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Animali fantastici e come annullarli

Uno parte dal presupposto che grossomodo certe dinamiche oramai si conoscano, applicate a svariati ambiti, il calcio nemmeno tra i primi di questi. La faccio breve: state leggendo in questi giorni cosa si sta scrivendo preventivamente del Milan di Rino Gattuso? Non siamo in tribunale, perciò a voi l’onere della prova. Nulla di particolarmente grave o addirittura ingiurioso, giusto lo scricchiolio lieve ma incessante di una macchina che lavora, gli ingranaggi che girano.

Le facce di Gattuso dai primi di luglio fino a qualche settimana fa mica ce le dimentichiamo, per niente; la prima conferenza stampa del 9 luglio, poi, tre quarti d’ora di manifesto surrealista con un fantasma (Mirabelli) ed uno che aveva la faccia di chi per la prima volta vede i fantasmi (Gattuso). Dichiarazioni d’ordinanza, siamo a dieta, vediamo, cercheremo di capire, lo so, non lo so etc. Ma quella conferenza, in fondo, la si poteva pure guardare senza audio: bastavano i volti, in primis quella del mister, appunto. Tutto quello che c’era da dire ma che non poteva essere detto passava da lì, dal suo sguardo a tratti perso nel vuoto, le sue espressioni, l’aria cupa, il solito silenzio a fare da sfondo, solo che questa volta divenne funereo.

Ora stiamo meglio, è evidente, lo spartito è cambiato; e non saremo certo noi ad inoltrarci in dissertazioni sul futuro di questo o quello, men che meno societario, ché in ballo ci sono troppe cose, tali per cui non se ne esce dicendo «oh, ma questi sono quelli che hanno fatto fallire l’Argentina, oh!» (sic). Non è mistero, tuttavia, che da quando Mirabelli e il Milan hanno preso strade diverse, Rino ha cominciato a sperimentare qualcosa di molto simile al vuoto sotto i piedi. Vi sono teorie, d’altronde questa è l’epoca delle teorie, alcune plausibili, altre incredibili, altre ancora indicibili; ma a noi non interessano di nessun tipo, non perché, sotto sotto, non ci piaccia farci sfiorare da certe cose, ché in fondo fanno parte del «pacchetto intrattenimento». No, è che in certi casi bisogna avere un po’ di buon senso e un briciolo d’amor proprio: avete una teoria stravagante? Indagate, leggete, coltivatela… ma non spiattellatela ai quattro venti dei social, ché ve l’ammazzano nella culla, e magari fanno pure bene.

Le pressioni, però, quelle sono evidenti: a qualcuno l’idea che Gattuso riesca nell’impresa non dà pace. Non so se costoro abbiano in uggia il Milan o proprio non sopportano l’idea che questo incazzoso gallaratese di adozione alla fine la spunti. Ma non vedo il senso, o forse lo vedo ma non lo condivido, nell’insistere con questo banco di prova forzato. Cosa accada dietro le quinte non lo sappiamo, però intanto Elliott citò Gattuso già nel primo comunicato, ha insistito con lui in relazione alla campagna abbonamenti, e se anche tutto ciò rappresentasse una forma, bene, evviva, basta con la trasparenza, che al massimo è pornografia.

C’è già chi chiede la sua testa qualora tra Napoli e Roma non arrivassero non dico 2 ma addirittura 4 punti. Non scherziamo, su. Di punti alle prossime due giornate potremmo pure farne 6, ma senza condizioni, senza messaggi sibillini da parte di chi col mondo Milan non c’entra niente. A questo punto vi starete chiedendo: ma se non c’entrano nulla a noi cosa importa? Ecco appunto, nulla. Infatti è a voi che ci leggete che ci rivolgiamo, invitandovi, nel nostro piccolo, ad una cosa ed una soltanto: non cascateci. Per quello che vale, lasciate perdere gli avvelenatori di pozzi.

