Editoriali

Il misterioso caso De Sciglio: più richiesto di Marcelo e Alaba messi insieme

Ci sono calciatori i quali, dopo un paio di stagioni così così, finiscono nel dimenticatoio, vengono etichettati come bidoni, ceduti a squadre improponibili. A volte basta anche meno – qualche partita storta, un infortunio, una mancata corrispondenza immediata tra attese e risultati – per sparire dal calcio che conta. Ma non è così per tutti. Prendete Mattia De Sciglio, titolare del Milan da ormai 5 stagioni, che diventano 6 se si considera anche la stagione di esordio, probabilmente la migliore. Prendete De Sciglio, dunque. Di lui si è subito detto un gran bene, già dopo un paio di partite positive. Positive – non trascendentali, chiariamolo.

Dicevano, in coro, giornalisti e addetti ai lavori, che sarebbe diventato un grande terzino, uno dei migliori d’Europa. Forse non sarebbe diventato Maldini, perché come lui ne nascono uno ogni mezzo secolo, ma sicuramente sarebbe stato una colonna portante del Milan e della nazionale. Uno su cui puntare a occhi chiusi. Belle parole, bellissime. Peccato che le stagioni passavano, ma di risultati calcisticamente rilevanti nemmeno a parlarne. De Sciglio è rimasto quello che era agli esordi. Un’eterna promessa. Uno che potrebbe diventare qualcun altro, ma che rimane se stesso. Un giocatore discreto, che se gioca al massimo delle sue possibilità si merita un 6 e mezzo in pagella, altrimenti non arriva nemmeno alla sufficienza. De Sciglio non eccelle in nessun fondamentale. Non è un difensore insuperabile, non ha una velocità fuori dalla media, non è abile di testa, non rischia un dribbling, indovina un cross con la stessa probabilità con cui Di Pietro indovina un congiuntivo. Gol? Non scherziamo. Ad oggi zero.

Ora, io non voglio affermare che De Sciglio non sia un giocatore valido per la Serie A. Se ha vestito anche la maglia della nazionale, significa che tanto di meglio in giro non c’è. Quello che però non capisco è per quale motivo De Sciglio, da 5 anni, e costantemente, sia accostato ai migliori club del mondo. Real Madrid, Barcellona, Juventus, Napoli, Bayern Monaco… Incredibile, no? Roba che nemmeno Marcelo e Alaba messi insieme. Spiegare questo interesse clamoroso per De Sciglio è per me, sinceramente, un mistero. Magari un domani diventerà tre volte più forte di Maldini (e Balotelli diventerà più forte di Van Basten e Shevchenko sommati). Per carità, non mettiamo limiti alla provvidenza. Però il futuro non posso prevederlo e dunque mi limito al presente e al recente passato: cosa giustifica l’esaltazione a reti unificate di questo giocatore che nulla sembra avere in più rispetto a un De Ceglie, un De Silvetri o ai nostri stessi Antonelli e Calabria? Ripeto: non lo so.

So però che se davvero arrivasse un’offerta intorno ai 10 milioni di euro, anche se della Juve, sarebbe folle dire no. Molti diranno: “Vedrai, alla Juve giocherà bene e vincerà trofei a volontà”. Forse andrà così, non lo nego. Ma parliamoci chiaro: in questa Juve, e visto il livello della Serie A, anche Costacurta (anni 51) vestito di bianconero farebbe figuroni e vincerebbe scudetti. Da titolare. Ci sono riusciti Padoin, Estigarribia, Matri, Quagliarella, Pepe… Perché non dovrebbe riuscirci De Sciglio? Sei anni abbiamo aspettato che Mattia esplodesse e a esplodere è stata solo la frustrazione: sua e nostra. Che si fa quando qualcosa non funziona o funziona poco da troppo? Si cambia. Magari si sbaglia. Ma andare avanti così – per altri 6 anni? – sarebbe un non senso.

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