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Un anno di Milanismo – Stagione 2020/2021

Un anno di Milanismo – Stagione 2020/2021

Il calendario mensile di Milanismo con tutti gli impegni dell’A.C. Milan, stampabile in formato A4 e in versione per Google Calendar.

22 Ottobre 2020
  • Celtic-Milan

    22 Ottobre 2020  21:00 - 23:00
    Celtic Park, Glasgow G40 3RE, Regno Unito

    UEL - Giornata 1

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26 Ottobre 2020
  • Milan-Roma

    26 Ottobre 2020  20:45 - 22:45
    Stadio San Siro, Piazzale Angelo Moratti, 20151 Milano MI, Italia

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29 Ottobre 2020
  • Milan - Sparta Praga

    29 Ottobre 2020  18:55 - 20:55
    Stadio San Siro, Piazzale Angelo Moratti, 20151 Milano MI, Italia

    UEL - Giornata 2

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1 Novembre 2020
  • Udinese-Milan

    1 Novembre 2020  12:30 - 14:30
    Stadio Friuli, Piazzale Repubblica Argentina, 3, 33100 Udine UD, Italia

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5 Novembre 2020
  • Milan-Lille

    5 Novembre 2020  21:00 - 23:00
    Stadio San Siro, Piazzale Angelo Moratti, 20151 Milano MI, Italia

    UEL - Giornata 3

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8 Novembre 2020
  • Milan - Hellas Verona

    8 Novembre 2020  20:45 - 22:45
    Stadio San Siro, Piazzale Angelo Moratti, 20151 Milano MI, Italia

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Ivan Gazidis, a.d. del Milan

Gazidis: “Talenti, basi solide e niente false promesse: ecco il Milan del futuro. Voglio Maldini d.t.”

Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan, ha parlato a La Gazzetta dello Sport dei progetti futuri del club all’indomani degli addii di Gattuso e Leonardo.

Scusate il ritardo – «Sono arrivato a dicembre e ho sfruttato tutto il tempo a disposizione per capire il club e il calcio italiano. E’ stata una full immersion. Se non ho parlato in questa annata così intensa è perché con umiltà era giusto prima studiare tutto. Ma ora che la stagione è finita è arrivato il momento di spiegare il progetto della proprietà e il mio punto di vista. Partendo dall’inizio però e ricordando che Elliott ha preso inaspettatamente il club alla fine di luglio e ha dovuto in un paio di settimane risolvere problemi enormi. Ha ereditato un club che non poteva pagare i propri debiti e sulla testa la spada di Damocle di pesanti sanzioni. Diciamolo subito: il Milan è stato salvato. Sono stati versati nel club 220 milioni di euro per rifornirlo di capitale e rispondere agli obblighi. Non farlo avrebbe significato bancarotta e rischio retrocessione. Subito dopo abbiamo preso Leonardo che ringrazierò sempre per il grande lavoro svolto in quelle settimane per risollevare il club. Gli saremo sempre grati».

Il piano Elliott – «La visione è chiara, togliere dal Milan le zavorre finanziarie e rimetterlo nella giusta direzione, rendendolo un club moderno. Il Milan muove passioni e sentimenti incredibili, quasi commoventi. Ma nel 2019 non abbiamo ancora una App. Dobbiamo modernizzare il club, farlo crescere. Il brand c’è, la storia pure, ma il calcio si è evoluto, non si può continuare a guardarsi indietro. Tre sono i punti fondamentali, senza un ordine gerarchico, perché vanno di pari passo e si intrecciano tra loro ogni giorno: 1) Riorganizzazione economica, con la capacità di generare profitti e reinvestirli 2) Aumentare la qualità della squadra, riportandola al top del calcio italiano ed europeo 3) Trovare le giuste soluzioni per lo stadio. Che sia San Siro o un nuovo impianto, dovrà essere invidiato nel mondo».

Tempi e paletti – «Elliott non ha mai posto un termine temporale. La sua è una chiara visione. Non abbiamo una dead line, e non faccio promesse di accorciare i tempi. Sfrutteremo ogni minuto delle nostre giornate finché non avremo raggiunto lo scopo. Di tempo ne servirà, ma ci riusciremo. Questo club è speciale, ho enorme rispetto per l’amore che suscita e questo amore io non lo prendo in giro. Il Milan deve essere orgoglioso della sua straordinaria storia, ma non è nel passato che troveremo la soluzione dei problemi. Per tornare in alto il mondo Milan deve credere nel cambiamento. Chi cerca un demiurgo che schioccando le dita e aprendo i rubinetti economici, risolva tutto, non lo troverà qui. Di illusioni e bugie ce ne sono già state abbastanza. Siamo al Milan per assicuragli un futuro nei vertici mondiali, con un percorso serio, realistico. Non significa non sognare, significa lavorare duramente per rendere i sogni realtà. Abbiamo grandi sfide davanti e la volontà di giocare stabilmente in Europa, ma nel rispetto del Financial Fair Play e dei paletti esistenti. Saltare le regole cercando un improbabile “All in” come se fossimo a un tavolo di poker non solo è rischioso, è sbagliato, perché dietro un presunto godimento del momento c’è il baratro. L’obiettivo delle prossime stagioni è crescere nel rispetto del FFP e portare al Milan giocatori di qualità che crescano col club mostrando il loro valoreediventando l’orgoglio dei tifosi. Non compreremo giovani talenti per rivenderli, ma perché restino e facciano la storia futura del Milan. Ma tutti dobbiamo aver chiaro dove siamo oggi e qual è il cammino da fare. Ai nostri tifosi faccio un discorso pieno di trasparenza e onestà. La storia delle belle promesse non mantenute è finita. Ma se sono qui è perché sono estremamente ottimista e convinto che si possa fare, che il Milan tornerà presto ai vertici. Dobbiamo girare l’angolo, non saràfacile, ma troveremo la strada giusta.Epotrà farlo anche il calcio italiano, se sarà capace di evolversi nelle scelte e senza più commettere quegli errori che hanno fatto sprecare l’enorme quantità di entrate degli anni novanta che non furono mai impiegate per crescere nelle infrastrutture e nella gestione delle società».

Passione e sentimento – «Ai manager spetta l’analisi, le scelte, la gestione delle pressioni. Ma il calcio resta passione e sentimento, non lo dimentico mai. Senza, non c’è nulla. Ma quella passione deve poter contare su basi solide. E vogliamo ridarle al Milan. Per questomanterrò sempre la barra dritta. Per il bene del club».

Milan club aperto – «Vogliamo una società aperta, che nella diversità delle persone che lavorano qui trovi spinta e benefici. Dai giocatori a chi lavora nel Milan, vogliamo accogliere culture, nazionalità, religioni, colori, orientamenti sessuali. La nostra è una società aperta, contraria a ogni forma di discriminazione e razzismo. Vogliamo abbracciare il futuro in campo e fuori».

La squadra che verrà – «Ci sarà il giusto bilanciamento tra giovani di qualità e giocatori che abbiano leadership ed esperienza. Ma la nostra strategia non è investire in giocatori Top o che lo sono già stati, ma in chi può diventarlo con la nostra maglia. Non bruceremo i nostri fondi per una sola stagione nel presente, ma vogliamo costruirci il futuro: una generazione di calciatori forti che crescano velocemente insieme al club. Gente che abbia entusiasmo e sia pronta alla sfida».

L’addio di Leo e Rino – «Leo ha deciso di lasciare e vivere nuove sfide. Avrà sempre il mio grazie per ciò che ha fatto. Nessun conflitto, ma il massimo riconoscimento per lui e il suo grande sforzo. Non ho parole per descrivere Gattuso: un uomo straordinario che ha portato la piena responsabilità della stagione sulle sue spalle. Forse anche troppo. Ha fatto una analisieuna scelta di grande onestà: non ce la faceva a portare ancora questo peso. Ma Rino rimarrà un amico del club per sempre. Non lo conoscevo prima, ho un enorme rispetto per lui».

Campos? No, Maldini – «Io non ho mai pensato a Campos, è un dirigente del Lille, dove sta facendo bene, e non verrà al Milan. Io quello che la stampa voleva far fareaCampos – ma lo dico col sorriso e senza polemica – lo voglio far fare a Maldini. Vorrei davvero che Paolo restasse con noi e mi aiutasse in questa grande sfida con un ruolo sempre più centrale e importante. Lo ammiro immensamente. Lui rappresenta i valori e la cultura del club. Non in moto etereo, ma reale. Vedi Maldinievedi il Milan. Lui è l’ideale per gestire l’area tecnica. Avrebbe intorno uno staff all’altezza. Non un ruolo di facciata ma assolutamente centrale nelle scelte tecniche. Non gli chiedo di fare tutto da solo. Si lavora in gruppo, sarà supportato ed aiutato, può darci tantissimo. E’ stata una stagione logorante per tutti e anche Paolo ha chiesto tempo per riflettere e capire se ha l’energia giusta per ripartire con questo progetto difficile, arduo, che richiede il massimo impegno e che va sposato totalmente. Deve sentirsela al 100 per 100. Questa è la condizione per chiunque voglia venire al Milan. Ma nel caso di Maldini non deve venire al Milan, lui è il Milan…».

Allenatore e scelte – «Non voglio pensare ad altri profili diversi rispetto a Maldini, aspetto la decisione di Paolo: poi prenderemo tecnico e giocatori. Il nuovo allenatore sarà scelto con cura: non importa l’età o la nazionalità, importa che sia adatto a ciò che vogliamo fare e costruire. Nelle mie esperienze di dirigente di calcio negli Stati Uniti e in Inghilterra non mi sono mai vantato di giudicare tecnicamente un giocatore, ma so studiare i profili di chi è adatto a ricoprire un ruolo in una struttura. La scelta del tecnico, con l’aiuto spero di Maldini, sarà fatta con calma, studiando ogni particolare: storia, personalità, profilo, risultati, statistiche. Non vogliamo sbagliare nulla. Abbiamo una lunga e stimolante partita da giocare. Sono sicuro che la vinceremo».

La plusvalenza che non ti uccide ti rende più forte

Lo si dice di solito rispetto a qualcosa che per X motivi si ha paura a fare ma che al tempo stesso va superata, la paura intendo. Metto le mani avanti, così nessuno potrà dire di non aver capito: la sconfitta di ieri non è colpa di Donnarumma. Il gol d’Icardi è colpa di Gigio, non la sconfitta; che poi le due cose siano consequenziali, credetemi, rileva poco. O nulla addirittura.

La partita l’avete vista tutti, perciò non vedo a che serva “aiutarvi” a capire ciò che avete visto e con ogni probabilità capito di questo amaro Derby. E mi spiace prendere spunto dai social, ma oggi da dove dovrei? Nella mia cerchia non ci sono così tanti milanisti, quasi nessuno, perciò gli umori io da lì li prendo… Twitter soprattutto, ma un po’ anche Facebook, Instagram. E lì mi pare che regni la confusione (sul Milan come su tanto altro, mi direte, ma fermiamoci al Milan), persone che non riescono ad andare oltre l’amarezza, spesso l’incazzatura, e trasformano la frustrazione in argomento. Non lo è, mi spiace. Ogni analisi pretende calma, silenzio, dunque ragionamento.

Se vi rode il sedere e basta, beh, smettete di leggere: non ho ragioni da opporre a chi, non a torto, proprio non vuole arrendersi a quanto accaduto ieri dopo il ’90. Con la pancia non si viene a patti, e non mi è estraneo quel fuoco che brucia dentro dopo aver visto una delle partite più importanti dell’anno capovolte al fotofinish, in quel modo peraltro. Se invece vogliamo provare a discuterne, fosse anche solo per tentare di esorcizzare, accomodatevi. Mi fa piacere.

Vedo di andare dritto al punto: chi se la prende con Gattuso ha saltato troppi passaggi. L’atteggiamento che Rino sta trasmettendo a questa squadra, inutile negarlo, è tremendo: chi sposa la strategia del «prima non prenderle» resta vedovo più prima che poi. Questa remissività, quasi questo negarsi, fanno male, anzitutto da spettatori; leggo dovunque che è bello guardare ‘questo’ Milan giocare, ma da spettatore appunto, non da tifoso, vado ripetendo(mi) da settimane «ma che davvero vi diverte?». Per quanto mi riguarda, non vedo così tante differenze con quello di Montella, che mi contrariava alquanto, perché improduttivo, macchinoso, se non in quei rari momenti in cui, per l’appunto, produce (una serie di passaggi più elaborata che ti porta al tiro magari, senza per forza il gol).

Invece no, non credo che questo Milan produca del «buon calcio», e lo dico da spettatore, uno che da una partita vuole essere intrattenuto, trarre piacere non tanto dal risultato ma da quei seppur sporadici (anche se, si spera, più frequenti possibili) episodi di godimento estetico che giustificano lo stare a guardare ventidue ragazzi che spostano un pallone. Da tifoso mi spossa proprio, perché alla noia si aggiunge il fastidio, la consapevolezza sempre meno sormontabile che l’asticella oltre a quell’altezza non possa essere alzata.

Ed è qui che si spiega il feedback di ieri; qui che l’1-0 acciuffato per un pelo assume una consistenza che ci consente di guardare a tutto con altri occhi. Perché il problema non è il Milan che ha perso, ma quello arrendevole, oltremodo cauto, pavido che stava rosicchiando un punto che forse nemmeno meritava. La sconfitta brucia perché matura a seguito di un errore brutto di un ragazzo che di errori ne sta inanellando troppi e sempre meno tollerabili, giovane o meno che sia. Ma quel Milan lì, quello che arrivato palla al piede a centrocampo nel secondo tempo non sapeva che diavolo fare, beh, quello restava anche se, per assurdo, il colpaccio l’avessimo fatto noi.

Quel Milan non si può vedere, figurarsi seguire. So che a questo punto chi ha avuto la pazienza di arrivare sin qui esclamerà: «visto che stai dando ragione a noi! Rino fuori!». No, non sto dando ragione a nessuno. Non si tratta di stabilire chi è in torto, perché la situazione dinanzi alla quale ci troviamo è espressione di una serie di concause, come tutto nella vita. Se vogliamo scagliarci con colui che in questo momento è più esposto, giustamente, canalizzando la nostra delusione, la nostra ira persino, verso di lui, facciamolo pure. L’unica è… a che pro?

L’ho spiegato in precedenza, temo dovrò ripetermi. Gattuso è qui perché chi realmente “volevamo” non era al momento alla nostra portata. Se chiedete a me, autore di questo scritto, anche a costo di essere impopolare, dico che una chance Rino se la meritava, che le sue carte lo scorso anno se l’è giocate dignitosamente; ma questo ha senso proprio alla luce del fatto che Antonio Conte (facciamo nomi e cognomi) non fosse raggiungibile ad agosto. Se devo puntare su un ripiego, mi tengo l’allenatore che ho, con in più, non nascondiamocelo, la scusa di poterlo usare a mo’ di parafulmine rispetto al vero problema. Quale?

La rosa. Signori miei, questa rosa, che vanta persino alcune individualità notevoli, e che sulla carta non è da buttare, semplicemente è frutto di tre diverse gestioni, ciascuna con le proprie idee (o non-idee) a priori diverse. Si tratta di una tara strutturale che fa tutta la differenza del mondo, e che nemmeno un Conte può contribuire ad aggiustare. Per questo, immagino, l’ex-tecnico del Chelsea avrà a ragion veduta preteso delle garanzie, ossia avrà fatto dei nomi sui quali sta o cade la sua candidatura. E sapete che c’è, per l’ennesima volta? Quei nomi per ora non ce li possiamo permettere, oooohhh. Elliott non si discute, ma anche fosse per sola facciata, non puoi andare a prelevare tre/quattro Top-mondo come se il triennio 2014-2017 non sia mai esistito e questa nuova proprietà non dovesse risponderne.

Il risultato è una rosa male assortita, fatta di giocatori che non sono né potevano essere scelte dei sin troppi allenatori che si sono avvicendati in questi anni, come fossimo una provinciale qualsiasi. Nessuno è esente da responsabilità in questo senso: chi ha devastato un progetto tecnico che ci aveva portato a stare in alto per quasi dieci anni? Chi, l’anno scorso, su quelle macerie, non ha saputo ricostruire, se possibile, anzi, acuendo certi difetti poiché dava per scontato di avere quel tempo che non è riuscito a fabbricarsi? Insomma, perché Abate? E perché Chala? Perché Suso? Ma anche perché Bakayoko, Castillejo, Laxalt?

È evidente che Leonardo e Maldini non possono condividere tale responsabilità nella medesima misura delle due gestioni precedenti, ci mancherebbe, tanto più che i tre sopracitati andranno valutati a giugno 2019 (se giocheranno). Il punto è che qui non si fa un discorso di colpe, ché lascio volentieri ad altri: io, come tutti immagino, rivorrei il Milan, quello che il mercoledì mi costringe a fare i salti mortali per essere allo stadio o vederlo in TV, non il giovedì; quello che fino ad aprile inoltrato di ogni santo anno sta ancora lottando per qualcosa. Ma non ho più otto anni, e so che l’erba voglio cresce nel giardino del Re.

Siamo appena entrati nel XXI secolo, laddove bisognava entrarci almeno tre anni fa. Siamo in ritardo, con un progetto da ricostruire da zero, piegati da anni vissuti al margine non del calcio europeo bensì del già povero di per sé calcio nazionale. È tutto questo che Icardi ieri, in un istante, quanto gli è bastato per quella spizzata maledetta, ha estemporaneamente rievocato, innescandolo con una violenza inaudita. Quel gol, lo vedevo nei volti di chi mi stava accanto, sopra, sotto, di lato, lì in Curva Sud, è come se avesse acceso uno schermo negli occhi di tutti e ciascuno, che a mo’ di Cura Ludovico si sono dovuti sorbire le immagini di questi ultimi sette anni nel giro di pochi secondi, velocizzati ma non abbastanza da non capire che cazzo stessero guardando. E allora scatta qualcosa, forse la paura, la sensazione che davvero siamo lontani da ciò che ci eravamo prefissati, che oramai, diciamolo, quel posto non ci spetta più: ce lo si deve (ri)guadagnare.

