Editoriali

Tempi duri per il predestinato

L'attaccante del Milan André Silva, considerato un predestinato

La maglia numero nove del Milan è pesante come un macigno, odora delle leggende passate, cucita dai successi e dalla storia. Ora quella stessa maglia è così leggera e fragile, chi la indossa negli ultimi anni, per una serie di motivi, non riesce a ricambiarne il valore. Eppure in estate la nuova società rossonera ha comprato un giovane Portoghese, così promettente da essere considerato l’erede al trono di CR7, o perlomeno l’uomo giusto in cui credere per il futuro.  Il primo a crederci è lo stesso vincitore dell’ultimo pallone d’oro, in nazionale giocano per la stessa bandiera e il sangue che scorre nelle vene sembra essere quello giusto, quello del predestinato.

Al Milan però Andrè Silva, non ha ancora convinto chi di competenza dovrebbe decidere le gerarchie, nella piramide che porta alla punta più alta non c’è mai lui, se non in Europa, dove invece non solo trova spazio, ma anche tanti goal, diventando il capocannoniere della competizione.

E allora perché questo gioiello grezzo non trova il giusto minutaggio in serie A?

C’è chi sospetta in una condizione fisica non idonea al campionato Italiano, c’è chi dice che non sia tatticamente adeguato agli schemi del diavolo, c’è chi invece dice che le banconote verdi puntate su di lui per portarlo a Milano siano state eccessive, c’è chi dice che non vale proprio niente.

Il predestinato sembra in questo momento tagliato fuori, Cutrone sembra aver già venduto l’anima al diavolo e si nutre di adrenalina, Kalinic è preferito da entrambi i tecnici che sono seduti sulla panchina, Borini all’occorrenza sarebbe disposto a mettersi anche i guanti tra i pali pur di giocare. È dunque il sacrificio che manca all’attaccante Portoghese? O non ha davvero la stoffa per vestire la maglia numero 9?

La verità in genere risiede sempre nel mezzo, non possiamo dire con certezza che un piatto faccia schifo senza averlo assaggiato, non possiamo criticare un film senza averlo visto, non possiamo dire che un ragazzo non sia un campione senza averlo visto giocare a calcio.

Le risposte a tutte le nostre domande sono in campo, Gattuso deve dare spazio al giovane attaccante e lui deve riuscire a ritagliarsi il suo angolo di speranza senza mai gettare al vento le occasioni, perché se in un ambiente come il Milan segni nelle notti Europee, anche se non paragonabili a quelle di una volta  puoi essere quello giusto, l’erede al trono e quindi, il vero predestinato.