Editoriali

Non demolite le nostre emozioni

Lo stadio di San Siro durante Milan-Craiova

I tempi moderni dettano le condizioni per stare al passo, il calcio è ormai un business che muove il denaro in quantità spaventose, tutto dipende dalla componente economica legata alle società e le federazioni. Gli stadi di proprietà per i club sono la necessità fondamentale, certificano molti  ricavati diretti andando a finire nelle casse della squadra che disputa partite in quella struttura.

La Premier Inglese è il modello da prendere in considerazione, ogni squadra ha il suo impianto sportivo di proprietà, base concreta che crea interessa ad altri investitori esteri, vogliosi di investire in un mondo e mercato ben organizzato già a livello di lega, organizzatrice del più importante campionato britannico. In Italia sono molteplici gli stadi “ arretrati” che hanno bisogno di una rinfrescata, in alcuni casi,  vanno totalmente  ripensati da zero. Molti di questi però rappresentano dei veri e propri tempi sportivi, carichi di storia  del gioco e non solo, dei veri e propri  monumenti caratteristici delle città che hanno cavalcato il ‘900 da protagonisti ed ora pronti ad essere messi da parte.

Il dibattito che in questi giorni tiene banco più di qualunque altro è legato alla demolizione di San Siro. Le due società meneghine sarebbero pronte a costruire un impianto di proprietà dei due club  moderno e all’avanguardia, capace di ospitare 60.000 spettatori e rispettando i requisiti di confort e visibilità per i tifosi. Il progetto potrebbe avere inizio nell’area dei parcheggi dell’attuale stadio Meazza, che in questo caso andrebbe demolito per far spazio al nuovo padrone di Milano.

Ovviamente il tifo e gli appassionati di questo sport si sono subito divisi e dibattuti, una parte approva e sancisce a malincuore  la demolizione di San Siro, dall’altra ci sono quelli che non vogliono assolutamente che lo stadio finisca di esistere. Una decisione difficile e dura da prendere, aspettando ancora l’ok del comune di Milano per far partire le operazioni che porterebbero alla  costruzione del nuovo impianto che verrebbe inaugurato nel 2023.

La ragione sbatte contro l’emozione, perché Milano e la Serie A in generale hanno urgente bisogno di tornare a primeggiare nel calcio, partendo proprio da strutture moderne e adeguate. Allo stesso tempo però buttare giù lo stadio Giuseppe Meazza significherebbe buttare giù un pezzo dei nostri sogni, un pezzo di storia del calcio Italiano.

In cuor nostro speriamo che  “La Scala del Calcio” non venga distrutta, perché chi ama questo sport nel significato vero del termine, vedrebbe infrangere il sogno di poter calcare l’erba di quel terreno leggendario, quel terreno che ha visto abbracciare campioni di ogni tipo, di ogni parte del mondo, campioni e partite fuori dal normale che ci hanno fatto battere il cuore per tanto… tanto tempo. Tutti i tifosi di Milan e Inter vogliono entrare nella modernità e affiancarsi alle big del calcio mondiale, ma esistono sempre delle soluzioni alternative, esiste sempre una via d’uscita. Non distruggiamo l’ideale collettivo che ancora oggi, nonostante tutto resiste , un bambino sogna ancora di poter giocare un giorno in quel campo, non lasciamo che il Dio denaro prenda il sopravvento anche sulle emozioni  e sui nostri sentimenti.

Non vogliamo che vada a finire come la strofa finale della canzone  “ Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni, risentita in questi giorni risuona come una minaccia o un bruttissimo presagio. Non demolite il nostro cuore, non demolite il monumento per eccellenza del calcio Italiano, perché ne risentirebbe la nostra passione e la nostra storia. E queste,  per quanto denaro si possa spendere, non si possono comprare.