È il tempo delle scelte difficilissime, a fronte delle quali anche i migliori sono preparati fino a un certo punto. Per dirne una, cosa fare di un ragazzo che non ha nemmeno vent’anni, baciato da un talento precoce e abbagliante, che al momento pare al contempo il suo più grande fardello? Per fortuna non sono io a doverla prendere questa decisione, ma non si può continuare a minimizzare i difetti di un portiere che tra i pali è un prodigio, mentre a un metro dalla linea di porta vale quanto un ragazzo qualsiasi, se non peggio. Ancor meno sostenibile il perdere certi punti se si pensa che in panca c’è un collega il quale avrà pure l’età che ha, ma è uno che fino a un’ora fa non sfigurava forse nel miglior Napoli di sempre, e che in ogni caso calcava ben altri palcoscenici rispetto ai nostri.

La domanda allora è: siamo in regime di ristrettezze, con una sentenza che grava sulla nostra testa, quantunque ancora non si sappia che forma avrà… vogliamo spenderla ‘sta plusvalenza? Lo so, Gigio è un patrimonio, e nessuna scelta è esente da controindicazioni. Nella fattispecie sin qui evocata: e se altrove diventa quel fuoriclasse che teoricamente già è? Ti mangi le mani e maledici il giorno che l’hai venduto, che domande! Ma adesso, a queste condizioni, col rischio addirittura di mettere a posto i conti, è così sconsiderato fare un sacrificio di questo tipo? Con un ragazzo che sì, ha tutto il talento che vi pare, ma (e lo dice in primis chi ne sa) non sta crescendo, anzi, limitatamente ad alcuni aspetti subisce proprio un’involuzione. Possibile che al quarto anno di Serie A non riesca ancora a piazzarsi decentemente, che non «senta» la porta? Non lo so, non mi chiamo Villiam Vecchi, ma a me questi mi sembrano problemi, ed anche piuttosto gravi.

Poi, chiaro che questi siamo e con questi giochiamo, ma a fronte di un progetto che porti dei sostituti degni (leggasi “più forti”), potremmo prendere in considerazione pure l’idea di parlare con Bonavenuta e Suso, spiegando loro che non possono essere più i nostri punti di riferimento, perciò o forzano le rispettive nature ed imparano a fare quello che pare non riescono a fare nemmeno sotto tortura (nel caso di Jack giocare a due, massimo tre tocchi; in quello di Jesus il discorso è più complesso, dato che gli si dovrebbe chiedere d’imparare a scrostarsi dalla sua mattonella, ergo cambiare proprio il modo di giocare) oppure una stretta di mano e ciascuno per la propria strada?

Solo nel caso del classe ’99, tuttavia, ci troveremmo davanti ad una plusvalenza eccezionale, anche qualora lo vendessimo ad un prezzo contenuto (cosa che non succederebbe, perché, se Elliott vende Donnarumma, lo vende al prezzo migliore possibile). Con il non felice trascorso di questo ragazzo, la testa e il carattere che sembrano non rispondere come dovrebbero, separarsi non sarebbe forse la soluzione migliore, per noi come per lui? Potremmo rischiare, cosa che di questi tempi non ci piace granché, e testare in prima persona fino a che punto sia vero che ciò che non ti uccide ti rende più forte.

Inter-Milan 1-0, le pagelle: Gigio svagato, Jack imballato. Male Calhanoglu

Si è giocata Inter-Milan, nona giornata di campionato

Le pagelle del derby Inter-Milan, nona giornata di Serie A 2018/2019.

G. Donnarumma: 4,5
Ottima la parata su Politano nel primo tempo, da rivedere l’uscita sul gol di Icardi. Svagato.

Calabria: 6
Buona prova contro un avversario sempre temibile come Perisic. Esce a un minuto dalla fine.

dal 91′ Abate: s.v.

Musacchio: 5
Sempre presente, anche in zona gol. Peccato nel recupero si faccia scavalcare dal cross sul quale Icardi decide la partita.

Romagnoli: 6
Prestazione maiuscola del capitano, la cui unica colpa è quella di non riuscire a fermare Vecino in occasione del gol vittoria.

Rodriguez: 6
Costantemente nel vivo del gioco, si spende sia in fase difensiva che propositiva. Ma il Milan stasera non c’è.

Kessie: 6
Prende un colpo quasi subito che ne condiziona il rendimento, stoico resta in campo finché ne ha.

dall’84’ Bakayoko: s.v.

Biglia: 6,5
Stoico in mezzo al campo, recupera una quantità industriale di palloni. Rischia l’autogol con un retropassaggio ardito.

Bonaventura: 5,5
Non riesce a fare quello che sa, e la squadra ne risente. Imballato

Suso: 6
Quanto meno ha il merito di provarci fino alla fine. Spreca un paio di contropiedi che meriterebbero una miglior sorte.

Higuain: 5,5
Non gli arriva un pallone giocabile, tanto che spesso lo si vede anche dietro la linea del centrocampo. Abbandonato.

Calhanoglu: 5
In totale involuzione, della sua presenza ci si ricorda solo per la punizione calciata fuori e per il momento della sostituzione.

dal 71′ Cutrone: 5
Si ritrova suo malgrado a dover fare l’esterno, ci mette la buona volontà ma non è il suo mestiere. E si vede.

Gattuso: 5
Partita iniziata male, giocata malissimo e finita peggio. La beffa nel finale è il giusto coronamento di un primo tempo scialbo, seguito da una ripresa in affanno totale condita da scelte tattiche alquanto discutibili. Derby da dimenticare.

Milan-Chievo 3-1, le pagelle: Suso-Pipita tandem vincente, bene Biglia

Si è giocata Milan-Chievo, ottava giornata di campionato

Le pagelle di Milan-Chievo, ottava giornata di Serie A 2018/2019.

G. Donnarumma: 6
Inoperoso per larga parte della partita, incolpevole sul bel sinistro al volo di Pellissier.

Abate: 6
Troppo impreciso al cross, rischia l’autogol con un ardito appoggio di testa che Donnarumma devia in corner.

Musacchio: 6+
Sempre presente su Stepinski, guida la retroguardia senza grossi intoppi. Affidabile.

Zapata: 6
Partita tranquilla per la grande incognita di giornata, non sbaglia praticamente nulla – favorito anche dalla pochezza offensiva della avversari.

Rodriguez: 6,5
Continua il periodo positivo limitando senza problemi le (poche) scorribande clivensi e facendosi trovare spesso e volentieri davanti.

dall’87’ Laxalt: s.v.

Kessie: 6-
Pieno controllo del centrocampo, ha una grande occasione per segnare ma la spreca. Sciagurato il retropassaggio che spalanca la porta a Pellissier per il gol della bandiera.

Biglia: 6,5
Complice l’insolita libertà concessagli dagli avversari, ricama calcio per novanta minuti pieni recuperando anche molti palloni. Equilibratore.

Bonaventura: 6,5
Bel gol – anche se deviato – a coronare la 150 presenze in rossonero, solita prestazione da mezzala matura quale ormai è.

dal 76′ Cutrone: s.v.

Suso: 7
Altri due assist a referto: un cross e un filtrante, uno di destro e uno di sinistro, uno dall’esterno e uno da posizione centrale. Ma fa sempre la stessa giocata (cit).

dal 90′ Castillejo: s.v.

Higuain: 7,5
E sono 6 gol in 7 presenze, soprattutto in pochissime occasioni. Da quest’anno la squadra sa che, quasi sicuramente, se gli si riesce a mettere la palla è gol.

Calhanoglu: 5,5
Unica nota “stonata” della giornata, continua a faticare – nonostante sia in ripresa anche lui. Spreca troppo.

Gattuso: 6,5
Il Chievo quest’anno e poca cosa, ma questo non sminuisce in nessun modo la bella prestazione di squadra: ottimo il gioco e l’intesa davanti, bene anche le “seconde linee” di giornata causa forfait vari. Peccato solo per l’ennesimo gol evitabile preso.

Milan-Olympiacos 3-1, le pagelle: Cutrone show, male Bakayoko

Si è giocata Milan-Olympiacos, seconda gara di Europa League

Le pagelle di Milan-Olympiacos, seconda gara del girone F di Europa League 2018/2019.

Reina: 6
Primo gol subito in gare ufficiali, anche se sul colpo da due passi di Guerrero può fare poco o nulla.

Calabria: 5,5
Sempre presente in appoggio, si fa saltare un po’ troppo spesso.

Zapata: 5
Costante senzazione di insicurezza a parte, in fin dei conti commette un solo grave errore – per fortuna non determinante – dimenticandosi di Guerrero in occasione dell’1-0.

Romagnoli: 6
Il compagno di reparto non è dei migliori, e spesso si ritrova a dover lavorare per due. Attento.

Rodriguez: 6,5
Solido in fase difensiva, ottimo il cross che regala a Cutrone il pallone del pareggio.

Bakayoko: 4,5
Sbaglia tantissimo, sembra vagare per il campo un po’ per caso. Non ci siamo.

Biglia: 6
Solita partita di ordine, finisce per toccare meno palloni del previsto causa marcatura fissa. Equilibratore.

Bonaventura: 6
Parte bene, poi Castillejo gli nega il gol e sembra quasi bloccarsi. Viene sacrificato sull’altare delle due punte.

dal 55′ Calhanoglu: 7
Quarto di sinistra in una sorta di 442, anche se finisce spesso e volentieri per accentrarsi. Mette la firma nei due gol finali che completano la rimonta.

Suso: 6,5
L’anima del Milan per più di un’ora, come al solito è uno dei pochi a salvarsi quando le cose vanno male.

dall’80’ Borini: s.v.

Higuain: 7
Tolto qualche sporadico lampo non gioca una grande gara, e col passare dei minuti sembra sempre più evidente l’errore di rischiarlo al ritorno dall’infortunio. Poi raccatta un pallone vagante in area, manda al bar il difensore col controllo e impallina il portiere con calma olimpica. Determinante.

Castillejo: 5
Molto fumoso, toglie un gol fatto a Bonaventura intervenendo “alla Tomasson” partendo però da posizione di fuorigioco.

dall 55′ Cutrone: 8
Da la scossa alla partita come solo lui sa fare, mette a segno il gol che riapre e quello che chiude definitivamente la contesa. Predestinato.

Gattuso: 7
“Mi avete fatto il funerale prima di morire” diceva Rino a fine agosto. Passano i mesi, si susseguono le partite ma la solfa non cambia: un’ora di De profundis a lui e al Milan, spazzate via in meno di 10′ dopo l’ingresso in campo dell’artiglieria pesante.

Zlatan Ibrahimovic.

Milan, si studia il clamoroso ritorno di Ibrahimovic

A Casa Milan si lavora per affiancare un altro centravanti a Higuain e Cutrone: Leo e Maldini lavorano per Ibrahimovic

Zlatan Ibrahimovic torna al Milan. Una suggestione a dir poco clamorosa, rilanciata dal Corriere della Sera proprio stamane, giorno del 37° compleanno dello svedese. A Casa Milan si starebbe segretamente studiando il bis del campione di Malmo in vista del prossimo mercato di gennaio, quando Gattuso potrebbe chiedere alla società un rinforzo in attacco. Higuain e Cutrone assicurano i gol, ma le ultime settimane hanno certificato che due soli centravanti di ruolo sono pochi: ecco che nasce l’ipotesi Z.

La pista è tutt’altro che semplice, ma Leonardo e Maldini stanno provando a capirne la fattibilità. Ibrahimovic è legato ai Los Angeles Galaxy sino al dicembre 2019, ma sarebbe pronto a chiudere in anticipo il legame coi californiani per intraprendere l’avventura del ritorno in rossonero. D’altronde non è un mistero che Zlatan si sia trovato benissimo al Milan e che se ne sia andato a malincuore, ceduto nella nefasta estate del 2012 per meri motivi economici. I sondaggi sono già iniziati: per Ibra – informa il quotidiano meneghino – sarebbe pronto un contratto di sei mesi, da gennaio a giugno 2019, per riportare il Milan in Champions e poi ridirsi addio.

Mancano ancora tre mesi pieni di partite ed impegni prima del prossimo calciomercato, ma l’idea Ibrahimovic è tutt’altro che assurda. Il Diavolo ha la necessità di rimpolpare la batteria delle punte per evitare le emergenze totali viste con Empoli e Sassuolo e lo svedese si sente ancora un calciatore di alto livello, voglioso di giocare altri due anni in un top club come il Milan prima di chiudere la carriera in patria al Malmo. Senza dimenticare il parere fondamentale della famiglia e in particolare della moglie Helena, entusiasta di un possibile ritorno a Milano.

Sassuolo-Milan 1-4, le pagelle: Suso determinante, bene Kessie

Si è giocata Sassuolo-Milan, settima giornata di campionato

Le pagelle di Sassuolo-Milan, settima giornata di Serie A 2018/2019.

G. Donnarumma: 6,5
Pronti-via chiude la porta a Di Francesco. Regala grande sicurezza.

Abate: 6,5
Pronti-via, si fa bruciare da Di Francesco. Sembra il preludio di una serata difficile, invece salva almeno due gol – uno con un invervento clamoroso.

dal 90′ Calabria: s.v.

Musacchio: 6
Attento e preciso per buona parte del match, regala a Di Francesco una grande occasione dimenticandosi di chiudere.

Romagnoli: 6+
Memore dell’erroraccio di giovedì, non si perde in svolazzi scaraventando spesso e volentieri il pallone il più lontano possibile.

Rodriguez: 6
Molto “bloccato”, si prende cura di Berardi. Missione compiuta.

Kessie: 7
Il gol gettato alle ortiche con lo scavetto grida vendetta, per fortuna non ripete in occasione dell’1-0. Dominatore del centrocampo.

Biglia: 6,5
Gioca condizionato dal giallo per quasi tutta la partita, rischia molto ma non tira mai indietro la gamba.

Bonaventura: 6
Retropassaggio criminale a parte, si guadagna la pagnotta con una prova di sostanza. Suo l’assist a Suso per il 2-0.

Suso: 7,5
Torna finalmente al gol, regala giocate a getto continuo, tiene costantemente impegnati i difensori del Sassuolo. Il Mapei Stadium è casa sua.

Castillejo: 6,5
Centravanti a sorpresa, ci mette un po’ di tempo a carburare ma quando prende la mano non sfigura – e segna il gol che di fatto chiude la partita.

dal 71′ Cutrone: 6
Venti minuti buoni per far respirare i compagni.

Calhanoglu: 6
Parte esterno, ma ogni tanto si scambia di posizione con Castillejo. Netto passo avanti rispetto ad Empoli.

dal 77′ Laxalt: s.v.
Freschezza al servizio della squadra.

Gattuso: 6,5
Grande reazione nel momento più difficile della stagione. L’intuizione-mossa della disperazione Castillejo centravanti porta i frutti sperati, Suso torna al gol, Kessie inizia a macinare in mezzo al campo, la difesa tiene nonostante il 3-1 con conseguente forcing finale.

Empoli-Milan 1-1, le pagelle: disastro Romagnoli, Calhanoglu cercasi

Si è giocata Empoli-Milan, sesta giornata di campionato

Le pagelle di Empoli-Milan, posticipo della sesta giornata di Serie A 2018/2019.

G. Donnarumma: 6,5
Salva il risultato in almeno due occasioni, tornando a regalare sensazioni ormai dimenticate.

Calabria: 5,5
Senza infamia e senza lode. Si perde Caputo in occasione del palo.

Musacchio: 6
Si barcamena alla meno peggio durante le – rare – sortite offensive dei padroni di casa.

Romagnoli: 4
Non gioca una brutta gara, ma l’errore clamoroso che porta al rigore del pari è letteralmente inconcepibile. E decisivo, purtroppo.

Laxalt: 6+
Frizzante, è uno dei pochi a saltare l’uomo con continuità. Una sua accelerazione sarà il preludio del vantaggio rossonero.

Kessie: 5
Pecca sempre nella giocata, come con l’Atalanta ha sulla coscienza almeno due ottime occasioni.

dal 79′ Bakayoko: s.v.
Cerca il gol in mischia: niente da fare.

Biglia: 6
Bello – anche se deviato – il tiro che vale l’1-0, meno bello il retropassaggio assassino che manda fuori giri Romagnoli in occasione del rigore che decide la partita.

Bonaventura: 6+
Di nuovo tra i migliori, ma ormai non è più un sorpresa.

Suso: 6,5
E’ l’anima offensiva di questo Milan incerottato: cuce, dribbla, inventa, va più volte al tiro. Prestazione “piena”, gli manca solo il gol – citofonare Terracciano.

Borini: 5
Centravanti d’emergenza, e si vede: gioca praticamente a centrocampista aggiunto, mandando in vacca qualunque possibilità di contropiede. Anche no.

dal 73′ Cutrone: 5,5
Non ha un pallone giocabile.

Calhanoglu: 4,5
In totale involuzione, sbaglia tutto lo sbagliabile. Calha, dove sei?

dal 73′ Castillejo: 5,5
Prova a metterci del suo, niente da fare.

Gattuso: 5
Altra rimonta subita, altri due punti buttati. La lista di partite gettate alle ortiche nello stesso modo inizia ad essere preoccupante.

Milan-Atalanta 2-2, le pagelle: Suso scatenato, Higuain insostituibile

Si è giocata Milan-Atalanta, quinta giornata di campionato

Le pagelle di Milan-Atalanta, quinta giornata di Serie A 2018/2019.

