Sarebbe bello avere anche un giocatore del Vietnam o della Cambogia, potremmo conquistare quei mercati…

Milan fuori dalle coppe europee? Siamo il club più titolato al mondo. Grazie presidente. Non siamo più il club più titolato al mondo? Non si può sempre vincere. Nemmeno il Sassuolo quest’anno ha vinto niente, eppure era arrivato sesto, davanti a noi.
Sosa? Ottimo acquisto: è stata una grande intuizione. Vi racconto un aneddoto. Ero a Forte dei Marmi, quando a un certo punto un cameriere fa: desidera, dottor Galliani? Io invece di rispondere whisky and soda, ho detto whisky and Sosa. Lì ho capito che dovevamo prendere lui.

Ocampos? Spero di rinnovare il prestito, ha fatto benissimo. Da due ore sono al telefono col mio amico Preziosi. Lo sto pregando. Se tutto va bene, riesco a strappargli pure Pandev e Burdisso. Ma non scrivetelo.
Ritorno di Balotelli? Lui ama il Milan, basta, non posso aggiungere altro.
Bacca? Ha segnato 13 gol. E’ il giocatore colombiano nato nel 1986 che ha segnato più reti in Serie A.
Kessiè? Siamo già copertissimi con Bertolacci.
Musacchio? In quel ruolo abbiamo Gomez, uno dei più forti centrali del Sudamerica.

Donnarumma? Rimane. Al 99,99%. Se invece dovesse partire? Abbiamo Gabriel, in allenamento è un fenomeno. In caso, gli diciamo che le partite di Serie A sono allenamenti e non partite ufficiali.

Parametri zero? Ho letto che si liberano De Rossi e Totti. Totti ha 41 anni? Può giocare altri 10. Basta, non aggiungo altro.
Ultima domanda? Purché sia davvero l’ultima. Chi vince la Champions? Tifo la Juventus 80 partite l’anno meno 3, le 3 partite che gioca dopo che ha già vinto lo scudetto matematicamente, quindi… Ora lasciatemi andare che l’aereo per Ibiza!”

Milan, le imbarazzanti dichiarazioni di Montella a Crotone e 3 motivi per non illudersi

Non si può – o meglio, si può, è un diritto, ma ha poco senso a questo punto del campionato – cambiare opinione sul Milan ogni settimana. Non eravamo fenomeni quando – pur giocando maluccio – eravamo secondi, sulla scia della Juve. Non siamo una squadretta da Lega Pro oggi, reduci da due miseri punti contro Pescara, Empoli e Crotone.

La situazione del Milan è, nella sua mestizia, in fondo molto semplice: la nostra rosa vale una posizione in classifica non migliore del quinto posto, non peggiore dell’ottavo. Se leggete le formazioni di Torino e Fiorentina, d’altronde, vi accorgete che non siamo affatto superiori e che dunque non è così scontato avere qualche punto in più dei granata e dei viola. Considerando poi l’orrendo campionato dell’Inter, saremmo anche potuti arrivare persino quarti. Ma restiamo una squadra mal costruita, che resta a galla solo per la mediocrità generale della Serie A. Anni addietro, giocando così, saremmo retrocessi o quasi. Se vi sembra un’iperbole, chiedete pure alla Fiorentina di Batistuta (erano i primi anni ’90), che conobbe la Serie B nonostante una rosa fatta per lottare per il vertice.

Inutile girarci attorno, la stagione ormai è andata. All’Europa League non credo più da un pezzo e le sconcertanti affermazioni di Montella (“sono soddisfatto, il Crotone ha un ritmo Champions, buon pareggio, ho visto temperamento”) somigliano tanto a una sentenza. Più che nelle nostre mani, il nostro destino è in quello di Inter e Fiorentina. Il crollo fisico e morale della squadra è sotto gli occhi di tutti (quelli che vogliono vedere).

Al di là di come poi andrà – sesto, settimo, ottavo posto, poco importa – è tempo di pensare alla prossima stagione. Senza farsi illusioni, sia chiaro. Per almeno tre grossi motivi: 1) Così ridotto, il Milan non è appetibile nemmeno per un Kessie o un Keita o qualunque altro calciatore di prospettiva, figuriamoci per i campioni affermati. E nemmeno trattenere i pochi big che abbiamo sarà semplice; 2) il mercato va programmato con un certo anticipo, specialmente quando c’è una squadra da ricostruire: la nuova dirigenza è appena arrivata e non ha quindi colpe. Però è vero anche che se si cercherà di fare tutto a luglio e agosto, sarà dura mettere su una rosa credibile 3) è tutto da vedere che i “cinesi” (o gli americani?) vogliamo investire grandi somme di denaro come molti tifosi sognano. Non facciamoci ingannare dalle presunte trattative di mercato, che in gran parte sono fake news scritte ad arte per vendere un pugno di copie in più e riempire pagine di giornale altrimenti vuote. Belotti, Keita, Kessie, Aubameyang, Morata, Benzema, Musacchio, James Rodriguez, Dzeko: alzi la mano chi crede seriamente che anche soltanto un terzo di questi qua arriverà.