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Galli: “Milan? Una politica che non condivido e che può “bruciare”: vedi l’Inter”

L’ex portiere del Milan e oggi opinionista sportivo, Giovanni Galli, è tornato a parlare del mercato rossonero, dopo aver sollevato qualche dubbio sulla nuova proprietà cinese (qui i dettagli):

Milan? In campagna acquisti sono stati previsti 250 milioni ma ne sono stati investiti 42 visti i prestiti obbligatori. L’idea è quella di arrivare in Champions per poi sistemare tutto. È una politica che non condivido, qualcuno si è bruciato, vedi l’Inter, ma la rispetto.

Mercato? La Juve ha fatto un affare con Bernardeschi prendendolo a 40 milioni – riporta tuttomercatoweb.com – ha 23 anni ed è italiano. Mercato drogato? Il City per prendere portiere del Benfica ha speso 40 milioni e secondo me ne vale al massimo 15″.

Giovanni Galli: “Mercato eccellente, il Milan andrà in Champions. Ma sulla proprietà resta qualche dubbio”

L’ex portiere del Milan e oggi opinionista sportivo, Giovanni Galli, ha parlato dei temi più importanti di attualità rossonera nel corso di un’intervista al Corriere dello Sport.

Sul nuovo corso in generale: “Certamente si è ricreato entusiasmo attorno alla squadra e c’è grande euforia tra i tifosi. Inoltre, anche all’esterno noto interesse e curiosità. Sono tutti segnali positivi. Dal mio punto di vista, credo che la dirigenza stia facendo un lavoro eccellente. La campagna acquisti è di alto profilo. Sono arrivati elementi giovani, ma anche di esperienza, e soprattutto gente di carattere. Champions? Intanto è meglio partire con un obiettivo alla portata. Poi, nel caso, l’asticella si può alzare strada facendo. E’ sempre un male doversi ridimensionare in corsa. La vera incognita sono i molti giocatori nuovi nella squadra titolare. Ci vorrà pazienza da parte della dirigenza, dei tifosi, ma anche degli stessi calciatori”.

Sulla qualificazione alla Champions League: “È logico che debba andare tutto bene. Ma i primi a saperlo sono i proprietari e i dirigenti. Dietro c’è un progetto, con innesti che non sono azzardi, ma certezze, tenuto contro che avranno anche 22-23-24 anni, tutti però con esperienza sia in Serie A sia in Champions. Guardando a tavolino i valori delle squadre, mi sento di dire che, a meno di terremoti, il Milan finirà nelle prime 4”.

Sull’entusiasmo che c’è: “La gente ha due punti di riferimento importanti come Fassone e Mirabelli, mentre sulla proprietà permane qualche dubbio. In ogni caso, sarà il campo ad alimentare i sogni dei tifosi, che avevano bisogno di tutto questo, dopo 3 anni di anonimato”.

Sui nuovi acquisti: “Io sono molto curioso di vedere Çalhanoglu. Forse non tutti lo conoscono bene, ma a mio giudizio ha potenzialità straordinarie. Bonucci? Premesso che è il miglior difensore italiano, al Milan deve innanzitutto trasmettere determinazione, grinta e carattere. Alla Juve, da questo punto di vista, forse era andato oltre. Al Milan, da vincente, dovrà dare certezze al gruppo”.

Sulla fascia di capitano: “Sono tutti nuovi… Per Donnarumma sarebbe troppo presto. Il suo turno arriverà tra 3-4 anni”.

Sull’attaccante che arriverà: “Credo che Kalinic sarebbe l’ideale per il gioco di Montella. Ma è chiaro che, se l’idea è un grande bomber, Belotti dovrebbe essere in cima alla lista. Aggiungo, però, che volendo fare una follia, allora prenderei Ibrahimovic. Una volta sano, sarebbe devastante”.