G. Donnarumma: 6
Incolpevole sul primo gol, nel recupero fa un mezzo miracolo su Zapata ma Rigoni è più veloce di tutti a ributtarla dentro. Da brividi poco prima l’uscita a vuoto che regala la miglior occasione di pareggio ai bergamaschi.

Calabria: 5,5
Sempre presente ma molto impreciso, si fa infilare da Gomez in occasione del momentaneo 1-1. Lascia il campo dopo poco più di un’ora.

dal 66′ Abate: 5
Netto passo indietro rispetto al già titubante Calabria.

Musacchio: 6
Perfetto nel primo tempo su Barrow, nella ripresa con Zapata cambia la musica. Porta a casa la sufficienza.

Romagnoli: 6-
Come il compagno di reparto, benissimo nel primo tempo e più in difficoltà nei secondi 45′. E’ lui a tenere in gioco Rigoni in occasione del defintivo 2-2.

Rodriguez: 6+
Molto propositivo, spesso e volentieri si trova in zona di sparo e alcune volte ci prova – con risultati altalenanti. Ottimo il salvataggio sulla linea dopo il buco di Donnarumma.

Kessie: 5
La solita dose di muscoli in mezzo al campo, ma ha sulla coscienza almeno due palle gol e altre ripartenze in cui avrebbe potuto giocare decisamente meglio.

Biglia: 6
Senza infamia e senza lode, dirige il traffico con efficienza nel bel primo tempo del Milan. Cala nella ripresa, ma riesce comunque a tenere alto l’onore.

Bonaventura: 6,5
Gol (due) a parte, ottima prestazione per il centrocampista. Esce, un po’ a sorpresa, a un quarto d’ora dalla fine.

dal 75′ Bakayoko: 5
Idem come Kessie, il clamoroso contropiede 3 contro 2 che getta alle ortiche nel finale grida ancora vendetta – e ne condiziona irrimediabilmente la valutazione complessiva.

Suso: 7
Due assit, dribbling, una costante spina nel fianco per l’Atalanta. Migliore in campo per distacco, peccato solo il contropiede – purtroppo letale – che spreca nel finale in collaborazione con Bakayoko.

Higuain: 7
Butta dentro il primo pallone della gara con un colpo da bomber vero, scheggia il palo nella ripresa e regala a Kessie un’occasione d’oro. Insostituibile.

Calhanoglu: 5
Preziosissimo il suo lavoro in non possesso, continua a mancargli la scintilla davanti. Ha una grande occasione per il 3-1, ma la spreca.

dall’85’ Castillejo: s.v.
Ingiudicabile.

Gattuso: 5,5
Quello visto nel primo tempo è probabilmente uno dei migliori Milan della sua gestione, ma nonostante ciò il vantaggio nella ripresa dura poco. La squadra ha il merito di non scomporsi e passa di nuovo avanti, peccato che il finale concitato porta in dote l’ormai classica beffa nel recupero: non sarà l’unico colpevole, ma la discutibile gestione dei cambi non punò passare inosservata.

Dudelange-Milan 0-1, le pagelle: Mauri e Bertolacci flop, il Pipita c’è

Si è giocata Cagliari-Milan, quarta giornata di campionato

Le pagelle di Dudelange-Milan, prima gara del girone F di Europa League 2018/2019.

Reina: 6
Spettatore non pagante, si gode il debutto in rossonero in tutta tranquillità.

Abate: 5,5
Si sgancia raramente ma quando lo fa, come in occasione del gol, risulta determinante. Usato sicuro.

Caldara: 6
Altro debuttante di serata, regala un paio di sbavature ma non si fa prendere la mano.

Romagnoli: 6
L’avversario tutt’altro che irresistibile regala una serata di relax. Tenta spesso il lancio, con risultati discreti.

Laxalt: 6,5
Timido nel primo tempo, meglio nell’ultima mezz’ora quando si aprono gli spazi.

Bertolacci: 5
A volte ritornano. Secondo debutto in rossonero, alterna buone cose a passaggi da dimenticare.

dal 70′ Kessie: s.v.
Stachanov non riposa mai.

J. Mauri: 5
Lento, impacciato, passa la gara a farsi rimproverare da Gattuso ma ha il merito di aprire l’azione lanciando Castillejo in occasione del gol vittoria.

dall’80’ Calhanoglu: s.v.
In dieci minuti fa valere tutta la differenza di qualità.

Bakayoko: 6,5
Tra i più positivi per larghi tratti della gara, si avventura spesso e volentieri in avanti con risultati altalenanti.

Castillejo: 6
Molto vivace, uno dei pochi che si prende il rischio di saltare l’uomo nel soporifero primo tempo. Suo l’assist per Higuain.

Higuain: 6,5
Primo pallone: miracolo di Frising. Secondo pallone: gol. Nel mezzo qualche sortita fuori dall’area per provare a giocare, molti calci e la frustrazione di non essere servito a dovere.

Borini: 5,5
Ha il merito di esserci sempre, ha il demerito di non essere sempre preciso. Centra il palo da due passi.

dall’88’ Halilovic: s.v.
Pochi minuti per l’esordio in rossonero, giusto il tempo di tentare il gol a giro.

Gattuso: 6
Come ampiamente prevedibile il massiccio turnover complica le cose, nonostante l’avversario infimo. Forse era lecito aspettarsi di più, sia dai giocatori che a livello di squadra.

Dopo Cagliari con chi prendersela?

Cagliari-Milan 1-1. Ma questo lo sapete già. Inevitabili, suppongo, le reazioni, con quella cantilena che fa «Antonio Conte dove sta?!» e trullallì trullallà. Ora che scricchiola pure la sediolina di Spalletti poi… apriti cielo! Sia mai che i cousins ci rubino l’allenatore del futuro, quello che riporterà il Milan ai fasti di un tempo. Ecco, cominciamo da lì: quei fasti non torneranno. Mai più. Già m’immagino il lettore, confortato nel suo pessimismo, oppure inveire contro quello del sottoscritto, che vede solo nero. In entrambi i casi, sbagliato.

I fasti di un tempo, per definizione, appartengono a un’epoca che non ci riguarda più. Questo è il nostro tempo, il post-Berlusconi/Galliani, quando Savicevic lo ricordano a malapena gli account social del Milan, così come i vari Pippo, Kakà, Maldini, Baresi e compagnia cantando. Il Milan che si deve costruire è quello del futuro, ed è un lavoro che si declina al presente. È bello ricordare quanto siamo stati grandi, per certi versi è pure utile… finché però non lo è più. A Roma Antica ricordare quanto fu grande, grandissima anzi, non servì a nulla allorché i Visigoti avevano già smobilitato mezzo mondo.

Ecco, i barbari. In regime di barbarie, lo dice la Storia, emerge, su tutto, un vuoto di potere; confusione e incertezza regnano sovrane, mentre non si capisce chi e perché debba prendere decisioni che valgono per tutti. Ci abbiamo sperato l’anno scorso, abbiamo sperato che l’oramai necessario avvicendamento di gestione avesse potuto apportare quel cambio di paradigma indispensabile, tanto che inizialmente siamo passati sopra a tutto, tra campagna acquisti dispendiosa e profili dirigenziali discutibili (ma non ce ne rendevamo conto, che erano discutibili intendo). Nei mesi abbiamo dovuto prendere atto che forse quelle erano solo le persone sbagliate al momento giusto, senonché anche loro sono oramai passate.

Ora abbiamo alle redini profili di tutt’altro tipo, forse spessore, tra uno navigato come Leonardo ed un neofita, almeno in quei panni, come Maldini. C’è da ben sperare, certo, ma non capisco chi ha abbassato la guardia, chi pretende che addirittura l’abbassino pure gli altri, come se a questi due nomi dovessimo tutto, ogni cosa. Maldini non si discute quanto ai suoi trascorsi, poco mi cala di cosa dica una parte più o meno nutrita della tifoseria. Senonché Paolo, il nostro ex-capitano, che la maggior parte di noi ha amato, al quale è sinceramente affezionato, oggi fa tutt’altro ed in base a quello dev’essere “giudicato”. I processi preventivi, quale che sia il responso, non hanno motivo d’essere. Perciò sì, siamo contenti, felici che Maldini abbia preso il posto che probabilmente gli spettava già da qualche anno, però calma e buon senso.

Perché parlo di proprietà e dirigenti anziché dei primi venti minuti di Cagliari? Ma perché, signori, date addosso a Gattuso quanto volete, il problema non sta lì anzitutto. Non si rimedia ai danni enormi di dieci anni di pessima gestione in tre/quattro, figurarsi in due mesi. Né questi quasi dodici mesi dell’era Gattuso bastano a riconvertire uno status quo insostenibile, dove a venire meno non è stato semplicemente un modulo, un’idea di gioco o che so io, bensì una mentalità, uno spirito, e quello non lo si recupera semplicemente cambiando il sedere di chi siede in panca.

Rino ha indubbiamente le sue “colpe”, responsabilità che gli toccano, dovute a X motivi (inesperienza? fissazioni? paura? Scegliete voi). Ma è del tutto fuori luogo limitarsi alle sue d’inottemperanze, quando in quel rettangolo verde undici e più ragazzi se la giocano. E allora cominciamo (oppure continuiamo, a seconda) a tirare le orecchie a Suso, buon giocatore che in più di un’occasione ci avrà finanche tirato fuori da situazioni imbarazzanti, solo che è sempre più evidente che la sua presenza appare ingombrante, lui che si muove per i conti suoi al di là delle logiche di gioco della squadra, chiamato (da chi?) a togliere le castagne dal fuoco ad ogni pallone che tocca.

Diciamolo che Bonaventura è un altro buon giocatore, uno che nel Milan degli ultimi anni spiccava perché attorno a lui era la desolazione, ma che i fuoriclasse sono altri, per cui non capisco la sua ostinazione nel voler toccare la palla otto volte di troppo, quando la media di riuscita delle sue giocate oggettivamente non giustifica i rischi che si prende e ci fa prendere. Scagliamoci contro Donnarumma, che in Nazionale sarà anche un campioncino, mentre da noi incassa figure francamente barbine su tiri tutt’altro che irresistibili come quello di Zielinski a Napoli (il momentaneo pareggio) e Joao Pedro ieri. Ce ne sarebbe anche per altri, ma cominciamo da questi, coccolati e vezzeggiati da troppi, e sempre meno ragionevolmente.

Non si tratta di dare colpe, di trovare capri espiatori, perché se il Milan di oggi, 17 settembre dell’anno Domini 2018, è questo, di certo non ci si può limitare all’operato di uno o più singoli. Il fenomeno è decisamente più complesso ma la ritrosia a dire le cose come stanno non è ammissibile; non lo è tanto più in quanto necessaria la presa di coscienza circa determinate fattispecie. O vi pare che Maldini e Leonardo che si chiudono negli spogliatoi alla fine del primo tempo non significhi nulla?

Col lamentarci di Gattuso, che di per sé potrebbe pure starci, stiamo continuando a fare il gioco di chi ci vuole male. Non è lui, mi spiace, il motivo per cui questo Milan in campo è così privo di carattere e personalità; o meglio, non solo lui. Va detto, è evidente, che come la scorsa stagione se ne tessero le lodi per via del lavoro al cervello e la volontà di questa squadra, adesso s’ha da essere altrettanto onesti nell’ammettere che ci sia del suo in questo Milan palleggiatore ma senza mordente. Le condizioni però sono diverse: con un altro allenatore fino a novembre 2017, questi giocatori, che in larga parte sono quelli di oggi, dimostrarono di non avere nerbo, il che, unito all’atteggiamento di Montella, dentro e fuori dal campo, fu per noi fatale. Oggi queste stesse persone sono state sottoposte ad un lavaggio di cervello (per i gattusiani, «lavata di capo»)… il punto è che si stanno dimostrando impermeabili.

Non erano scarsi dopo Napoli, non sono divenuti campioni dopo la gara interna con una Roma che non sta certo messa meglio di noi. Allora cos’è? Perché questi cali, per cui andare sotto di 2-0 ieri, come giustamente ha dichiarato Gattuso, sarebbe stato addirittura giusto? Può essere che mezza vittoria strappata al gong dia così tanta sicurezza? Ci si può adagiare fino a questo punto perché un campione, lui sì, s’inventa una palla semplice eppure difficile come l’assist a Patrick qualche secondo prima del triplice fischio?

Mi spiace, non riesco a dare colpe a Gattuso per una mentalità del genere, se non altro perché anche i suoi più ostinati detrattori debbono loro malgrado ammettere che, se c’è una cosa che manca al nostro attuale allenatore, ebbene, non è certo l’indurre a qualsivoglia calo di tensione, il prendere sottogamba anche la partita sulla carta meno ostica. Il passeggiare di Suso sul palo preso nel primo tempo da un incredibile Barella a chi o cosa è attribuibile? Non mi si venga a dire che quello non è il suo ruolo, che Suso non deve marcare o stupidaggini simili: un conto è che su quel pallone non ci arrivi, che l’avversario ti sfugga comunque… almeno provarci, però, beh, quello ti tocca, stop.

Quanto a noi che tifiamo, si sta passando da un atteggiamento al suo esatto opposto nel giro di pochi tweet o secondi reali: da un lato c’è chi minimizza ogni cosa, optando per il solito, infruttuoso «benaltrismo» («macché, il problema è ben altro, mica ‘ste stupidaggini!»); dall’altro si registra l’ingigantimento della qualsiasi, ci manca solo che la ben modesta prova di Hakan sia dovuta agli scarpini giallo Uni Posca. Se Kessié spesso e volentieri non sa cosa fare con quel benedetto oggetto sferico ricoperto di cuoio, insomma, vogliamo ammettere che, malgrado sia un gran faticatore e che probabilmente senza di lui saremmo nella melma, cioè, lo si può dire che almeno un po’ un problema lo è? Eh ma non tocca a Franck impostare, lo deve fare Biglia, ci deve pensare Romagnoli, deve “creare” (sic) Suso et cetera. Ho capito, ma se si ritrova la palla tra i piedi ‘sto ragazzo ci dovrà pur fare qualcosa o no? Anche perché di palloni ne recupera non pochi, e non sempre lo smistatore di turno si trova in zona. Che si fa allora? Speriamo in un altro assist fortuito tipo quello culminato col gol di Higuain? Un rimpallo non casuale, certo, dato che l’ivoriano va in pressione sul difensore com’è giusto che sia, e gli va dato merito, però mica per mettere Gonzalo davanti alla porta dobbiamo aspettare un servizio della Gialappa’s.

Responsabilizziamoli ‘sti ragazzi, in alcuni casi anche stroncandoli (sportivamente), velatamente sfidandoli, dicendo loro che non sono all’altezza, se del caso. Al coro dei «vota Andonio, vota Andonio», per chiudere, dico: siete sicuri, ma proprio sicuri sicuri, che Leonardo e/o la società nuova non l’abbiano avvicinato nei mesi scorsi? E se Conte avesse detto no a «questo» Milan, a questa rosa, a fronte del fatto che qualcuno gli abbia fatto chiaramente sapere che per un anno si sarebbe andati avanti grossomodo con quelli che c’erano già, poi si vedrà? Pensate sia così assurdo credere che proprio Leonardo volesse l’ex-Chelsea e che, solo dopo aver capito che per il momento non fosse possibile, Elliott abbia ripiegato su Gattuso?

Molti faranno notare che Elliott diede fiducia a Gattuso già dal primo suo comunicato. Ma ragazzi, pensate davvero che Elliott non lavori al Milan da un anno? Anche voi credete nella favola del Fondo che, preso atto dei 32 milioni mancanti, agisce in fretta e furia, quasi colto di sorpresa, e in due settimane imposta un’intera stagione, ricorso al TAS incluso? Suvvia, anche all’ingenuità c’è un limite. Siccome le condizioni sono queste e temo di avere capito quali siano le intenzioni di proprietà e dirigenza da un po’, a maggior ragione mi sembra opportuno mettere in guardia da questo tormentone, dissuadendo, per quanto possibile, dallo scaricare ogni singola colpa su Gattuso. In tutti gli ambienti l’allenatore è l’elemento più vulnerabile, fa parte del gioco, ci mancherebbe. Nel Milan che immagino io e che soprattutto vorrei, non è nemmeno contemplata l’ipotesi di un ambiente in cui s’inneggia all’esonero ogni due per tre, come fossimo una provinciale qualunque. Specie quando le attenuanti ci sono eccome, nonostante là fuori ci s’impegni a distoglierci da tutto ciò.

Cagliari-Milan

Cagliari-Milan 1-1, le pagelle: Calha spuntato, Kessie ovunque

Si è giocata Cagliari-Milan, quarta giornata di campionato

Le pagelle di Cagliari-Milan, quarta giornata di Serie A 2018/2019.

G. Donnarumma: 5,5
Mediamente attento, bene sul tiro di Pavoletti e in un paio di uscite. Peccato per il gol di Joao Pedro.

Calabria: 5,5
Troppo impreciso nell’ultimo passaggio, getta alle ortiche – e a Cragno – una marea di cross.

Musacchio: 6
Riesce a non sfigurare contro un osso duro come Pavoletti, risultando tra i migliori in campo.

Romagnoli: 6-
Si perde Pavoletti dopo pochi minuti, incertezza che purtroppo risulterà fatale nell’economia del match.

Rodriguez: 6
Molto presente nel primo tempo, perde sempre più terreno col passare dei minuti.

dall’85’ Laxalt: s.v.
Entra troppo tardi.

Kessie: 7
Gioca praticamente a tutto campo, lotta su ogni pallone e ingaggia un duello d’altri tempi con Barella. Suo il break che porta al pareggio rossonero.

Biglia: 5,5
Molto imballato, vive momenti di puro terrore nel minuti di massimo splendore del Cagliari. Con l’abbassarsi del ritmo riesce a tornare sui suoi livelli.

