Editoriali

La paura del buio

Gennaro Gattuso in panchina durante Milan-Chievo.

Immaginate una strada piena di curve e  di essere alla guida di un auto nel bel mezzo della notte, se decidete anche solo per 5 minuti di spegnere i fari, la catastrofe sarà imminente. Gli uomini di Rino Gattuso, fin dalla prima partita della nuova stagione, hanno palesato il difetto di spegnere la luce nel corso della gara praticamente ad ogni incontro. Anche contro il Chievo al Meazza, il Milan ha concesso un goal balordo nonostante la concreta vittoria, segno che però il problema esiste ed è reale, come gli zero clean sheet in campionato. Nelle scorse settimane il tifoso medio rossonero ha attribuito le colpe al tecnico calabrese, colpevole di non leggere la partita in corso d’opera e in alcuni casi, di non essere all’altezza della situazione.

Se siamo assidui osservatori dei match del Milan però, osservando i blackout che accadono puntuali come lancette di un orologio svizzero, notiamo che il vero problema di queste momentanee assenze è di tipo mentale. I rossoneri esprimono per larghi tratti di partita un buon calcio con idee tattiche percepibili molto di più rispetto al passato, nel momento in cui i diavoletti rimangono al buio, subentra un’ involuzione caratteriale, forse un limite o mancanza di personalità che si manifesta sotto forma di errore individuale o di reparto. Come capacitarci di una squadra che gioca bene a calcio, d’un tratto si trasforma in una scolaresca che attraversa con insicurezza la strada?

La soluzione e cura di ogni male potrebbe essere il tempo, perché ci vuole del tempo per  questa giovane squadra che deve maturare insieme e capire quando  e come diventare grande. Probabilmente ci vuole anche convinzione ancora più profonda dei propri mezzi che esistono come non mai in questa stagione più di tutti gli  ultimi anni. Ci vuole un salto di qualità che deve partire dal singolo ed esaltare il gruppo intero per evitare di avere continuamente paura del buio, capire che in fondo i fantasmi non esistono e che quella luce può restare sempre accesa, non c’è bisogno di testare  se la paura è veramente passata, c’è bisogno di credere che non esista, pensare solo ciò che di buono si fa e non pensare agli incubi notturni.