11 giugno 1993, l’incontro con Nelson Mandela

Il racconto dell’incontro in Sudafrica tra il Milan e un gigante della Storia

Il 1993 non era anno di Europei o Mondiali e il Milan affrontò la tournée di fine stagione con tutti i suoi giocatori, senza prestiti o aggregati. Dopo aver vinto lo scudetto, il tredicesimo della storia rossonera, il Milan era atteso in Australia da due amichevoli, entrambe contro la Nazionale locale, nel primo caso a Sydney e nel secondo a Melbourne. Ma prima di dedicarsi alle due sfide in notturna fra i canguri, il Milan fece tappa in Sudafrica, proprio per incontrare lui…

NELSON MANDELA: CIAO MILAN
I momenti di contatto fra il leader dell’African National Congress, all’epoca tornato in libertà da tre anni e mezzo, furono due. Il primo privato, il secondo pubblico. Il Milan era atteso il 12 giugno da una amichevole con gli Orlando Pirates, la squadra del grande agglomerato nero di Soweto, abbreviazione di South Western Townships, il quartier generale ideologico della rivolta anti-discriminazione da apartheid. Il giorno precedente, l’11 giugno 1993, avvenne il primo incontro con l’eroe della pace. Silvano Ramaccioni, capo-delegazione rossonero in quella occasione, ricorda: “Eravamo tutti in giacca e cravatta, emozionati e rispettosi, portammo a Mandela i saluti di tutto il Milan, ma anche dell’Italia perché sul nostro gagliardetto c’era il tricolore. Ricordo il sorriso buono di quest’uomo che ha fatto la Storia del mondo. Lui indossava un maglione scuro di Missoni, un grande tifoso rossonero, e questo ci fece molto piacere. È con emozione e rispetto che ricorderò e ricorderemo per sempre quel giorno”.

FORZA MILAN! NELLE MANI DI MADIBA
Il giorno dopo, allo stadio Ellis Park di Johannesburg (lo stesso nel quale, nel 2010, ai Mondiali, si sarebbero giocate alcune partite di ottavi e quarti di finale), c’erano 60.000 persone. Prima della gara, Mandela, vestito in loden blu e con cravatta rossa, fotografato anche con una copia del mensile ufficiale Forza Milan! stampato in edizione speciale per il 13′ scudetto rossonero, stringe la mano a tutti i giocatori rossoneri, soffermandosi in particolare con il capitano, Mauro Tassotti, presentatogli da Fabio Capello, e con Jean Pierre Papin, il bomber della squadra.

FILIPPO GALLI: “FU EMOZIONANTE”
Proprio JPP, di lì a poco, avrebbe segnato due dei tre gol della vittoria rossonera (3-2 il risultato finale di Orlando Pirates-Milan), con Roberto Donadoni a sua volta nel tabellino. Tra i giocatori di allora che ricordano ancora oggi la stretta di mano con Nelson Mandela, c’è Filippo Galli, attuale responsabile del Settore Giovanile rossonero: “Fu un incontro molto sentito, ne rimasi molto colpito, al pari dell’incontro che avemmo con Giovanni Paolo II, personaggi di una statura irraggiungibile, di un carisma superiore. Quando andammo sotto il suo palazzo per salire ad incontrarlo nel suo ufficio, a Johannesburg quel giorno c’era una grande folla. Davvero molto emozionante”.

Fonte: AC Milan

Accadde oggi: 24/05/1989, Milan-Steaua 4-0

90 mila rossoneri a Barcellona, Giovanni Galli racconta: “Venivano non solo dall’Italia ma da tutto il mondo e a quel punto ci siamo detti… «Ma come facciamo a mandarli via da qui senza la Coppa?»

24 maggio 1989, proprio 28 anni anni fa. Dopo il 5-0 al Real Madrid, il mondo voleva vederci chiaro. Quella semifinale era stato un episodio legato magari al calo della squadra blanca, oppure stava nascendo un Milan epocale in grado di incidere non solo sull’albo d’oro, ma soprattutto sulla natura del gioco, sulla evoluzione dello sport del calcio? Era il grande dubbio, il grande pensiero che accompagnava Milan e Steaua Bucarest al fischio d’inizio, nella Finale di Coppa dei Campioni del 1988-89. Di fronte i rossoneri in maglia bianca che avevano conquistato l’Europa per l’ultima volta 20 anni prima e i rumeni allenati da Lordanescu, vincitori nel 1986, ma che non erano stati seguiti da nessuno dei loro tifosi, tenuti in patria da Nicolae Ceausescu.