Bonaventura: 5
Ha sulla coscienza almeno un paio di occasioni, e in generale gioca una gara sottotono. Esce dopo poco più di un’ora.

dal 66′ Bakayoko: 5
Il suo ingresso porta gran confusione, in una situazione – e in un reparto – che viceversa necessita di gente che sappia quel che fa. Non si siamo (ancora?).

Suso: 5,5
Come Bonaventura, per buona parte della gara sbaglia quasi tutto. Meglio nella ripresa, chiude la gara con un ottimo tiro che Cragno devia in corner.

Higuain: 7
La butta dentro alla sua maniera al primo – mezzo – pallone giocabile, rischia la doppietta in altre due occasioni nonostante la penuria di rifornimenti.

Calhanoglu: 5
Altra delusione di serata, non riesce a garantire la solita dose di giocate davanti. Spuntato.

dal 73′ Castillejo: 6
Dovrebbe entrare per accendere il finale, missione riuscita a metà.

Gattuso: 6
L’inizio terribile dei sardi spaventa una squadra ancora fragile, bene la reazione ma da alcuni elementi ci si aspetta decisamente di più. E poi c’è Higuain: vedere il Pipita pascolare sbattersi alla disperata ricerca di un pallone fa male al cuore, soprattutto visto cosa è in grado di fare quando viene servito – anche non bene. C’è tanto da lavorare.

Milan-Roma 2-1, le pagelle: Higuain decisivo, bene Biglia

Si è giocata Milan-Roma, terza giornata di campionato

Le pagelle di Milan-Roma, terza giornata di Serie A 2018/2019.

G. Donnarumma: 6
Incolpevole sui gol, temerario in uscita bassa su El Shaarawy.

Calabria: 6-
Buona prova, macchiata della respinta molle su cui si fionda Fazio in occasione del pari. Generoso come sempre.

Musacchio: 6,5
Qualche sbavatura di troppo, ma porta a casa la prestazione – complice la non eccelsa serata di Dzeko.

Romagnoli: 6,5
Attento e preciso, prova a prendersi più responsabilità in uscita di palla. Capitano.

Rodriguez: 6,5
Molto più propositivo del solito, tanto da arrivare più volte alla conclusione e servire l’assist dell’1-0. Bene anche in fase difensiva.

dal 76′ Laxalt: 6+
Riesce a dare vita a una squadra in debito d’ossigeno. Prezioso.

Kessie: 7
Domina il centrocampo, si fa trovare pronto sottoporta e in generale regge senza problemi lo scontro coi corazzieri giallorossi.

Biglia: 7
Dirige, mette ordine, picchia quando serve e regala equilibrio alla squadra. In netto miglioramento di condizione, torna punto di riferimento per i compagni. Il Biglia di Napoli sembra lontano anni luce.

Bonaventura: 6
Sempre nel vivo dell’azione, si pronone spesso ma gli manca la giocata negli ultimi metri. Spuntato.

dall’84’ Cutrone: 7,5
Entra e piazza la zampata da 3 punti in pieno recupero – al secondo pallone toccato. Inzaghesco.

Suso: 5+
Si impunta troppo, forza la giocata non riuscendo a ricamare come sa. Serata no.

Higuain: 7+
Assist vittoria e gol (annullato) a parte, regge da solo il peso dell’attacco fungendo da vero e proprio regista avanzato. Trova al volo l’intesa con Cutrone che vale la vittoria.

Calhanoglu: 6-
Al rientro dopo la squalifica, sembra quasi voler strafare. Troppo precipitoso nel voler trovare spazio, getta alle ortiche un paio di palloni che avrebbero meritato ben altra sorte.

dall’81’ Castillejo: 6+
Con Laxalt forma il binario che rivitalizza il Milan nel finale. Da rivedere.

Gattuso: 7
Vittoria caparbia dopo una gara dominata per 70 minuti: il quarto d’ora di stanca dopo l’ora di gioco rischiava di costare carissimo, per fortuna stavolta la squadra non ripete il tracollo di Napoli e nel finale riesce a portare a casa la posta grazie ai cambi dalla panchina e alla giocata del campione – cose che sono tremendamente mancate l’anno scorso.

Animali fantastici e come annullarli

Uno parte dal presupposto che grossomodo certe dinamiche oramai si conoscano, applicate a svariati ambiti, il calcio nemmeno tra i primi di questi. La faccio breve: state leggendo in questi giorni cosa si sta scrivendo preventivamente del Milan di Rino Gattuso? Non siamo in tribunale, perciò a voi l’onere della prova. Nulla di particolarmente grave o addirittura ingiurioso, giusto lo scricchiolio lieve ma incessante di una macchina che lavora, gli ingranaggi che girano.

Le facce di Gattuso dai primi di luglio fino a qualche settimana fa mica ce le dimentichiamo, per niente; la prima conferenza stampa del 9 luglio, poi, tre quarti d’ora di manifesto surrealista con un fantasma (Mirabelli) ed uno che aveva la faccia di chi per la prima volta vede i fantasmi (Gattuso). Dichiarazioni d’ordinanza, siamo a dieta, vediamo, cercheremo di capire, lo so, non lo so etc. Ma quella conferenza, in fondo, la si poteva pure guardare senza audio: bastavano i volti, in primis quella del mister, appunto. Tutto quello che c’era da dire ma che non poteva essere detto passava da lì, dal suo sguardo a tratti perso nel vuoto, le sue espressioni, l’aria cupa, il solito silenzio a fare da sfondo, solo che questa volta divenne funereo.

Ora stiamo meglio, è evidente, lo spartito è cambiato; e non saremo certo noi ad inoltrarci in dissertazioni sul futuro di questo o quello, men che meno societario, ché in ballo ci sono troppe cose, tali per cui non se ne esce dicendo «oh, ma questi sono quelli che hanno fatto fallire l’Argentina, oh!» (sic). Non è mistero, tuttavia, che da quando Mirabelli e il Milan hanno preso strade diverse, Rino ha cominciato a sperimentare qualcosa di molto simile al vuoto sotto i piedi. Vi sono teorie, d’altronde questa è l’epoca delle teorie, alcune plausibili, altre incredibili, altre ancora indicibili; ma a noi non interessano di nessun tipo, non perché, sotto sotto, non ci piaccia farci sfiorare da certe cose, ché in fondo fanno parte del «pacchetto intrattenimento». No, è che in certi casi bisogna avere un po’ di buon senso e un briciolo d’amor proprio: avete una teoria stravagante? Indagate, leggete, coltivatela… ma non spiattellatela ai quattro venti dei social, ché ve l’ammazzano nella culla, e magari fanno pure bene.

Le pressioni, però, quelle sono evidenti: a qualcuno l’idea che Gattuso riesca nell’impresa non dà pace. Non so se costoro abbiano in uggia il Milan o proprio non sopportano l’idea che questo incazzoso gallaratese di adozione alla fine la spunti. Ma non vedo il senso, o forse lo vedo ma non lo condivido, nell’insistere con questo banco di prova forzato. Cosa accada dietro le quinte non lo sappiamo, però intanto Elliott citò Gattuso già nel primo comunicato, ha insistito con lui in relazione alla campagna abbonamenti, e se anche tutto ciò rappresentasse una forma, bene, evviva, basta con la trasparenza, che al massimo è pornografia.

C’è già chi chiede la sua testa qualora tra Napoli e Roma non arrivassero non dico 2 ma addirittura 4 punti. Non scherziamo, su. Di punti alle prossime due giornate potremmo pure farne 6, ma senza condizioni, senza messaggi sibillini da parte di chi col mondo Milan non c’entra niente. A questo punto vi starete chiedendo: ma se non c’entrano nulla a noi cosa importa? Ecco appunto, nulla. Infatti è a voi che ci leggete che ci rivolgiamo, invitandovi, nel nostro piccolo, ad una cosa ed una soltanto: non cascateci. Per quello che vale, lasciate perdere gli avvelenatori di pozzi.

Qui hanno paura che, dopo aver fatto cilecca l’anno scorso, il Milan rischi davvero di risollevarsi, di tornare ad essere il Milan, dopo che l’anello è stato distrutto, Sauron sconfitto ed il re (Paolo) è tornato. Chiedo preventivamente venia se quanto sto per scrivere possa suonare vagamente paternalista, dato che non è mia intenzione, ve l’assicuro. Ma non crediate che i giocatori, che sono per lo più dei ventenni ricchi e fortunati, vivano in un’altra dimensione; non oggi, non in questa nostra epoca, per certi versi becera, per altri meravigliosa. Vi leggono, s’informano, sanno quello che gli accade attorno. Alcuni se ne sbattono, può darsi, altri però magari non hanno il pelo sullo stomaco e quando apprendono certe cose si fanno due conti e chissà quali pensieri si affacciano alle loro menti.

Prendete il possibile innesto di Musacchio al posto di Caldara: ma davvero con nemmeno un mese di preparazione alle spalle dovremmo rischiare di bruciare anzitempo un ventiquattrenne per cui fino all’altro ieri la difesa a quattro era praticamente un personaggio omerico? Contro Napoli e Roma? Così, pronti via? Ok, la conosciamo la storia che ce l’hanno venduto quanto un Bonucci, senonché i conti e le cifre non dicono tutto il resto (fermo restando che l’operazione Caldara è inconcepibile slegata da quella per Higuain, ma va bene). Abbiamo davanti una stagione e già ci dividiamo su scelte che francamente sono quasi scontate, figurarsi quando alle nostre orecchie giungeranno quelle più rischiose, davvero impopolari, specie a centrocampo, dove la parola d’ordine, almeno da qui a gennaio, sarà «creatività».

Per un anno, leggendo qualche blog e forum, mi sono chiesto: ma cosa stiamo diventando? Mi credevo che dall’altra parte di Milano e solo lì vi fossero certi personaggi, che al secondo cross a tre metri dalla traversa partono coi fischi e non ti lasciano più in pace. Qua sembra quasi vi sia già chi ha la bava alla bocca al solo pensiero di poter urlare: «VE L’AVEVO DETTO!». Sì, ce l’avevi detto… dunque? Ché non lo sappiamo a quali rischi andiamo incontro consegnando un progetto come il nostro ad un tecnico oggettivamente poco esperto, quantunque uomo di calcio a 360 gradi? O vi pare che a noi tutti siano bastati tre mesi un attimo più ordinati per dire di avere in casa il nuovo Guardiola?

Il punto è un altro: chissenefrega. Figurarsi, con tutti i demeriti e le uscite fuori luogo dopo il suo esonero, non m’interessava manco dell’affaire Montella. Capisco il desiderio di chiacchierare, animarsi su queste cose, ma un piccola iniezioncina di realismo basta e avanza per curare il male; ed il realismo dice che non solo si comincia con Gattuso seduto sulla poltrona che scotta, ma soprattutto che ogni milanista dovrebbe sperare in un esito quanto più positivo di tale esperimento, pena dover rinviare di altri 12 mesi ciò che andava cominciato non l’anno scorso, ma addirittura cinque anni fa.

Lungi da me anche solo tentare d’impedirvi il divertimento (sarebbe possibile? e a che pro, peraltro?). Discutiamo, se del caso anche alterandoci, ché negli affari di cuore s’ha da essere compresivi e un po’ elastici. Scriviamo, perculiamo facendo fondo ad ogni minuscola goccia di sarcasmo che abbiamo in corpo. Per carità, fate come volete. Ma non state lì col telefono in mano, pagina aperta su un social a caso, hashtag d’ordinanza e manine pronte a digitare. Tenetevelo quel commento. Sì proprio quello; resistete alla tentazione, anche quando assisterete a una cappellata brutta di qualche nostro giocatore, ad una mossa scellerata del nostro allenatore, al risultato di una scelta sbagliata presa da Leonardo. Resistete, vi dico, resistete. Anzi, resistiamo. Fino a gennaio almeno, il miglior tweet sarà quello che non abbiamo scritto.

Leonardo e Paolo Maldini.

Tra il saldo zero e un SMS mancato: il mercato di Leo e Paolo

La campagna acquisti del Milan si è chiusa senza Milinkovic-Savic, ma non possiamo non dirci contenti di questo mercato

Il mercato del Milan si è concluso senza il botto. Lo avevano anticipato i giornalisti più autorevoli che frequentano Casa Milan, lo aveva confermato la società e così è stato, con buona pace di insider o sedicenti tali che per settimane ci hanno bombardato di indiscrezioni su grandi colpi last minute. Il nome di Milinkovic-Savic ha infuocato la nostra estate e turbato le notti di molti di noi, ma rimarrà soltanto un sogno nel quale in tanti, chi più chi meno, abbiamo creduto e sperato, spinti dall’amore per i nostri colori e per la voglia matta di tornare a vincere. D’altronde era un colpo troppo bello (o meglio, oneroso) per essere fattibile, velleità di un agosto destinato a passare alla memoria dei tifosi come il mese dell’SMS mancato.

Ma lo scoramento per il mancato arrivo di Savic (e più in generale di una mezzala di qualità che manca da anni) non può oscurare quanto di buono è stato fatto. Perché il Milan esce dal mercato decisamente rafforzato, puntellato con logica in ogni reparto e con salvi tutti i gioielli più preziosi: gli otto acquisti totali (tre “cinesi” e cinque firmati da Leonardo-Maldini) offrono a Gattuso una rosa con maggiore qualità ed esperienza, meglio assortita e più profonda per affrontare tre competizioni. Si è detto e scritto per mesi che per la zona Champions sarebbero serviti un centrocampista completo, un ricambio sugli esterni d’attacco e un centravanti di livello: il Diavolo ha centrato tutti e tre gli obiettivi e mantenuto quasi al completo lo zoccolo duro che tanto ha fatto bene nello scorso girone di ritorno.

Tra i “nuovi” spicca per distacco Gonzalo Higuain, il bomber da 20 gol che è mancato a Montella prima e a Rino poi. Tra i primi cinque centravanti del mondo e con una fame di rivincita sulla Juventus che è sinonimo di garanzia, il Milan ha finalmente trovato nel Pipita il campione che può risolvere le partite più complicate e assicurare a fine stagione le reti necessarie per puntare alla Champions. Arrivato, peraltro, a condizioni favorevoli e in un incastro che ha permesso anche l’approdo di Caldara, il miglior sostituto possibile di Bonucci per potenziale e futuribilità: un’operazione da applausi sia dal punto di vista sportivo sia dal punto di vista economico, il cui merito va attribuito a Leonardo.

Giudizio positivo anche per gli acquisti dei “giorni del Condor”, Bakayoko, Castillejo e Laxalt: saranno utili per allungare la panchina e regalare al mister preziosissime alternative agli uomini titolari e al modulo base del 4-3-3. TB14 può giocare davanti alla difesa e da interno, permettendo un agile passaggio a una mediana a due in ottica 4-2-3-1, mentre lo spagnolo sarà un cambio all’altezza sugli esterni alti sia a destra sia a sinistra, per la gioia di Suso e Calhanoglu. L’ex Genoa, invece, sarà il jolly della fascia sinistra: potrà giocare da terzino, ma soprattutto agire da quinto di centrocampo che copre bene tutta la corsia quando Gattuso vorrà passare alla difesa a tre.

Più dubbi sul trio di parametro zero Reina-Strinic-Halilovic lasciati in eredità dal duo Fassone-Mirabelli. Pepe è un portiere di indubbie doti e carisma, ma averlo ingaggiato (peraltro a cifre blu) senza aver venduto Donnarumma è stato incauto e costringerà il Milan ad avere un parco portieri affollato e costoso; se non altro, avere al fianco uno come Reina sarà di aiuto a Gigio per riprendere la crescita interrotta nella scorsa pessima stagione. Meno controindicazioni per i due croati: Halilovic è una scommessa su cui abbiamo poco da perdere e tutto da guadagnare, mentre Strinic è una riserva dignitosa e affidabile, anche se le scarse condizioni fisiche e la presenza di altri due terzini sinistri di ruolo lo relegano ad oggi ai margini della rosa.

Altro punto importante da sottolineare nel giudizio sul mercato è che il Milan, seppur privo di paletti formali imposti dalla UEFA, si è mosso rispettando il Fair Play Finanziario, realizzando un mercato a saldo zero tra operazioni in prestito e arrivi a titolo definitivo finanziati dalle cessioni (su tutte Kalinic, Locatelli, André Silva e Bacca). E senza cedere nessun pezzo pregiato a eccezione del fu capitano Bonucci, desideroso di tornare alla Juventus: un plus indiscusso sull’operato della dirigenza, costretta peraltro a pianificare e realizzare tutto il lavoro nella miseria di tre settimane.

Insomma: il mercato di Leonardo, in attesa del giudizio del campo, è promosso. La rosa non è priva di lacune (pesa la mancanza di un centrocampista di qualità, ma chissà che Calha non possa sbocciare anche da interno), ma gli acquisti sono stati mirati per risolvere le maggior urgenze e la squadra ha nel complesso una propria logica. E guai a dimenticare il nostro recentissimo passato: appena un mese fa il Milan cinese aveva una proprietà fantasma, era fuori dall’Europa e a serio rischio default. Elliott ha riportato a Casa Milan stabilità economica e societaria, oltre che credibilità, competenza e senso di appartenenza nella dirigenza: elementi necessari perché un club raggiunga successi sportivi, anche più di un colpo da 100 milioni. Godiamoci una campagna acquisti oculata e chirurgica, ma soprattutto una società finalmente da Milan.

Leonardo.

UFFICIALE: il mercato del Milan in entrata è chiuso

Castillejo e Laxalt altri innesti della nuova era del Club. Definite le cessioni di Carlos Bacca e Gianluca Lapadula

AC Milan comunica di aver acquisito a titolo definitivo dal Villarreal CF il diritto alle prestazioni sportive dell’attaccante Samuel Castillejo Azuaga (“Samu”) e di aver acquisito a titolo definitivo dal Genoa CFC il diritto alle prestazioni sportive del centrocampista Diego Sebastian Laxalt Suárez(“Diego”).