Qui hanno paura che, dopo aver fatto cilecca l’anno scorso, il Milan rischi davvero di risollevarsi, di tornare ad essere il Milan, dopo che l’anello è stato distrutto, Sauron sconfitto ed il re (Paolo) è tornato. Chiedo preventivamente venia se quanto sto per scrivere possa suonare vagamente paternalista, dato che non è mia intenzione, ve l’assicuro. Ma non crediate che i giocatori, che sono per lo più dei ventenni ricchi e fortunati, vivano in un’altra dimensione; non oggi, non in questa nostra epoca, per certi versi becera, per altri meravigliosa. Vi leggono, s’informano, sanno quello che gli accade attorno. Alcuni se ne sbattono, può darsi, altri però magari non hanno il pelo sullo stomaco e quando apprendono certe cose si fanno due conti e chissà quali pensieri si affacciano alle loro menti.

Prendete il possibile innesto di Musacchio al posto di Caldara: ma davvero con nemmeno un mese di preparazione alle spalle dovremmo rischiare di bruciare anzitempo un ventiquattrenne per cui fino all’altro ieri la difesa a quattro era praticamente un personaggio omerico? Contro Napoli e Roma? Così, pronti via? Ok, la conosciamo la storia che ce l’hanno venduto quanto un Bonucci, senonché i conti e le cifre non dicono tutto il resto (fermo restando che l’operazione Caldara è inconcepibile slegata da quella per Higuain, ma va bene). Abbiamo davanti una stagione e già ci dividiamo su scelte che francamente sono quasi scontate, figurarsi quando alle nostre orecchie giungeranno quelle più rischiose, davvero impopolari, specie a centrocampo, dove la parola d’ordine, almeno da qui a gennaio, sarà «creatività».

Per un anno, leggendo qualche blog e forum, mi sono chiesto: ma cosa stiamo diventando? Mi credevo che dall’altra parte di Milano e solo lì vi fossero certi personaggi, che al secondo cross a tre metri dalla traversa partono coi fischi e non ti lasciano più in pace. Qua sembra quasi vi sia già chi ha la bava alla bocca al solo pensiero di poter urlare: «VE L’AVEVO DETTO!». Sì, ce l’avevi detto… dunque? Ché non lo sappiamo a quali rischi andiamo incontro consegnando un progetto come il nostro ad un tecnico oggettivamente poco esperto, quantunque uomo di calcio a 360 gradi? O vi pare che a noi tutti siano bastati tre mesi un attimo più ordinati per dire di avere in casa il nuovo Guardiola?

Il punto è un altro: chissenefrega. Figurarsi, con tutti i demeriti e le uscite fuori luogo dopo il suo esonero, non m’interessava manco dell’affaire Montella. Capisco il desiderio di chiacchierare, animarsi su queste cose, ma un piccola iniezioncina di realismo basta e avanza per curare il male; ed il realismo dice che non solo si comincia con Gattuso seduto sulla poltrona che scotta, ma soprattutto che ogni milanista dovrebbe sperare in un esito quanto più positivo di tale esperimento, pena dover rinviare di altri 12 mesi ciò che andava cominciato non l’anno scorso, ma addirittura cinque anni fa.

Lungi da me anche solo tentare d’impedirvi il divertimento (sarebbe possibile? e a che pro, peraltro?). Discutiamo, se del caso anche alterandoci, ché negli affari di cuore s’ha da essere compresivi e un po’ elastici. Scriviamo, perculiamo facendo fondo ad ogni minuscola goccia di sarcasmo che abbiamo in corpo. Per carità, fate come volete. Ma non state lì col telefono in mano, pagina aperta su un social a caso, hashtag d’ordinanza e manine pronte a digitare. Tenetevelo quel commento. Sì proprio quello; resistete alla tentazione, anche quando assisterete a una cappellata brutta di qualche nostro giocatore, ad una mossa scellerata del nostro allenatore, al risultato di una scelta sbagliata presa da Leonardo. Resistete, vi dico, resistete. Anzi, resistiamo. Fino a gennaio almeno, il miglior tweet sarà quello che non abbiamo scritto.