Kramer: “Il Milan mi segue. Difficile vederlo senza Berlusconi”

Da “La Gazzetta dello Sport”

Destini incrociati. Quelli di Christoph Kramer e dell’Italia. Nel 2014 il centrocampista tedesco venne schierato titolare nella finale dei mondiali, ma in seguito a uno scontro con Garay e al successivo trauma cranico, chiese all’arbitro Rizzoli di che partita si trattasse. Poi l’interessamento della Juventus e la trattativa col Napoli che secondo alcuni saltò per la sua paura nei confronti della camorra: “È un’idiozia – disse –. Non mi risulta che i giocatori del Napoli se la passino male”.

Dopo una lesione al tendine che lo ha tenuto fuori per circa un mese, vuole riuscire a tornare in vista della semifinale di Coppa di Germania che il Borussia Moenchengladbach giocherà domani contro l’Eintracht Francoforte nel proprio stadio. Nel frattempo però si ritrova all’ennesimo incrocio con l’Italia. Ora su di lui c’è il Milan: “È curioso che spesso arrivino richieste per me dalla Serie A. Dopo Napoli e Juventus ora anche i rossoneri…”. Dimostrazione del fatto che Kramer e l’Italia sembrano avere i destini incrociati.

Cosa sa dell’interessamento del Milan nei suoi confronti? 

“Sono venuto a sapere che hanno chiesto informazioni, che mi valutano, ma detto sinceramente non c’è una vera e propria trattativa. Mi dicono siano venuti a vedermi giocare a Firenze quando con il Borussia Moenchengladbach abbiamo battuto la Fiorentina, ma non ne sapevo nulla”.

Lei è un classe 1991, il che vuol dire che da quando è nato il Milan è stato solo in mano a Berlusconi: che effetto le fa il passaggio di proprietà?

“Per me Milan e Berlusconi sono un tutt’uno. Nei miei ricordi sono una cosa sola. Non è facile immaginare il Milan senza Berlusconi. È un po’ come Ferguson al Manchester United e Wenger all’Arsenal. Tutti loro hanno scritto capitoli importanti e gloriosi delle rispettive società”.

La cessione del club la convince poco? 

“Nel calcio moderno bisogna ottenere subito risultati e avere successo. C’è molta fretta da parte di tutti, e non c’è pazienza. Non so perché Berlusconi volesse vendere la società, se lo ha fatto però evidentemente ne era convinto”.

Per lei in ottica trasferimento il cambio di proprietà è uno svantaggio: il cinese è più complicato da imparare dell’italiano… 

“Sì, anche perché a scuola ho studiato latino e quindi forse sarei stato avvantaggiato. Scherzi a parte non sono particolarmente portato per le lingue. Vengo da studi scientifici”.

Se li ricorda altri suoi connazionali con la maglia del Milan? Bierhoff, Ziege… 

“A dire la verità no. I miei primi ricordi calcistici sono legati al mondiale del 1998. Quelli relativi ai campionati esteri sono ovviamente successivi. So che hanno indossato quella maglia, e che con il Milan hanno anche vinto, ma non li ricordo in rossonero. Non posso invece dimenticare il Milan di Pirlo, Seedorf e Cafù: quella era una squadra pazzesca”.

Il Milan era interessato anche al suo compagno di squadra Dahoud che però ha firmato col Dortmund: fosse uno scout, di chi di voi due consiglierebbe l’acquisto?

“Di Dahoud, senza ombra di dubbio. È fortissimo, è più giovane di me e io ultimamente mi sono infortunato un po’ troppo spesso…”.

Con il Gladbach sta vivendo una stagione di alti e bassi… 

“Vincendo le prossime partite possiamo ancora puntare alla zona europea. In coppa con l’Eintracht non sarà facile, ma dobbiamo essere sinceri e ammettere che il sorteggio comunque è stato positivo. Dobbiamo arrivare in finale, poi vediamo cosa succede…”.

Fonte: di Elmar Bergonzini per “La Gazzetta dello Sport

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