Nato il 18 gennaio 1995 a Malaga, Samu è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della sua città. Nella prima stagione da professionista, a 19 anni, ha collezionato 34 presenze in Liga. Nel giugno 2015 approda al Villarreal, dove ha stabilmente fatto parte della formazione titolare.

Nato il 7 febbraio 1993 a Montevideo, Diego ha fatto il suo esordio in Serie A nel 2013 con la maglia del Bologna proprio contro il Milan. Vanta ad oggi 130 presenze nel nostro campionato tra Genoa, Bologna e Empoli. Ha recentemente disputato il Mondiale con l’Uruguay arrivando fino ai quarti di finale.

Con l’arrivo di Bakayoko, Castillejo e Laxalt, AC Milan termina le operazioni in entrata di questa sessione estiva di mercato.

Il Club comunica la contestuale cessione a titolo definitivo dell’attaccante Carlos Arturo Bacca Ahumada al Villarreal CF e dell’attaccante Gianluca Lapadula, sempre a titolo definitivo, al Genoa CFC. Il Club desidera ringraziare entrambi i giocatori per la professionalità dimostrata, augurando loro le migliori soddisfazioni sportive.

Diego e Samu verranno presentati alla stampa oggi, venerdì 17 agosto, alle 15:00 CET a Casa Milan, contestualmente alla presentazione di Tiémoué Bakayoko. Le loro prime parole in rossonero saranno trasmesse in diretta sul Club Channel “Milan TV” e in “live streaming” su Facebook.com/acmilan (in lingua italiana) e su Youtube.com/acmilan (lingua inglese). 

Fonte: AC Milan

Sergej Milinkovic-Savic.

Sì, il Milan ci ha provato davvero per Milinkovic-Savic

Sky Sport parla apertamente di un interesse e di un tentativo fatto dal Milan per Milinkovic-Savic. Il punto a -24 ore dalla fine del mercato

Sergej Milinkovic-Savic è il sogno di tutti i tifosi del Milan, ma a meno di clamorose novità nelle prossime 24 ore sarà destinato a rimanere tale. Non è un mistero che alla dirigenza rossonera SMS piaccia parecchio e nelle ultime settimane indiscrezioni hanno parlato di seri tentativi per strapparlo alla Lazio e regalare a Gattuso un altro campione oltre a Higuain. Ma al momento non sembrano esserci i margini perché il serbo arrivi a Milano.

Sky Sport non ha mai creduto possibile questo trasferimento né accreditato il Milan alla corsa a Milinkovic-Savic, ma oggi, per la prima volta, ha parlato di un interesse vero e reale, con il Diavolo che ha provato concretamente a vestirlo di rossonero. Al momento, però, non risultano trattative in corso e a un giorno dal gong finale del calciomercato la considerano un’operazione difficile da mettere a segno. Niente è escluso a priori nel mercato, ma il giudizio è che difficilmente lo si vedrà lontano dalla Lazio e lo stesso Simone Inzaghi è convinto che potrà contare su di lui nella prossima stagione.

Per Sergej al Milan, secondo Di Marzio e colleghi, non sarebbe un problema di margini economici, bensì del poco tempo a disposizione che non permetterebbe né al Milan di concludere una trattativa così complicata né alla Lazio di trovare un sostituto. In un giorno non sembrano esserci le condizioni per chiudere un colpo di questa portata. SMS sì o SMS no? Ancora 24 ore e lo capiremo definitivamente.

Diego Laxalt.

Milan, accordo col Genoa per Laxalt

Rossoneri a un passo da Diego Laxalt: c’è l’intesa economica col Genoa

Il Milan è a un passo da Diego Laxalt. Il club rossonero ha accelerato per l’uruguaiano e avrebbe trovato un accordo economico con il Genoa: trasferimento a titolo definitivo per 14 milioni più 4 di bonus – riferisce Sky Sport -, di cui 11 arriveranno subito dal riscatto del cartellino di Lapadula da parte del Grifone. Domattina può arrivare la fumata bianca.

Laxalt vicinissimo a vestire la maglia del Milan, ma non dovrebbe sostituire nessun terzino attualmente a disposizione di Gattuso: il nativo di Montevideo dovrebbe arrivare per sopperire all’assenza di Strinic, ancora ai box dopo il rientro dalle vacanze causa problemi fisici. Per Ricardo Rodriguez, invece, non ci sono offerte concrete sul tavolo e resterà rossonero.

Leonardo e Paolo Maldini.

Il Milan non ha finito: Leonardo e Maldini lavorano a un ultimo colpo in entrata

Sky Sport svela i piani rossoneri: la dirigenza vuol mettere a segno un altro acquisto

Dopo Bakayoko sta arrivando Castillejo, ma non è ancora finita. Mancano tre giorni alla chiusura del mercato estivo e il Milan continua a lavorare, sia sulle uscite per qualche esubero della rosa (Gabriel, Mauri e Montolivo per fare qualche nome) sia soprattutto un ultimo colpo in entrata da regalare a Gattuso allo scadere delle trattative.

A svelare i piani di Casa Milan è Sky Sport: Leonardo e Maldini stanno pianificando un colpo di coda last minute, tanto che la sede in via Aldo Rossi viene descritta in fermento. Il profilo del giocatore su cui si sta operando è ancora top secret, ma non si tratterebbe di un big da 70 milioni e sarebbe dunque esclusa l’ipotesi Milinkovic-Savic: nelle prossime ore sono attese novità.

Paolo Maldini e Leonardo.

Casa Milan, giornata di incontri per Maldini e Leonardo: da Bakayoko alle uscite

Il punto sulle trattative rossonere: caldo Bakayoko, discussioni con Antonelli e José Mauri

Giornata intensa a Casa Milan. Nella sede rossonera, infatti, si sono susseguiti incontri di mercato per tutto il corso del pomeriggio: per primo si è presentato il fratello-manager di Bakayoko, nome rovente per la mediana di Gattuso, poi è stato il turno dei procuratori Antonelli (era presente anche il giocatore) e José Mauri.

Sul fronte Bakayoko si registrano passi avanti positivi. Maldini e Leonardo lavorano per acquisire il francese in prestito con diritto di riscatto fissato tra i 30 e i 35 milioni di euro – aggiorna Gianluca Di Marzio: la trattativa prosegue spedita, anche se manca l’intesa definitiva col Chelsea sia sulla formula sia sullo stipendio del giocatore che essendo estremamente alto (6,5 a stagione) dovrebbe essere diviso tra i due club.

Nessuna novità sostanziale, al momento, per Antonelli e José Mauri, anche se entrambi sono con la valigia in mano e potrebbero lasciare il Milan già nei prossimi giorni. Per il difensore ci sono le piste Genoa ed Empoli, ma lo stipendio elevato è un ostacolo ancora tutto da superare.

Tiemoué Bakayoko.

Milan, incontro Maldini, Leonardo e fratello-manager di Bakayoko

Sprint per Bakayoko: a Casa Milan si prova a chiudere per il centrocampista 

 Il Milan accelera forte per Tiemoué Bakayoko. Dopo le indiscrezioni di ieri, Leonardo e Maldini sono passati all’attacco: in questo momento – informa MilanNews.it – è in corso un incontro a Casa Milan tra i due dirigenti rossoneri e il fratello-manager del giocatore.

Le parti stanno trattando per limare gli ultimi dettagli del contratto e trovare l’intesa economica: il suo stipendio è di 6,5 milioni a stagione e il Chelsea lo pagò 40 milioni appena dodici mesi fa, il Diavolo proverà a prenderlo in prestito con diritto di riscatto.

"Una bandiera si vede quando il vento soffia forte": Paolo Maldini torna al Milan

UFFICIALE: Paolo Maldini torna al Milan

Ora è ufficiale: Paolo Maldini è finalmente tornato a casa

La notizia dell’anno è ufficiale: Paolo Maldini torna al Milan. I rossoneri riabbracciano la propria leggenda dopo nove anni, quando l’ex capitano giocò la sua ultima partita da professionista e lasciò il club in cui ha trascorso tutta la carriera. Voluto da Paul Singer in persona, Maldini entra a far parte della dirigenza: ricoprirà il ruolo di Direttore Sviluppo Strategico Area Sport.

Ecco il comunicato ufficiale del Milan:

Il nuovo corso di AC Milan è ulteriormente rafforzato dalla nomina di Paolo Maldini a nuovo Direttore Sviluppo Strategico Area Sport. Paolo è una leggenda vivente nella storia rossonera per la sua eccezionale classe, per il talento, la leadership, la lealtà, e il suo record di successi, senza pari. Tali qualità giocheranno un ruolo determinante per far tornare il Milan alla grandezza che merita.

Il cognome “Maldini” tocca il cuore di tutti i milanisti, simbolo di una dinastia di dedizione e successo. La gloriosa storia della famiglia Maldini iniziò con l’indimenticabile Cesare, padre di Paolo, capitano della squadra che vinse la prima Coppa dei Campioni nel 1963. La forza dei Maldini è testimoniata dalla storica maglia rossonera numero 3, che è stata ritirata, e in futuro potrà essere indossata solo da altri Maldini.

La storia di Paolo nel Milan non ha eguali. Ha debuttato in serie A  a soli 16 anni, il 20 gennaio 1985. Nel corso della sua carriera da difensore, Paolo ha vinto 26 trofei: 7 campionati nazionali; 1 Coppa Italia; 5 Supercoppeitaliane; 5 UEFA Champions League (giocando in 8 finali, un record che condivide con Francisco Gento); 5 Supercoppe europee; 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del Mondo per Club. Paolo si è ritirato alla fine della stagione 2008/09 e dopo 25 anni gloriosi in maglia rossonera, con 648 presenze in serie A, record assoluto, e 419 partite con la fascia da capitano.

Paolo Scaroni, Presidente di AC Milan, ha dichiarato: “Non ci sono parole per descrivere ciò che Paolo Maldini rappresenta per il Milan. E’ stato un privilegio vederlo giocare e vincere innumerevoli trofei in campo. Sono felice e onorato di lavorare con lui in questo suo nuovo ruolo. La leadership e l’esperienza di Paolo saranno di grande beneficio per il Club, così come la sua passione e la sua energia. La nomina di oggi è un ulteriore segno dell’impegno di Elliott per costruire una solida base per un successo a lungo termine. Non sarà facile e ci vorrà del tempo, ma abbiamo obiettivi ambiziosi e l’arrivo di Paolo è un passo importante verso il ritorno al grande Milan”.

Bentornato a casa, Paolo <3

Gonzalo Higuain riceve l'affetto dei tifosi milanisti in Piazza Duomo

Straordinariamente, meravigliosamente, incredibilmente Higuain

Il sogno è realtà: Higuain è il simbolo di un Milan che torna a essere Milan. Ora tocca a Rino, ma anche a noi tifosi

Abbiamo un attaccante da Milan. Ci è mancato sei anni e, abituati a campioni come van Basten, Weah, Shevchenko, Inzaghi e Ibrahimovic, abbiamo sofferto. Un centravanti sempre presente all’appello, deus ex machina in pomeriggi e serate complicate, capace di segnare ovunque e comunque e di far fibrillare San Siro solo a sentirne il nome. Finalmente, con Higuain, torniamo a vantarlo. Ed è più di un grande giocatore che indossa la maglia rossonera: è un passo importante verso il ritorno del Milan alla sua “normalità” dopo anni di vacche magre e di gestioni societarie tra il grottesco e il tragicomico. Perché se un qualunque “9” di livello sposta (lui per davvero, ndr) gli equilibri e permette il salto di qualità, con il Pipita ci siamo assicurati uno dei top d’Europa, da fare invidia a tanti club che si giocheranno piazzamenti importanti nella prossima Champions. Abbiamo preso il meglio che offrisse il mercato e lo spessore sportivo e “politico” di queste settimane targate Elliott parlano chiaro: il Milan sta tornando.

Un anno fa Higuain sarebbe stato solo un sogno, oggi è una realtà fin troppo bella per sembrare vera. Chi meglio del top scorer dell’ultimo lustro di A può risolvere il  nostro problema del bomber e farlo diventare in un sol momento un punto di forza, in un periodo di apparenti ristrettezze economiche e di ansie per i paletti UEFA? Nessuno. Ha tutto: potenza, tecnica, precisione, freddezza, garra, esperienza e mentalità vincente. Basta un’occhiata distratta a qualche clip dei gol delle ultime stagioni tra Napoli e Juve: nel repertorio ha tutti i colpi a cui una punta ambisce. Oltre al notevole plus di interpretare ad altissimo livello il ruolo del centravanti moderno, sia killer nei 16 metri sia capace di giocate di qualità con i compagni e per la squadra: normalità per alcune squadre, notevole salto di categoria per chi in questi anni ha avuto o uno (Bacca e Cutrone) o l’altro (Kalinic).

Ma come tutte le trattative, anche quella per Higuain può avere dei contro. Al Milan non dovrebbe faticare a segnare i 15-20 gol che gli si chiedono per la Champions, ma dovrà riuscire in un’altra missione altrettanto importante: caricarsi la responsabilità del gruppo in campo e nello spogliatoio. E lui, goleador completo che sa anche giocare a pallone, non è mai stato il trascinatore caratteriale delle sue squadre. A Real, Juve e Argentina era uno dei tanti campioni, mentre a Napoli è stato “solo” uno straordinario leader tecnico: qui dovrà dimostrare di avere spalle larghe per sostenere il peso pure i tanti compagni giovani. I timori sul fisico, invece, sono stati spazzati via. Gonzalo si è presentato tirato a lucido come non mai e non fatichiamo a pensare che abbia inciso l’essere stato “scaricato” dalla Juve come un giocatore qualsiasi. Il campione, se toccato nell’orgoglio, sa trovare motivazioni ed energie insospettabili. Saremo noi a goderci la sua rivincita.

Imbeccare e rifornire il bomber di razza sarà compito sia dei nostri uomini di qualità  (Calhanoglu, Suso, Bonaventura, in attesa di altri rinforzi dal mercato tra centrocampo ed esterni alti) sia di Gattuso (o chi per lui…), chiamato a confermare lo scorso girone ottimo anche nel gioco. Saranno all’altezza della situazione? Higuain arriva da esperienze diverse: nel Napoli di Sarri, da terminale unico di una perfetta macchina da reti, ha trovato una continuità oltreumana e battuto ogni record, mentre nella Juve di Allegri ha giocato più basso e limitato, senza replicare i picchi partenopei né trovando feeling col mister, finendo addirittura in discussione nonostante siano stati suoi i gol decisivi per lo Scudetto a San Paolo, Franchi e San Siro.

Due contesti agli antipodi che fotografano Higuain: un campionissimo che per diventare devastante deve giocare con l’entusiasmo e con la convinzione della sua importanza per la squadra. Il feeling con Leonardo (cioè con la società) è altissimo e si è toccato con mano nella presentazione, ma sarà necessario trovare la chimica anche con compagni e allenatore affinché scocchi la scintilla giusta pure in campo. Con i tifosi e con l’ambiente, invece, è stato amore a prima vista: il Pipita è apparso raggiante per l’accoglienza da Re anche oltre le dichiarazioni di rito, sinceramente emozionato di arrivare in un club glorioso come il Milan. Coccoliamolo, esaltiamolo e amiamolo come solo noi milanisti sappiamo fare con i campioni: riavremo finalmente un degno erede dei nostri grandi centravanti.

È FATTA: HIGUAIN È DEL MILAN

Trovata l’intesa tra Milan, Juve e Higuain: il Pipita è rossonero!

È FATTA: Gonzalo Higuain è virtualmente un nuovo giocatore del Milan. Il trasferimento sarà ufficiale solo dopo le visite mediche di rito, ma le parti hanno raggiunto ed è ciò che più conta: i rossoneri prelevano l’argentino dalla Juventus in prestito con diritto di riscatto, mentre il giocatore firmerà un contratto di durata quadriennale.

E ORA POSSIAMO ANDARE CON L’INNO!

Adrien Rabiot

Milan, per il centrocampo spunta Rabiot: contatti con la mamma-agente

Leonardo si muove anche per la mezzala: due giorni fa  il contatto con Adrien Rabiot

Higuain e Caldara sono in rampa di lancio, con il Milan pronto alla chiusura finale della trattativa imbastita con la Juventus, ma Leonardo non è intenzionato a fermarsi qui. Dal mercato dovrà arrivare anche una mezzala e il nome nuovo – ha twittato Guglielmo Mastroianniè quello di Adrien Rabiot, per il quale Leo ha avuto contatti due giorni fa con la mamma-agente. Il centrocampista francese è in scadenza di contratto col PSG al 30 giugno 2019.

Gonzalo Higuain

Higuain, ore decisive per il futuro: incontra il Milan, si può chiudere

Vertice tra i fratelli Higuain e la dirigenza bianconera, poi incontro con Leonardo: sono ore caldissime

È arrivato il giorno di Gonzalo Higuain. Il Pipita, rientrato dalle vacanze insieme al fratello-agente Nicolas, è tornato ad allenarsi da oggi con la Juve, ma potrebbe essere solo una toccata con fuga: già oggi i due Higuain hanno incontrato la dirigenza bianconera e fatto il punto sul futuro. È noto che i bianconeri vogliano liberarsi dell’argentino, che però ha puntato a stabilire le condizioni di uscita prima di trattare con altri club.

Tra Chelsea e Nicolas – informa Gianluca Di Marzio – non ci sono stati contatti, mentre è da segnalare un interesse del Borussia Dortmund (che però convince poco giocatore e procuratore). Disponibilità che invece c’è per il Milan, anche se sono da valutare le condizioni economiche e progettuali: i rapporti tra Leonardo e i fratelli Higuain è buono da anni e a brevissimo ci sarà un incontro tra le parti, forse con anche il Pipita. Se arrivasse un accordo, ci sarebbe il via libera anche allo scambio Bonucci-Caldara, subordinato al buon esito della trattativa per l’ex Napoli.

