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Straordinariamente, meravigliosamente, incredibilmente Higuain

Gonzalo Higuain riceve l'affetto dei tifosi milanisti in Piazza Duomo

Il sogno è realtà: Higuain è il simbolo di un Milan che torna a essere Milan. Ora tocca a Rino, ma anche a noi tifosi

Abbiamo un attaccante da Milan. Ci è mancato sei anni e, abituati a campioni come van Basten, Weah, Shevchenko, Inzaghi e Ibrahimovic, abbiamo sofferto. Un centravanti sempre presente all’appello, deus ex machina in pomeriggi e serate complicate, capace di segnare ovunque e comunque e di far fibrillare San Siro solo a sentirne il nome. Finalmente, con Higuain, torniamo a vantarlo. Ed è più di un grande giocatore che indossa la maglia rossonera: è un passo importante verso il ritorno del Milan alla sua “normalità” dopo anni di vacche magre e di gestioni societarie tra il grottesco e il tragicomico. Perché se un qualunque “9” di livello sposta (lui per davvero, ndr) gli equilibri e permette il salto di qualità, con il Pipita ci siamo assicurati uno dei top d’Europa, da fare invidia a tanti club che si giocheranno piazzamenti importanti nella prossima Champions. Abbiamo preso il meglio che offrisse il mercato e lo spessore sportivo e “politico” di queste settimane targate Elliott parlano chiaro: il Milan sta tornando.

Un anno fa Higuain sarebbe stato solo un sogno, oggi è una realtà fin troppo bella per sembrare vera. Chi meglio del top scorer dell’ultimo lustro di A può risolvere il  nostro problema del bomber e farlo diventare in un sol momento un punto di forza, in un periodo di apparenti ristrettezze economiche e di ansie per i paletti UEFA? Nessuno. Ha tutto: potenza, tecnica, precisione, freddezza, garra, esperienza e mentalità vincente. Basta un’occhiata distratta a qualche clip dei gol delle ultime stagioni tra Napoli e Juve: nel repertorio ha tutti i colpi a cui una punta ambisce. Oltre al notevole plus di interpretare ad altissimo livello il ruolo del centravanti moderno, sia killer nei 16 metri sia capace di giocate di qualità con i compagni e per la squadra: normalità per alcune squadre, notevole salto di categoria per chi in questi anni ha avuto o uno (Bacca e Cutrone) o l’altro (Kalinic).

Ma come tutte le trattative, anche quella per Higuain può avere dei contro. Al Milan non dovrebbe faticare a segnare i 15-20 gol che gli si chiedono per la Champions, ma dovrà riuscire in un’altra missione altrettanto importante: caricarsi la responsabilità del gruppo in campo e nello spogliatoio. E lui, goleador completo che sa anche giocare a pallone, non è mai stato il trascinatore caratteriale delle sue squadre. A Real, Juve e Argentina era uno dei tanti campioni, mentre a Napoli è stato “solo” uno straordinario leader tecnico: qui dovrà dimostrare di avere spalle larghe per sostenere il peso pure i tanti compagni giovani. I timori sul fisico, invece, sono stati spazzati via. Gonzalo si è presentato tirato a lucido come non mai e non fatichiamo a pensare che abbia inciso l’essere stato “scaricato” dalla Juve come un giocatore qualsiasi. Il campione, se toccato nell’orgoglio, sa trovare motivazioni ed energie insospettabili. Saremo noi a goderci la sua rivincita.

Imbeccare e rifornire il bomber di razza sarà compito sia dei nostri uomini di qualità  (Calhanoglu, Suso, Bonaventura, in attesa di altri rinforzi dal mercato tra centrocampo ed esterni alti) sia di Gattuso (o chi per lui…), chiamato a confermare lo scorso girone ottimo anche nel gioco. Saranno all’altezza della situazione? Higuain arriva da esperienze diverse: nel Napoli di Sarri, da terminale unico di una perfetta macchina da reti, ha trovato una continuità oltreumana e battuto ogni record, mentre nella Juve di Allegri ha giocato più basso e limitato, senza replicare i picchi partenopei né trovando feeling col mister, finendo addirittura in discussione nonostante siano stati suoi i gol decisivi per lo Scudetto a San Paolo, Franchi e San Siro.

Due contesti agli antipodi che fotografano Higuain: un campionissimo che per diventare devastante deve giocare con l’entusiasmo e con la convinzione della sua importanza per la squadra. Il feeling con Leonardo (cioè con la società) è altissimo e si è toccato con mano nella presentazione, ma sarà necessario trovare la chimica anche con compagni e allenatore affinché scocchi la scintilla giusta pure in campo. Con i tifosi e con l’ambiente, invece, è stato amore a prima vista: il Pipita è apparso raggiante per l’accoglienza da Re anche oltre le dichiarazioni di rito, sinceramente emozionato di arrivare in un club glorioso come il Milan. Coccoliamolo, esaltiamolo e amiamolo come solo noi milanisti sappiamo fare con i campioni: riavremo finalmente un degno erede dei nostri grandi centravanti.


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