GIOVANNI GALLI RACCONTA: “DOPO LA STELLA ROSSA…”
“Poi in campo è andato tutto bene – ricorda e racconta Giovanni Galli, portiere del Milan Campione d’Europa 1989 ma noi sapevamo che quella Steaua era composta da otto/undicesimi che erano i titolari della Nazionale rumena. Non dimentichiamo poi che loro potevano schierare un signor giocatore che molti di noi stimavano, come Gheorghe Hagi. Un altro aspetto da considerare era la loro imbattibilità. Fra Campionato rumeno e Coppa di Romania erano imbattuti da più 100 partite e in quella Coppa dei Campioni avevano quasi sempre vinto, tranne la sconfitta di misura per 1-0 nell’andata dei Quarti di finale sul campo del Goteborg. Quindi eravamo tutti in campana… e non ci aspettavamo la partita tra virgolette facile che poi è stata”.

GIOVANNI GALLI: “TIFOSI DEL MILAN DA TUTTO IL MONDO”
“Nel corso del nostro cammino europeo avevamo avuto problemi negli Ottavi di finale contro la Stella Rossa, sapevamo che le squadre dell’Est amavano palleggiare e il nostro pressing rischiava di girare a vuoto. Poi però abbiamo visto quanti tifosi c’erano dentro il Camp Nou… in 90.000, venivano non solo dall’Italia ma da tutto il mondo. A quel punto ci siamo detti «ma come facciamo a mandarli via da qui senza la Coppa?». Ecco come è nata quella Finale, una miscela di attenzione per l’avversario e di dedizione alla causa dei tifosi del Milan. Dopo il 4-0 finale, ci sono stati due momenti belli. Prima l’ubriacatura di emozioni in campo, anche perchè molti di noi stavano vivendo sensazioni assolutamente sconosciute. Poi in albergo, non è successo molto, una mezz’oretta di confusione e via. Ci siamo accorti davvero, invece, di quello che avevamo fatto, quando siamo arrivati alla Malpensa. È stato bellissimo”.

IL TABELLINO

MILAN-STEAUA BUCURESTI 4-0

MILAN: G. Galli, Tassotti, P. Maldini, An. Colombo, Costacurta (29’st F. Galli), Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Gullit (15’st Virdis), Ancelotti. All.: Sacchi.
STEAUA BUCURESTI: Lung, Petrescu, Ungureanu, Stoica, Bumbescu, Iovan, Lacatus, Minea, Piturca, Hagi, Rotariu (1’st Balint). All.: Iordanescu.
Arbitro: Tritschler.
Gol: 18′ Gullit (M), 27′ Van Basten (M), 39′ Gullit (M), 1’st Van Basten (M).

Fonte: AC Milan

Paolo Maldini, Dejan Savicevic, Fabio Capello e Daniele Massaro in posa con la Champions League vinta dal Milan nel 1994

18 maggio 1994, Milan-Barcellona: la “Partita del Secolo”

La camera sul Partenone, le critiche di Cruyff, la tensione. Riviviamo Milan-Barcellona attraverso i ricordi di uno dei grandi protagonisti in campo: Filippo Galli

Due partite con l’Aarau e un solo gol all’attivo, due partite con il Copenaghen e la meraviglia della sestina rossonera allo stadio Parken, un girone teso, tosto, equilibrato ma positivo contro Porto, Anderlecht e Werder Brema, fino alla semifinale in gara secca, unico precedente nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League a San Siro contro il Monaco. È così che il Milan era arrivato alla Finale di 23 anni fa, ad Atene, contro il Barcellona di Koeman, di Stoitchkov e di Romario, per non parlare di Guardiola e di Laudrup. Insomma, il grande Barça del Profeta del Gol, Johan Cruyff.

FILIPPO GALLI RACCONTA: 8 GIORNI PRIMA…
“Era il 10 maggio, la Finale si giocava il 18. Il Campionato l’avevamo vinto da 15 giorni e Fabio Capello sapeva di non poter schierare Baresi e Costacurta contro il Barça. Aveva bisogno di risposte ai suoi dubbi. Aveva già deciso di spostare Maldini al centro e di proporre Panucci a sinistra. Ma chi con Paolo al centro della difesa? Desailly oppure io…? Quella sera del 10 maggio, a Firenze, si giocava la Robert’s Noir Cup. Ranieri ci teneva, la sua squadra stava per tornare in Serie A. Perdemmo 2-0, con gol se non sbaglio di Effenberg e di Luppi. Penso che proprio quella sera Capello decise di schierare me dall’inizio ad Atene visto che anche Desailly, in cuor suo, preferiva forse giocare a centrocampo…”.