Cosa servirà a Leonardo per convincere il nativo di Brest ad accettare la corte rossonera? Sicuramente uno stipendio in linea con quello garantito dalla Juve (ha ancora tre anni di contratto a 7,5 milioni netti a stagione), ma soprattutto la certezza di un ruolo centrale e di primissimo piano nel progetto milanista: sarà necessario fare accettare a Higuain un trasferimento teoricamente in prestito con diritto di riscatto, ma nei fatti a titolo definitivo in quanto escamotage contabile per splittare il pagamento in due anni, con una prima “rata” da 20 milioni e il riscatto tra dodici mesi per altri 35.

Gordon e Paul Singer

Gordon Singer in arrivo a Milano: incontrerà il “suo” Milan

Figlio di Paul, Gordon Singer sarà a Milano settimana prossima: parlerà con Scaroni e Leonardo, ma non solo

Elliott sta per scendere direttamente in campo per il Milan. Anche fisicamente, dopo averlo fatto nelle scorse settimane a livello giuridico e finanziario, procedendo con l’escussione del pegno sulle azioni rossonere e assicurando al club le risorse necessarie per ritrovare stabilità. A farlo sarà Gordon Singer, atteso a Milano la prossima settimana: il figlio di Paul incontrerà tutto il nuovo Milan e inizierà a calarsi in questa nuova realtà.

Figlio di Paul Singer, il fondatore di Elliott, Gordon è a capo dell’ufficio di Londra, oltre che grande tifoso dell’Arsenal. Ma presto dovrà iniziare a parteggiare anche per i colori rossoneri, se non con il cuore sicuramente con il conto corrente: il fondo americano ha annunciato chiaramente di voler avviare un progetto di medio-lungo termine in cui investire risorse per ridare al Milan stabilità economica, credibilità agli occhi della UEFA e riportarlo nelle élite del calcio europeo dopo anni di vacche magre e di turbolenze cinesi.

Ecco perché la proprietà, incarnata da Gordon Singer, arriverà a Milano e parlerà con il presidente Scaroni e con il direttore Leonardo – riporta il Corriere della Sera – e chissà che non acceleri sul fronte dirigenziale per i ruoli di direttore generale (favorito Gandini) e direttore sportivo (circola il nome di Paolo Maldini). Come amministratore delegato, invece, vuole strappare ai “suoi” Gunners Ivan Gazidis, il quale però non può liberarsi subito e arriverebbe solo da ottobre: c’è ottimismo per il buon esito della trattativa.

Tiemoue Bakayoko

Milan, inizia la ricerca del vice Kessie. Due i nomi: Samassekou e Bakayoko

Leonardo si muove per una mezzala di quantità su piste low cost: piacciono Samassekou e Bakayoko

Inizia a muoversi il mercato del Milan. Non sarà una sessione scoppiettante come quella precedente, la necessità di rientrare nei parametri UEFA è una priorità della nuova proprietà, ma si proverà comunque ad accontentare Gattuso regalandogli una mezzala, un esterno d’attacco e un centravanti. Al netto di eventuali cessioni eccellenti (come quella di Leonardo Bonucci, ndr), che costringerebbe inevitabilmente Leonardo ad aumentare il numero degli acquisti.

Una delle priorità emerse nella scorsa stagione è la ricerca di un centrocampista che faccia rifiatare Kessie. In questo senso – riferisce Sky Sport – sono due i nomi nuovi che girano in via Aldo Rossi: Diadie Samassekou del Salisburgo e Tiemoue Bakayoko in forza al Chelsea. Il primo è un play basso dinamico che può giocare anche mezzala, in scadenza di contratto nel 2019, mentre il secondo è più noto al grande pubblico, avendo disputato un’annata di livello col Monaco prima di trovare poco spazio con i Blues. Entrambe operazioni che il Milan potrebbe condurre in prestito con diritto o obbligo di riscatto, senza l’esborso di cifre elevate.

L'ex capitano del Milan, Paolo Maldini

Milan, ecco la nuova dirigenza: da Gazidis a Maldini, i nomi del corso Elliott

Definiti uomini e ruoli della nuova dirigenza rossonera scelta da Elliott: nomi di alto profilo e ritorni eccellenti

È (quasi) tutto pronto. La dirigenza del nuovo Milan targato Elliott è ormai definita: non è da escludere qualche ritocco last minute, ma le scelte sostanziali sull’organigramma sono state fatte. A cominciare dall’amministratore delegato, che sarà Ivan Gazidis: direttore esecutivo dell’Arsenal ed ex vice commissario della MLS, il sudafricano – scrive l’edizione online de Il Sole 24 ORE – erediterà la poltrona liberata da Fassone, licenziato dai nuovi proprietari per giusta causa.

Il direttore generale sarà invece la vecchia conoscenza milanista Umberto Gandini: una vita trascorsa nel Milan di Berlusconi da direttore responsabile delle attività del club (fu definito in passato il “Ministro degli Esteri” rossonero, ndr), Gandini ha mantenuto il ruolo di vicedirettore dell’European Club Association e trovato poi spazio nella dirigenza della Roma di Pallotta. In rossonero avrà il compito fondamentale di ricucire i rapporti con le istituzioni della UEFA e stabilire relazioni diplomatiche ottimali dopo le tensioni registrate nel periodo cinese.

Tutto fatto anche per un altro ritorno eccellente come quello di Leonardo, ex giocatore, dirigente e allenatore del Diavolo: il brasiliano sarà il nuovo responsabile dell’area tecnica.  Non sarà il solo nome “pesante” della parte sportiva. Leo potrebbe essere affiancato dalla bandiera Paolo Maldini: l’ex capitano e leggenda del club arriverebbe con competenze ancora da definire. Niente di sicuro, le discussioni su Maldini sono in corso, ma sono aperti spiragli importanti. Dopo il CdA di sabato, il Milan entra in una fase rovente: le prossime ore potrebbero essere decisive e vedere le nuove nomine ufficiali.

Paul Singer, billionaire and chief executive officer of Elliott Management Corp.

COMUNICATO UFFICIALE AC MILAN: “L’inizio di una nuova era”

Il comunicato del Milan dopo il primo CdA dell’era Elliott: le parole del neopresidente Scaroni e di Paul Singer

L’inizio di una nuova era per il Milan

Elezione di un nuovo Consiglio e di un nuovo Presidente Esecutivo

Impegno a rispettare le norme UEFA in materia di FFP

MILANO, LONDRA (21 luglio 2018) – A seguito del cambio di proprietà della scorsa settimana, con l’assunzione del controllo del club da parte di Elliott, il Milan ha eletto oggi un nuovo Consiglio d’Amministrazione (il “Consiglio”) nel corso dell’assemblea degli azionisti tenutasi oggi a Milano e che segna l’inizio di una nuova era per il club. Il nuovo consiglio è composto da Paolo Scaroni, Marco Patuano, Franck Tuil, Giorgio Furlani, Stefano Cocirio, Salvatore Cerchione, Alfredo Craca e Gianluca D’Avanzo.

Con effetto immediato, Marco Fassone lascia la carica di Amministratore Delegato del club. L’attuale Consigliere Paolo Scaroni è stato eletto Presidente Esecutivo e assume ad interim il potere di sovrintendere alla gestione del club, fino alla nomina, a tempo debito, di un nuovo Amministratore Delegato che è stato identificato.

Il Consiglio si riunirà a breve per riesaminare un nuovo business plan per il club, che presenti un chiaro percorso per riconquistare lo status da Champions League. Il Consiglio esaminerà anche un nuovo budget per il club. L’obiettivo finale è quello di rafforzare la competitività della squadra, in conformità alle norme UEFA sul Fair Play Finanziario. Come chiarito ieri nella decisione del Tribunale Arbitrale dello Sport di revocare il divieto alla partecipazione alla UEFA Europa League, “il Collegio … ha rilevato in particolare che l’attuale situazione finanziaria del Club è ora migliore, in seguito al recente cambio di proprietà del Club”. Elliott ha già espresso il suo forte sostegno al club, con un aumento di capitale previsto di 50 milioni di euro e ritiene che i cambiamenti di oggi siano fondamentali per il successo del club nel lungo periodo.

Paolo Scaroni, Presidente Esecutivo, ha dichiarato: “Sono felice di avere l’opportunità di guidare il Consiglio di Amministrazione del Milan e sono grato per la fiducia e il sostegno dei miei colleghi membri del Consiglio. Questo è un momento cruciale nella storia del club e siamo tutti grati di avere un nuovo proprietario impegnato a riportare il Milan al suo antico splendore. A livello del Consiglio, faremo tutto il possibile per mettere l’allenatore e i giocatori nella posizione di avere successo. C’è molto da fare e siamo ansiosi di sfruttare il momentum positivo creatosi oggi”.

Paul Singer, fondatore, Co-CEO e Co-CIO di Elliott Management Corporation ha dichiarato: “L’elezione di un nuovo Consiglio d’Amministrazione segna un ulteriore passo per riportare il Milan sulla giusta strada. Elliott è ben attrezzata per fornire stabilità finanziaria e adeguata supervisione, elementi fondamentali per il successo sul campo e un’esperienza di livello mondiale per i tifosi. Riconosciamo il posto di primo piano che AC Milan occupa nel mondo del calcio e siamo consapevoli della responsabilità che deriva dal possedere una franchigia così storica”.

Fonte: AC Milan

Milan, ecco il nuovo CdA. Scaroni presidente e a.d. ad interim: “Un onore”

Nasce ufficialmente il Milan di Elliott: Scaroni presidente e a.d., Fassone revocato per giusta causa

Si è conclusa oggi la breve era cinese del Milan. Nel corso del CdA convocato stamane, Elliott ha scelto i nuovi rappresentanti che frequenteranno gli uffici di Casa Milan: Paolo Scaroni è stato nominato presidente e amministratore delegato ad interim, mentre gli altri consiglieri scelti sono Marco Patuano, Frank Tuil, Giorgio Furlani, Alfredo Craca, Salvatore Cerchione, Gianluca D’Avanzo e Stefano Cocirio. Il nuovo CdA resterà in carica sino al 30 giugno 2020.

“Sono milanista, è un grande onore essere presidente” le prime parole proferite da Scaroni dopo la nomina a numero uno del Milan. Revocati, invece, i membri “cinesi”: allontanato per giusta causa Marco Fassone – gli vengono imputati la gestione dei contratti interni alla società, la responsabilità nei piani prospettici e la struttura del mercato cinese, in accordo con MilanNews.it – oltre a Yonghong Li, David Han Li, Lu Bo e Renshuo Xu.

L'ex presidente del Milan Yonghong Li

Il ritorno di Yonghong Li: “Che errore, pensavo che Elliott fosse un partner fidato”

Lettera dell’ormai ex presidente del Milan Yonghong Li: il cinese ha attaccato Elliott

Dopo settimane di silenzio assordante, Yonghong Li è tornato a parlare. Persa la proprietà del Milan per un mancato aumento di capitale di 32 milioni di euro, e vista l’entrata al comando della società di Elliott, l’ormai ex presidente rossonero ha affidato il proprio sfogo a una lettera pubblicata da Il Sole 24 ORE: “È con grande rammarico che, in qualità di Presidente, rivolgo questa lettera a tutti i sostenitori, azionisti e dipendenti della prestigiosa A.C. Milan. Confermo che l’Assemblea degli Azionisti dell’associazione calcistica, convocata da Elliott in data 21 luglio, sancirà la mia revoca e quella dei direttori da me nominati nel CdA del club.

L’acquisto dell’A.C. Milan non è stata né una decisione incauta né tantomeno una decisione dettata da una mia infatuazione passeggera: deriva dalla mia passione per la squadra e dalla mia convinzione circa il potenziale economico di un investimento in una delle più nobili squadre di calcio al mondo. Fino al 30 giugno 2018, ho versato quasi € 880 milioni a favore dell’A.C. Milan, dei quali solo € 280 milioni finanziati attraverso Elliott, mentre ho provveduto personalmente per la restante parte. Ero convinto che Elliott fosse un investitore fidato, ma soprattutto un partner con cui condividere i doveri e gli onori di un’avventura così stimolante… Ho commesso un errore e l’ho scoperto solo strada facendo e a mio grande discapito”.

Milan, comunicato all’ANSA: “Con Elliott per tornare solidi”

Il comunicato del club rossonero affidato all’agenzia ANSA

“Il Milan guarda avanti, con un nuovo proprietario, Elliott Advisors, per tornare alla piena solidità sportiva e finanziaria, e si impegna a rispettare regole del Financial Fair Play della Uefa”: è quanto afferma il club in un comunicato affidato all’Ansa, in cui esprime soddisfazione per la decisione del Tas di annullare il divieto imposto dalla Uefa alla partecipazione all’Europa League.

Fonte: ANSA

Le pagelle rossonere di Milan-Fiorentina, 38esima giornata di A conclusa sul risultato di 5-1

Milan-Fiorentina 5-1, le pagelle: Cutrone predestinato, Calhanoglu ovunque

Si è giocata Milan-Fiorentina, trentottesima giornata di campionato.

Le pagelle di Milan-Fiorentina, ultima giornata di Serie A 2017/2018.

G. Donnarumma: 6
Accolto dai fischi, non deve compiere alcun intervento degno di questo nome. Incolpevole sul colpo sotto di Simeone, poi si gode la goleada.

Calabria: 6,5
Ultima prova maiuscola per una delle rivelazioni del campionato, mette una pezza quantomai preziosa al doppio infortunio di Conti. Riserva di lusso.

Bonucci: 6
Troppa sufficienza sulla palla persa da cui scaturisce il gol, per il resto serata tranquilla.

Romagnoli: 6,5
Non perde un contrasto, altra sufficienza piena a conclusione di una stagione da incorniciare. Consacrazione definitiva.

Rodriguez: 6
Si fa infilare da Chiesa tenendo in gioco Simeone sul vantaggio viola, con la tranquillità del vantaggio riesce a farsi vedere anche in avanti.

Kessie: 7
53 presenze e non sentirle: strapotere fisico, corre per tutti e 90 i minuti come se fossimo ad inizio campionato. Un po’ impreciso nel momento clou, ma nessuno è perfetto.

Locatelli: 6
Non sarà Biglia, ma si applica diligentemente nel ruolo di vigile davanti alla difesa.

Bonaventura: 6,5
Sempre ficcante, chiude la stagione col record personale di 8 reti. Fondamentale.

dal 84′ Torrasi: s.v.
Saranno famosi.

Cutrone: 7,5
Decisamente impacciato nei primi minuti da esterno, come viene in mezzo al campo si accende: due gol – quasi tre – di cui uno di inzaghiana memoria. Bomber stagionale, unico ad andare in doppia cifra in campionato alla prima da professionista. Predestinato.

dal 70′ André Silva: 6
Passerella inevitabile dato l’enorme vantaggio, perfetta fotografia di una stagione deludente. Sarà per l’anno prossimo.

Kalinic: 6,5
Altra conferma dopo l’incoraggiante prova di Bergamo: segna il più classico dei gol dell’ex e propizia il 4-1 di Cutrone. Esce tra gli applausi di San Siro.

dal 78′ Antonelli: s.v.
Saluta per la seconda volta il rossonero.

Calhanoglu: 8
Segna – finalmente! – il primo gol su punizione, mette lo zampino praticamente in ogni azione rossonera portando a casa la bellezza di 8 gol e 10 assist alla prima stagione in Italia. Man of the match.

Gattuso: 7
Bisognava portare a casa una vittoria per non dover sperare nel Cagliari, è stata una goleada: pratica archiviata dopo meno di un’ora, obiettivo minimo stagionale centrato, missione compiuta. E ora sotto coi 30 km!

Il direttore sportivo del Milan, Massimiliano Mirabelli

Milan, estate di addii e cessioni: il mercato in uscita dei rossoneri

Movimenti in ogni zona del campo per il Milan, che tra senatori e big perderà sul mercato diverse pedine. Enigma Donnarumma

Non sarà un’estate pirotecnica come quella del 2017, in cui sono arrivati ben undici giocatori per una spesa totale di oltre 200 milioni, ma per il Milan sarà comunque una sessione estiva di mercato molto movimentata. Non sono in programma tanti acquisti – le indicazioni che arrivano da Casa Milan e Milanello parlano di 3-4 innesti mirati, ndr -, ma alcune cessioni più o meno illustri potrebbero cambiare le carte in tavola e dare il là a quella che sarebbe una mini rivoluzione della rosa a disposizione di Gattuso.

Il caso sicuramente più spinoso è quello relativo a Gigio Donnarumma. Milan-Fiorentina – riporta Sky Sport – potrebbe essere seriamente l’ultima partita in rossonero del “99”, il quale non è più considerato incedibile dalla dirigenza e nemmeno dai tifosi. Ma ad oggi, nonostante una lunga lista di corteggiatori (PSG, Bayern Monaco, Real Madrid, Man United, Arsenal e Liverpool i più accreditati), non è arrivata ancora nessuna offerta concreta: difficile quantificare il valore economico di un 19enne sì talentuoso, ma incappato in un’annata difficile, culminata coi clamorosi errori in finale di Coppa Italia. L’idea del Milan sarebbe quella di vendere Gigio solo a fronte di un’offerta economica congrua, che rispecchi il valore del ragazzo, ma è difficile ipotizzare oggi un prezzo più alto di 45-50 milioni.

Passando alla difesa, è più chiara la situazione relativa a Luca Antonelli: praticamente mai utilizzato né da Montella né da Gattuso, svestirà il rossonero e lascerà posto alla new entry Strinic. Rimarrà Ignazio Abate, chiuso sia dal rientrante Conti sia dal rampante Calabria ma desideroso di continuare a frequentare lo spogliatoio di Milanello, mentre è in dubbio la permanenza di Cristian Zapata: il colombiano, seppur primo cambio di Bonucci e Romagnoli, ha un solo anno di contratto e potrebbe cercare stimoli altrove. Possibili saluti anche per l’ex capitano Riccardo Montolivo, anch’egli in scadenza al 30 giugno 2019: per Rino è la terza scelta dietro Biglia e Locatelli.

Attesi parecchi movimenti anche nel parco attaccanti: Suso ha una clausola rescissoria da 40 milioni e può partire a prescindere dalla volontà di Fassone e Mirabelli (salvo un nuovo rinnovo contrattuale che la cancelli, ndr), mentre almeno uno (se non entrambi) tra Kalinic e André Silva lascerà il Milan. Solo un ribaltone potrà cambiare il destino del croato, destinato a cercare una nuova sistemazione dopo una stagione pessima, ma sarà necessario trovare un acquirente disposto rilevarne il cartellino a una cifra che scongiuri una minusvalenza; il pupillo di CR7 ha giocato poco e deluso relativamente, in quanto era preventivabile un primo campionato di apprendistato all’Italia e alla Serie A, ma dovesse arrivare un’offerta vicina al prezzo d’acquisto (38-40 milioni, ndr) si faranno dei pensieri su una cessione a titolo definitivo. I club interessati, al momento, sono Monaco e Wolverhampton.

Le pagelle rossonere di Atlanta-Milan, 37esima giornata di A conclusa sul risultato di 1-1

Atalanta-Milan 1-1, le pagelle: Kessie stacanovista, Suso disperso

Si è giocata Atalanta-Milan, trentasettesima giornata di campionato.

Le pagelle di Atalanta-Milan, penultima giornata di Serie A 2017/2018.

G. Donnarumma: 4,5
Non è tranquillo, e si vede. Il culmine arriva sul gol del pareggio, quando spinge letteralmente il pallone dentro con la mano di richiamo dopo aver parato il non irresistibile colpo di testa di Masiello.

Abate: 5
Partita più che dignitosa. Un solo errore, purtroppo determinante: si perde Masiello sull’1-1.

Bonucci: 6
Senza grandi problemi, anche quando l’Atalanta aumenta il ritmo – e le cose sembrano complicarsi con l’ingresso di Ilicic.

Romagnoli: 6
Come il compagno, limita senza affanno Barrow. Sicurezza.

Rodriguez: 6
Bene dietro, nullo avanti. Ormai un classico.

Kessie: 6,5
Gol a parte, da un mese buono sembra l’unico ancora in grado di reggere i 90′ – nonostante sia l’unico ad averle giocate (quasi) tutte. Stacanovista.

Biglia: 5,5
In piedi per miracolo, il Papu alla prima occasione lo manda al tappeto con una ginocchiata infame sulla schiena: partita finita dopo mezz’ora, stringe i denti fino all’intervallo. Eroico.

dal 45′ Montolivo: 5
Chiamato in causa nel momento della disperazione, risponde presente con una prestazione autoritaria. Eccessiva l’espulsione che di fatto riequilibra la partita, ma l’errore resta.

Bonaventura: 5,5
Bene fino al gol del vantaggio, poi sparisce dal campo. In totale apnea nel finale.

dall’83’ Borini: s.v.
Pochi minuti per prendere un giallo stupido.

Suso: 4,5
Chi l’ha visto? Altra prestazione deludente, altra conferma sul Milan degli ultimi 2 anni: senza Suso non va.

dal 78′ Locatelli: 6
Tiene bene il campo nel concitato finale, limitando come può gli scatenati orobici.

Kalinic: 6
Finalmente una prestazione da Kalinic: lotta, corre, sbuffa, fa salire la squadra e porta a casa dei falli preziosissimi. Meglio tardi che mai.

Calhanoglu: 5
Non riesce mai a rendersi pericoloso. Passaggio a vuoto, purtroppo nella partita che poteva decidere una stagione.

Gattuso: 5,5
Davvero difficile commentare una gara del genere. Una beffa amara ma quasi “inevitabile” per l’atteggiamento remissivo messo in campo dopo il vantaggio e soprattutto la superiorità numerica. Facile parlare col senno di poi, ma giocarsi la carta Biglia in queste condizioni è stato un rischio avventato. Ora ci aspettano 90′ di fuoco.

La probabile formazione di Atalanta-Milan, 37° giornata di Serie A 2017-18

Atalanta-Milan, la probabile formazione: dentro l’esperienza di Abate, Biglia e Kalinic

Gattuso si gioca l’Europa lasciando fuori qualche giovane: in campo dal 1′ Abate, Biglia e Kalinic. La probabile formazione di Atalanta-Milan

“L’esperienza si fa prendendo legnate, non si compra”, il virgolettato di Rino Gattuso rilasciato non più tardi di mercoledì dopo la scoppola in finale di Coppa Italia. Vero, considerando l’età media decisamente bassa dell’undici rossonero. E chissà quanto abbia influito questa considerazione nelle scelte di formazione verso Atalanta-Milan, dove il Diavolo dovrebbe presentare tre importanti novità nel solco dell’esperienza: fuori Calabria, Locatelli e Cutrone, dentro Abate, Biglia e Kalinic. Le prove generali del match a Milanello hanno visto queste novità: a Bergamo ci giochiamo l’Europa e Gattuso sembra intenzionato ad affidarsi alla maturità, rinfrescando tutti e tre i reparti con uomini d’età non più verdissima.

Potrebbero pesare gli appena tre giorni di distanza da Juve-Milan, ma è un dato di fatto che l’undici tipo di Gattuso paghi qualcosa in termini di esperienza e che spesso i rossoneri abbiano avuto cali di tensione mentale e di rendimento all’interno delle partita, figlie anche del poco “mestiere” di tanti ragazzi. E allora le chiavi della mediana torneranno in mano a Biglia, rientrato con velocità dal ko alle due vertebre lombari, e l’attacco sarà sulle spalle di Kalinic, chiamato a riscattare un’annata molto deludente in un match che vale una stagione. Abate, come spesso accade, darà riposo a Calabria, completando la difesa con Bonucci, Romagnoli e Rodriguez. Nessuna novità nel resto della formazione: solite due mezzali Kessie-Bonaventura, coppia di fantasisti Suso-Calhanoglu e Gigio tra i pali.

Di seguito la probabile formazione rossonera verso Atalanta-Milan, 37° e penultima giornata di Serie A 2017-18:

Milan (4-3-3): G. Donnarumma; Abate, Bonucci, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Biglia, Bonaventura; Suso, Kalinic, Calhanoglu.

Leonardo Bonucci ringrazia e applaude i tifosi rossonero dopo la finale di Coppa Italia Juve-Milan

Un’altra batosta per crescere

Finale Juve-Milan da incubo per i rossoneri: il 4-0 è una batosta che ci umilia oltre quanto meritassimo

Il Milan ci ha creduto per 45-50 minuti, reggendo bene la pressione dei supercampioni d’Italia e provando concretamente a impensierire Buffon. Poi però ha ceduto di schianto, consegnando agli almanacchi una disfatta storica. Juve-Milan è stata una partita bipolare: nel primo tempo – con un’appendice in avvio del secondo – il Diavolo ha mostrato il meglio di sé, giocando compatto, corto e attento come piace a Gattuso, non concedendo mai a Mandzukic e compagni di spaventare Donnarumma. La ripresa però è da incubo e porta in dote una vera e propria batosta, invisibile all’orizzonte: la Vecchia Signora aggredisce alta, ma i primi costruttori rossoneri si disimpegnano bene ed eludono la pressione senza particolari patemi, difendendo compatti, ripartendo e arrivando a creare occasioni pericolose senza gonfiare la rete avversaria (ah, come manca il bomberone…).

L’inizio del secondo tempo milanista è più coraggioso. La squadra alza il baricentro, accenna una pressione qualche metro più avanti e crea palle gol (senza però colpire), iniziando a lasciare più spazi all’avversario. I talenti juventini – su tutti Dybala e Douglas Costa – non si fanno pregare e iniziano a ingranare. Appena prima dell’ora di gioco il fortino rossonero salta: bastano un calcio piazzato di Pjanic e una girata aerea vincente di Benatia. È il minuto 56: la finale di Coppa Italia finisce qui. I ragazzi perdono la trebisonda e prestano il fianco alle terribili fiammate bianconere, che non si fanno pregare e ammazzano la partita con la complicità di un Donnarumma tragicamente “paperoso”: prima Costa dalla distanza e poi ancora Benatia portano la coppa a Torino, prima che l’auto 4-0 di Kalinic renda la serata ancora più beffarda e indigesta per noi casciavìt.

Il poker di scarto è troppo pesante per quanto visto nei 90′, ma rispecchia in modo netto e crudele il gap tra le squadre. La Juve è un rullo compressore fatto di talento, mentalità vincente e abitudine ai trionfi, il Milan un gruppo in divenire di giovani di belle speranze bisognoso di una crescita generale e di qualche leader pronto ed esperto a cui aggrapparsi nei momenti di burrasca. Il passivo è ingenerosamente largo anche per gli infortuni di Gigio, ma l’andamento del match è stato chiaro: il Diavolo ha retto l’urto fino a quando è rimasto basso, compatto e in fiducia. Poi, saltato il tappo con l’1-0 e persi equilibrio e testa, la Juve ha dilagato. In finali con un divario tecnico così ampio servono una partita perfetta, pregare che l’avversario non sia in serata di grazia e sperare in un pizzico di fortuna: all’Olimpico è mancato tutto questo e torniamo a casa eccessivamente umiliati ma meritatamente sconfitti, consci che la strada per tornare ai vertici è ancora lunga e tortuosa.

Dalle sconfitte, anche le più brucianti, bisogna sempre trarre gli insegnamenti giusti per migliorarsi. Ripartiamo da quei 45-50 minuti in cui il vero Milan di Gattuso, compatto e orgoglioso, ha tenuto botta alla Juve, lavorando perché si trovi continuità nei 90′. E andiamo sul mercato perché il nostro giovane gruppo tenti il salto di qualità: pesano come macigni l’assenza di un attaccante che abbia killer instinct e personalità, oltre che di 2-3 leader caratteriali che prendano il comando quando si sbanda. Due anni fa un Diavolo tecnicamente inferiore si arrese solo ai supplementari, uscendo dall’Olimpico a testa alta e petto in fuori; oggi esce bastonato e umiliato oltre le proprie colpe, ma paradossalmente con un potenziale di crescita di squadra più ampio. A patto, però, che il gruppo dia una risposta psicologica immediata: domenica nella delicata trasferta di Bergamo e poi in casa con la Fiorentina, per restare in Europa e salvare la stagione. Altrimenti, urgeranno dolorose riflessioni.

Le pagelle rossonere di Juve-Milan, finale di Coppa Italia 217-18 conclusa sul risultato di 4-0.

Juve-Milan 4-0, le pagelle: incubo Donnarumma, Kessie spaesato

Si è giocata Juve-Milan, finale di Coppa Italia.

Le pagelle di Juve-Milan, finale della TIM Cup 2017/2018.

G. Donnarumma: 4
Dopo la grande parata su Dybala, il tracollo inaspettato: due errori clamorosi in 3′ che decidono la partita.

Calabria: 5
Spinge tanto, ma non riesce quasi mai ad essere preciso. Qualche sbavatura di troppo.

Bonucci: 6
Limita senza grossi problemi Mandzukic, porta a casa la sufficienza nonostante il passivo importante.

Romagnoli: 5
Sempre prezioso in fase di costruzione bassa, troppo svagato in occasione del primo gol.

Rodriguez: 5,5
Molto abbottonato, riesce a non farsi umiliare da Cuadrado e Douglas Costa nonostante la notevole differenza di passo.

Kessié: 5
Il dinamismo di Matuidi lo mette spesso in difficoltà nel primo tempo. Spaesato.

Locatelli: 6
Dopo i primi titubanti minuti, prende in mano le redini del centrocampo con autorità. Non sarà Biglia, ma fa il suo.

dall’80’ Montolivo: s.v.
Ingiudicabile.

Bonaventura: 6
Uno dei più positivi del primo tempo, si presenta spesso e volentieri dalle parti di Buffon.

Suso: 5
Ai limiti dell’evanescenza nel primo tempo, leggermente meglio a inizio ripresa. Stacca la spina sul 3-0, come il resto dei compagni.

dal 68′ Borini: 6
Va vicino al gol della bandiera.

Cutrone: 5
Troppo solo, passa un’ora a lottare contro Benatia. Ha una grande occasione nel primo tempo, ma spara troppo centrale.

dal 62′ Kalinic: 4,5
Entra con la voglia giusta, inventa una grande giocata da cui scaturisce il quasi autogol di Matuidi. Poi l’autogol lo fa lui, chiudendo definitivamente l’incontro.

Calhanoglu: 6
Gran duello con Cuadrado. Sparisce dal campo dopo un’ora – e dopo il micidiale uno-due dei bianconeri, ma è parzialmente giustificato.

Gattuso: 5
Il risultato è decisamente troppo severo, specialmente per quanto visto nei primi sessanta minuti, ma questo non cambia di molto la portata dell’umiliazione subita. Una batosta che brucerà a lungo, con la speranza che il contraccolpo psicologico non mandi definitivamente in frantumi l’ultima speranza di raggiungere l’accesso diretto all’Europa League.

La formazione ufficiale di Juve-Milan, finale di TIM Cup 2017-18

Juve-Milan, le formazioni ufficiali: Allegri esclude Higuain, Gattuso punta su Locatelli-Cutrone

Le scelte di Allegri e Gattuso per Juve-Milan, finale di Coppa Italia 2017-18

Tutto pronto allo Stadio Olimpico per la finale di TIM Cup Juve-Milan. I mister delle due squadre hanno ufficializzato i 22 calciatori che alle 21 scenderanno in campo per l’ultimo atto della coppa nazionale, con una sorpresa notevole per la Vecchia Signora: Allegri rinuncia ad Higuain dal 1′ e sceglie Mandzukic per completare l’attacco con Douglas Costa e Dybala. Confermato invece l’undici rossonero ipotizzato nei giorni di vigilia: Gattuso punta da titolare su Locatelli e Cutrone, preferito a Kalinic e André Silva.

Ecco dunque le formazioni ufficiali di Juve-Milan, match valevole per la finale di TIM Cup 2017-18:

Juventus (4-3-2-1): Buffon; Cuadrado, Barzagli, Benatia, Asamoah; Khedira, Pjanic, Matuidi; Douglas Costa, Dybala; Mandzukic. All.: Allegri.

Milan (4-3-3): G. Donnarumma; Calabria, Bonucci, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Locatelli, Bonaventura; Suso, Cutrone, Calhanoglu. All.: Gattuso.

Le pagelle rossonere di Milan-Verona, 36esima giornata di A conclusa sul risultato di 4-1

Milan-Verona 4-1, le pagelle: Cutrone ritrovato, Calhanoglu non si ferma più

Si è giocata Milan-Verona, anticipo della trentaseiesima giornata di campionato.

Le pagelle di Milan-Verona, trentaseiesima giornata di Serie A 2017/2018.

G. Donnarumma: 6
Spettatore non pagante, gli unici palloni che vede passare dalle sue parti sono la bella punizione di Romulo che si stampa sulla traversa e la sassata di Lee.

Abate: 6,5
Complice l’avversario tutt’altro che irresistibile, si permette il lusso di giocare più nella metà campo avversaria che nella nostra. Suo il colpo di grazia che uccide definitivamente la partita.

Bonucci: 6
Il Verona stasera è in modalità ultimo giorno di scuola, mai in difficoltà.

Romagnoli: 6,5
Un’oretta buona per mettere minuti delle gambe in vista della finale di mercoledì.

dal 62′ Musacchio: 6
Ordinaria amministrazione.

Rodriguez: 6
Come per Abate, l’andatura relax degli scaligeri gli permette di vedere spesso il fondo senza patemi.

Kessie: 6,5
Assoluto dominatore del centrocampo, gioca in surplus facendo un po’ quello che vuole in mezzo.

Locatelli: 6+
Di nuovo confermato regista, sbriga la pratica senza troppi svolazzi. Vicino al gol su tiro (deviato) da fuori.

Bonaventura: 6,5
Qualche sbavatura di troppo in un paio di ripartenze, suo l’assist per il 2-0 che mette in ghiaccio la gara.

Suso: 6,5
Finalmente il Suso che tutti conosciamo: due assist, tante giocate e la speranza che questa mini-crisi sia definitivamente alle spalle.

dal 58′ Borini: 6
Mette il punto esclamativo alla partita col più classico dei gol “alla Borini”.

Cutrone: 6,5
Ottima prova, torna al gol dopo 6 partite con una giocata da bomber vero. Ritrovato.

dal 71′ Kalinic: s.v.
La solita passerella.

Calhanoglu: 7
Di nuovo in gol dopo Bologna, di nuovo da migliore in campo. Ci ha messo più del previsto ma si è preso la squadra.

Gattuso: 6,5
Restituito con gli interessi il brutto 0-3 dell’andata, che stavolta significa anche Serie B aritmetica per i veneti. Partita che dice poco o nulla sul piano tecnico ma che è una bella iniezione di fiducia in vista di mercoledì.

La probabile formazione rossonera verso Milan-Verona, 36° giornata di Serie A 2017-18

Milan-Verona, la probabile formazione: torna Romagnoli, confermato Cutrone

Gattuso rilancia Romagnoli dopo l’infortunio, favorito su Musacchio. A riposo Calabria. La probabile formazione verso Milan-Verona

Riecco Alessio Romagnoli. Il difensore di Anzio è finalmente pronto a tornare in campo: l’infortunio muscolare subito un mese fa contro il Sassuolo è stato superato e il “13” tornerà a fare coppia con Bonucci. L’obiettivo era il recupero per la finale di Coppa Italia, ma Gattuso sembra orientato a schierarlo dal 1′ già in Milan-Verona e a preferirlo a Musacchio, anch’esso provato nel corso della rifinitura odierna a Milanello. Tornerà Romagnoli, dunque, ma non la difesa titolare al completo: Calabria riposerà in vista della Juve, con Abate favorito su Borini per sostituirlo e completare il duo di terzini con Ricardo Rodriguez.