FILIPPO GALLI RACCONTA: I NOSTRI STIMOLI
“Sì qualcuno ci diceva delle critiche di Johan Cruyff e dei suoi pronostici sulla vittoria del Barcellona, ma di Johan avevamo comunque grande rispetto. No, i nostri stimoli erano altri. Volevamo rifarci della sconfitta dell’anno prima a Monaco contro il Marsiglia sempre in Finale, io volevo dimostrare di poter giocare dall’inizio una Finale come i miei grandi compagni di squadra. Il Barcellona restava favorito al di là delle dichiarazioni del grande Cruyff e sapevamo anche che alcuni nostri tifosi avevano avuto difficoltà a raggiungere Atene, eravamo consapevoli che il tifo sarebbe stato più dalla loro parte. Ecco perché in allenamento raggiungemmo una concentrazione che ci sfigurava. Ero in camera con Roberto Donadoni e ricordo che fissavamo il Partenone di continuo, speravamo che ci desse la giusta ispirazione per la partita…”.

FILIPPO GALLI RACCONTA: DA VAN BASTEN A ROMARIO
“Prima della grande sfida di quel 18 maggio, ad Atene era in ritiro con noi Marco Van Basten. Sapevamo che non poteva evidentemente giocare, eppure speravamo che dall’inizio della stagione successiva potesse tornare in campo. Anche se due mesi prima di Atene, io, Marco e il dottor Tavana eravamo stati prima ad Anversa dal professor Martens per me e poi ad Amsterdam dal professor Marti per lui. Mi impressionai molto a vedere quella caviglia, era davvero ancora messa male… Poi una volta in campo, ho e abbiamo pensato solo a giocare. A partita ancora aperta, deviai in angolo un tiro di Romario destinato al gol. Chissà cosa sarebbe successo senza quella deviazione…”.

FILIPPO GALLI: CAMPIONI ANCHE PER FRANCO E BILLY
“A bordo campo c’erano due nostri grandi squalificati, Franco Baresi e Billy Costacurta. Sapevamo che avrebbero lasciato il ritiro azzurro per starci vicini, li aspettavamo, in quel gruppo c’erano un orgoglio di appartenenza e una cultura del lavoro assolutamente inimitabili. Il loro arrivo non era stato una sorpresa per noi. Un gruppo vero si vede anche da questi particolari. Poi i nostri gol, la vittoria, la dedica anche a loro, a tutti i tifosi, anche a quelli che non erano riusciti a venire ad Atene. Con Donadoni eravamo strafelici anche sull’aereo di ritorno, sul volo che era riuscito a riportarci da Atene a Milano. Abbiamo atteso un paio d’ore in più prima di ripartire con la Coppa, ma per la Partita del Secolo questo e altro…”.

Fonte: AC Milan

Milan, la cantera convince i cinesi: da Galli a Bianchessi, niente rivoluzione

La comunicazione, l’area tecnica, lo scouting con rete di osservatori e tanto altro. Il nuovo Milan cinese sta lentamente componendosi in tutte le sue parti, i cambiamenti sono naturali e comprensibili, quasi dovere di una proprietà che raccoglie un club così importante pronto a ristrutturarsi. Eppure, il settore giovanile può rimanere una delle poche aree invariate rispetto alla gestione precedente. Perché il lavoro in questi anni è stato ottimo, i talenti prodotti sono stati tanti, gli uomini al timone convincono.

DA GALLI A BIANCHESSI – Filippo Galli presto avrà un incontro con Mirabelli, come lui anche Mauro Bianchessi, l’uomo che ha scoperto tantissimi giovani, da Locatelli a Donnarumma fino a Caldara, Conti, Gagliardini ai tempi dell’Atalanta. Entrambi sembrano essere irrinunciabili, preziosi per il Milan e difesi dai frutti del loro stesso lavoro. Ecco perché la nuova dirigenza non ha intenzione di rivoluzionare quell’area, anche visti i tanti ragazzi che il Milan sta lanciando in questi anni, Gigio in testa senza dimenticare tutti gli altri in giro per l’Italia, come lo stesso Petagna. Insomma, la strada è tracciata, Galli e Bianchessi possono restare. Dal passato al presente, ma soprattutto guardando al futuro rossonero.

Fonte: calciomercato.com