In attacco, invece, non dovrebbero esserci variazioni rispetto alla trasferta di Bologna. Rino punterà ancora su Cutrone al centro di Suso e Calhanoglu: sia André Silva sia Kalinic partiranno dalla panchina, pronti a subentrare a gara in corso in caso di necessità. Conferme anche in mediana in attesa del ritorno in campo di Biglia, con il trio Kessie-Locatelli-Bonaventura verso la seconda gara consecutiva dopo quella vittoria del Dall’Ara, mentre tra i pali ci sarà il solito Gigio Donnarumma.

La probabile formazione rossonera verso Milan-Verona, 36° giornata di Serie A 2017-18:

Milan (4-3-3): G. Donnarumma; Abate, Bonucci, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Locatelli, Bonaventura; Suso, Cutrone, Calhanoglu.

Gennaro Gattuso e Massimiliano Mirabelli

Milan, ecco le linee del mercato: arriveranno leader esperti e pronti

In attesa delle sanzioni UEFA (e di staccare il pass per la UEL), il Milan pensa a come rinforzare la squadra sul mercato

Tecnicismi contabili per rientrare nei parametri FIGC e permettere l’iscrizione al prossimo campionato, ma anche le linee guida del prossimo mercato. L’assemblea dei soci tenutasi ieri pomeriggio a Casa Milan ha sancito lo spostamento di otto mesi (da ottobre 2018 a giugno 2019) della scadenza di uno dei due bond del Milan da 54 milioni servito a finanziare gli acquisti della scorsa estate (sottoscritto da Elliott, ndr), ma non solo: ha anche fornito indicazioni preziose su come i rossoneri si muoveranno per rafforzare la rosa a disposizione di Rino Gattuso.

Si dovrà attendere la sanzione della UEFA per il settlement agreement (e la conquista di un posto in Europa League) prima di programmare nei dettagli la campagna rafforzamenti, ma già oggi è chiara la bozza tracciata da Fassone e Mirabelli per puntellare la squadra e puntare alla Champions League: 3-4 innesti mirati, come già trapelato, ma soprattutto giocatori di esperienza e personalità. Il Diavolo farà un’infornata di leader tecnici e caratteriali da avvicinare ai pochi già presenti in rosa come Bonucci e Biglia: l’acquisto di Pepe Reina va in questa direzione ed è emblematico di come la società si muoverà in estate.

I reparti da rinforzare, invece, sono noti da tempo: il Milan necessita sicuramente di un bomber da 20 gol a campionato, ma anche di una mezzala che sappia fare bene la doppia fase (e che abbia nelle corde inserimenti senza palla e reti) e di un esterno offensivo che possa sia dare il cambio a Calhanoglu e Suso sia rappresentare un’arma a gara in corso. Le cessioni di pezzi pregiati, invece, non sono punti all’ordine del giorno: non c’è necessità di vendere ed eventuali partenze illustri (vedi Donnarumma) sarebbero figlie solo di valutazioni tecnico-sportive. Discorso diverso per Suso, il quale ha una clausola da 40 milioni: il Milan, se arrivasse un’offerta di quella cifra, sarebbe costretto a liberarlo.

Le pagelle rossonere di Bologna-Milan, 35esima giornata di A conclusa sul risultato di 1-2

Bologna-Milan 1-2, le pagelle: Kessie factotum, Calhanoglu imprescindibile

Si è giocata Bologna-Milan, trentacinquesima giornata di campionato.

Le pagelle di Bologna-Milan, trentacinquesima giornata di Serie A 2017/2018.

G. Donnarumma: 6
Incolpevole sul gol di De Maio, amministra senza affanno gli altri pericoli creati dai felsinei.

Calabria: 6
Suggestivo lo scontro con Orsolini. Decisivo il suo salvataggio sulla linea nella miglior occasione rossoblù.

Zapata: 6,5
Altra prestazione da incorniciare. Fondamentale il suo apporto alla stagione in mancanza di Romagnoli.

Bonucci: 5,5
Gioca acciaccato per gran parte della partita. Non perfetto in occasione del gol.

Rodriguez: 6-
Non spinge quasi mai, nonostante abbia ampia possibilità di farlo. E Gattuso lo riprende.

Kessie: 6,5
Mette lo zampino sull’azione che porta al vantaggio, chiude la gara in surplus caricandosi la squadra sulle spalle.

Locatelli: 6
Solito giallo ingenuo a parte, non una brutta prova per il regista di riserva. Cerca spesso di verticalizzare.

Bonaventura: 6,5
Suo il gol che manda a riposo il Milan col doppio vantaggio, sua la traversa che avrebbe potuto mettere il sigillo definitivo alla partita. Bene.

dall’85’ Montolivo: s.v.
Ingiudicabile.

Suso: 5
Spreca tantissimo, addirittura mangiandosi due gol. Pericolo costante per la difesa del Bologna, ma più per la sua presenza che altro.

Cutrone: 6-
Troppo precipitoso in un paio di occasioni, poco velenoso a due passi da Mirante sul pallone che sarebbe significato 3-0.

dall’80’ Kalinic: s.v.
Scampoli di partita.

Calhanoglu: 7
Il vero faro della squadra: gol, assist e un’ora di grande calcio. La sua mancanza è costata carissimo alle ambizioni rossonere.

dal 76′ Borini: s.v.
Gioca quasi 20 minuti, non lo si vede mai.

Gattuso: 6
Vittoria sofferta nonostante la mole di occasioni create, soprattutto nella ripresa, e tre punti che sono una vera e propria boccata d’ossigeno: primo tempo davvero brutto, portato a casa un po’ immeritatamente con due gol di vantaggio grazie agli unici due tiri in porta, e secondo diametralmente opposto chiuso con un gol incassato nonostante un netto dominio del gioco. La somma dice 1-2, al momento va bene così.

La probabile formazione scelta da Gattuso per Bologna-Milan, 35° giornata di Serie A 2017-18

Bologna-Milan, la probabile formazione: riecco 4-3-3 e Cutrone, Locatelli play

Gattuso ritorna al proprio modulo base e punta sulla gioventù e sul milanismo di Locatelli e Cutrone. La probabile formazione verso Bologna-Milan

Riecco il Milan di Gattuso. Sulla carta sicuramente, con il 4-3-3 e con il rientro dal 1′ di uomini chiave come Suso e Calhanoglu, ma il Diavolo è chiamato a tornare come l’aveva plasmato il proprio allenatore anche in campo, ritrovando l’umiltà e la cazzimma che avevano contraddistinto i ragazzi di Ringhio nei primi mesi del 2018. Il mister nella conferenza della vigilia è stato estremamente chiaro e schietto: la sufficienza e la presunzione viste col Benevento dovranno sparire per fare spazio a un atteggiamento completamente opposto. Rino si aggrapperà agli uomini di maggior qualità Hakan e Suso, ma soprattutto alla speranza di ritrovare la propria squadra, unita e battagliera per ritrovare una vittoria che manca da 40 giorni.

Bologna-Milan sarà il primo di quattro match cruciali per la stagione rossonera e per il futuro dell’allenatore: domani vincere sarà l’unica cosa a contare, al netto di ogni possibile vautazione, per rimanere nel vivo della corsa Europa League e per tentare il controsorpasso al 6° posto dell’Atalanta. Rino si giocherà tutto col suo modulo e coi suoi ragazzi più fidati: Gigio in porta, difesa Calabria-Bonucci-Zapata-Rodriguez (Romagnoli proverà a rientrare per la finale di TIM Cup), mediana affidata a Locatelli play (Biglia è ko causa frattura alle vertebre lombari) più Kessie-Bonaventura interni e tridente Suso-Cutrone-Calhanoglu, con Patrick favorito su Kalinic e Silva per l’unica maglia libera in attacco.

Di seguito il probabile undici rossonero verso Bologna-Milan, partita valevole per la 35° giornata di Serie A 2017-18:

Milan (4-3-3): G. Donnarumma; Calabria, Bonucci, Zapata, Rodriguez; Kessie, Locatelli, Bonaventura; Suso, Cutrone, Calhanoglu.

Le pagelle rossonere di Milan-Benevento, 34esima giornata di A conclusa sul risultato di 0-1

Milan-Benevento 0-1, le pagelle: André Silva flop, Borini sconfortante

Si è giocata Milan-Benevento, trentaquattresima giornata di campionato.

Le pagelle di Milan-Benevento, trentaquattresima giornata di Serie A 2017/2018.

G. Donnarumma: 6
Incolpevole sul gol, la parata più difficile del match la deve compiere su un retropassaggio sciagurato di Rodriguez. Spettatore non pagante.

Calabria: 6
In difficoltà nel primo tempo, meglio col ritorno al 433 e soprattutto l’ingresso in campo di Suso.

Bonucci: 5+
Perde la linea in occasione del gol partita, una macchia troppo grande.

Zapata: 6+
Per larghi tratti il migliore in campo dei rossoneri. Il che è tutto dire.

Rodriguez: 5
Si sgancia molto più del solito, arrivando spessissimo al cross. Peccato non ne azzecchi uno.

Borini: 4,5
Altro giro, altro ruolo, altra prestazione da dimenticare. Sconfortante.

dal 49′ Suso: 6-
Pur non giocando una buona partita, il suo ingresso in campo mette una volta per tutte la parola fine ai discorsi su una sua possibile esclusione per scelta tecnica dall’11 titolare.

Kessie: 5
Conferma per l’ennesima volta di non digerire il centrocampo a due, vagando in mezzo al campo alla ricerca della posizione perduta.

Biglia: 5
Troppo molle, non riesce mai ad andare oltre la giocata elementare. Esce per un colpo alla schiena.

dal 75′ Locatelli: 5
Ammonito. Nient’altro.

Bonaventura: 5
Le migliori occasioni passano dai suoi piedi, e riesce sempre a sbagliare la giocata. Egoista.

Cutrone: 5,5
Non una buona partita la sua, ma ha il merito di crederci fino in fondo. Va vicinissimo al gol nel finale, ma Puggioni si esalta.

André Silva: 4
Gioca sulle punte, liscia un pallone clamoroso a pochi passi dalla porta, lascia il campo sconsolato (e sconsolante) dopo un’ora.

dal 62′ Kalinic: 5
Col suo ingresso in campo lo schema del Milan si riduce al “palla in mezzo e speriamo in bene”. E’ andata male.

Gattuso: 5-
Era davvero difficile riuscire a fare peggio dell’andata: ci siamo riusciti. Al netto delle mille attenuanti, questa partita è probabilmente uno dei punti più bassi della già desolante storia recente rossonera.

La probabile formazione di Milan-Benevento, 34° giornata di Serie A 2017-18

Milan-Benevento, la probabile formazione: 4-4-2 con Cutrone-Silva, fuori Suso

Mister Gattuso verso cambio di modulo e turno di riposo per Suso. La probabile formazione di Milan-Benevento

Importanti novità di formazione in casa rossonera verso Milan-Benevento. L’assenza di Calhanoglu causa infiammazione al ginocchio e la volontà di concedere un turno di riposo a Suso, apparso stanco e appannato nelle ultime settimane (e dunque bisognoso di un po’ di ossigeno), spinge Gattuso verso un cambio di modulo: domani sera dovrebbe esserci spazio per un più offensivo 4-4-2 rispetto al canonico 4-3-3, con un centrocampista in meno e la doppia punta dal 1′ per tentare di sfatare il tabù del gol contro l’ultima in classifica. Non è da escludere a priori il 4-3-3 con l’inserimento di Locatelli e l’avanzamento di Bonaventura nel tridente, ma al momento è in vantaggio l’ipotesi del cambio di sistema di gioco contro un  Benevento che, memore dell’impresa dell’andata, verrà a San Siro a testa alta per giocarsi le proprie carte e per provare a scrivere un’altra pagina della propria storia.

Due centravanti dunque per il Diavolo, il quale dovrebbe affidarsi alla propria coppia di giovani Cutrone-André Silva: Patrick è sicuro di giocare mentre il portoghese è in vantaggio su Kalinic per l’altra maglia libera attacco, proprio come accaduto nella notte europea dell’Emirates Stadium agli ottavi di Europa League. Contro il Benevento, però, i rifornimenti dalle fasce saranno compito di Borini e Bonaventura, candidati forti a completare la linea dei centrocampisti insieme al duo Kessie-Biglia. Rientro in campo per Calabria (esce Abate), mentre il resto della retroguardia non dovrebbe presentare novità con Rodriguez, Zapata, Bonucci e Gigio Donnarumma.

Ecco dunque il probabile undici rossonero verso Milan-Benevento, 34° giornata di Serie A 2017-18:

Milan (4-4-2): G. Donnarumma; Calabria, Bonucci, Zapata, Rodriguez; Borini, Kessie, Biglia, Bonaventura; Cutrone, André Silva.

L'amministratore delegato del Milan, Marco Fassone

Fassone dopo l’incontro con la UEFA: “È andata meglio del previsto. Sul mercato…”

Tavolo tra l’a.d. Fassone e la UEFA per discutere del settlement agreement

L’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, ha parlato al termine dell’incontro avuto a Nyon con la UEFA per il settlement agreement, un accordo di rientro finanziario imposto ai rossoneri dopo la bocciatura del voluntary agreement di dicembre.

Sull’incontro: “È il terzo con questa commissione, per un aggiornamento economico sulla stagione. Un dato che definisco bello – ha dichiarato Fassone a Sky Sport 24 – perché è andata meglio delle previsioni. Abbiamo ripresentato il piano dei prossimi anni e c’è stata una lunga e dettagliata discussione. Poi ci siamo lasciati con grande rispetto in attesa che possano fare le loro valutazioni e tornare da noi con delle proposte.

Nel nostro caso, visto che il Milan ha un finanziamento con scadenza ravvicinata, abbiamo presentato una lettera di Elliott (il fondo d’investimenti che ha finanziato l’acquisto del club, ndr) che testimonia il supporto di una presenza importante per una sicurezza economica del Milan in qualsiasi circostanza”.

Su un possibile nuovo finanziatore cinese oltre a Mr. Li: “Era un argomento sul tavolo, loro sono stati rassicurati sulle tempistiche delle proposte. Il finanziatore potrebbe essere esterno o con un altro finanziamento. Ma io questo non lo so, dipende dall’azionista. Noi oggi abbiamo fatto un prospetto chiaro della nostra situazione”.

Sulle sanzioni: “Il Milan delle precedenti gestioni non aveva rispettato i parametri ed è presumibile, anzi sicuro, che nelle proposte di agreement ci saranno sanzioni. Ci auguriamo possano essere contenute. Ripeto, di certo ci saranno”.

Su ipotetiche ripercussioni sul mercato estivo: “Non ho avuto questa sensazione. La commissione si è limitata a fare domande sui numeri. Quando sarà il momento della loro proposta, vedremo. Non ci sono date dei prossimi incontri, ci siamo lasciati con cordialità. Sulle scelte tecniche, dipendesse da me, non venderei nessuno e andrei avanti così. Ma è verosimile che il club abbia l’esigenza di acquistare due o tre giocatori e di venderne altrettanti. Certo, non ci sarà il mercato dello scorso anno”.

Le pagelle rossonere di Torino-Milan, 33esima giornata di A conclusa sul risultato di 1-1

Torino-Milan 1-1, le pagelle: Biglia illuminante, Gigio ancora decisivo

Si è giocata Torino-Milan, trentatreesima giornata di campionato.

Le pagelle di Torino-Milan, trentatreesima giornata di Serie A 2017/2018.

G. Donnarumma: 6,5
Rivedibile sul gol di De Silvestri, si fa perdonare con gli interessi salvando il colpo a botta sicura di Ljajic.

Abate: 5,5
Spinge poco e male, spesso perde le distanze dall’uomo – come su De Silvesti nell’occasione del pari. Sfiora il gol partita con una botta da fuori al 96′.

Bonucci: 6+
Ingaggia il duello con l’amico-nemico Belotti, uscendone vincitore.

Zapata: 6-
Molto più svagato rispetto alla gara col Napoli, rischia più volte di fare la frittata. Per fortuna senza conseguenze.

Rodriguez: 6
Tranquilla, limita senza grossi problemi De Silvestri. Non si vede mai davanti.

Kessie: 5,5
Incommentabile sull’azione del rigore dopo 2′, gioca la solita partita di sostanza.

Biglia: 6,5
Suo il tocco che consegna a Bonaventura il pallone dell’1-0. Uscito lui si è spenta la luce.

dal 67′ Locatelli: 6
Entra in campo con lo spirito giusto.

Bonaventura: 6+
Timidi segnali di ripresa. Da applausi il gol con cui sblocca il risultato.

Suso: 5
Visibilmente in debito d’ossigeno, perde una marea di palloni. Avrebbe bisogno di tirare il fiato.

dal 78′ André Silva: s.v.
L’uscita di Suso spegne ogni possibile velleità rossonera. Ingiudicabile.

Kalinic: 6-
Tanto movimento, qualche sponda, zero tiri nello specchio. Come al solito.

dal 74′ Cutrone: 6
Ci mette il cuore, va vicino al gol con l’unica occasione che gli capita.

Borini: 6
La sorpresa di giornata non delude le attese facendo la sua parte. Pretendere di più è inutile.

Gattuso: 5,5
Il Milan è in riserva piena da almeno un mese: la scarsa vena di Suso, il forfait di Calhanoglu e la totale assenza di un’alternativa credibile dimostrano per l’ennesima volta che questa squadra è ancora dipendente dalla giocata del singolo. E quando questi non sono in giornata sono dolori.